Il Parlamento sloveno ha confermato Janez Janša alla guida dell’esecutivo con una maggioranza risicata: 51 voti favorevoli contro 36 contrari su 90 parlamentari, ponendo fine allo stallo aperto dopo le elezioni di marzo 2026. Questa nomina segna il ritorno al potere di Janša per un quarto mandato, un evento che riapre il dibattito sul futuro economico, sociale e geopolitico della Slovenia.
Figura di lunga esperienza politica, Janša guida il Partito democratico sloveno (Sds) dal 1993 e ha già ricoperto l’incarico di premier in tre diverse occasioni: 2004-2008, 2012-2013 e 2026-2026. Il nuovo esecutivo si fonda su una coalizione di minoranza di orientamento centro-destra, una formula che lascia prevedere delicate trattative parlamentari per l’approvazione delle riforme.
Come si è formata la maggioranza
Il patto che ha portato Janša alla guida del governo è stato siglato tra Sds, i Democratici e un’alleanza composta da Nuova Slovenia (NSi), Partito Popolare (SLS) e Focus. L’intesa, firmata a porte chiuse poco prima della nomina, non rappresenta però una maggioranza assoluta: il sostegno esterno del movimento Resni.ca (nota come Verità), nato durante la pandemia e con circa cinque deputati, è risultato decisivo per garantire la fiducia al governo come appoggio esterno.
Il ruolo di forze populiste e movimenti esterni
La presenza di Resni.ca e il comportamento di singoli parlamentari hanno alimentato dubbi e polemiche: alcuni cambi di posizione e l’elezione di figure istituzionali da parte di gruppi apparentemente ostili a Janša hanno complicato i calcoli politici. Le opposizioni hanno contestato alcune procedure e avanzato ricorsi costituzionali, denunciando quello che definiscono un meccanismo che ha favorito la costruzione della maggioranza a scapito della trasparenza.
Le priorità economiche e le promesse di riforma
Davanti all’Assemblea, Janša ha presentato un programma incentrato su sgravi fiscali per imprese e famiglie, riforme pro‑business, una forte riduzione della burocrazia e misure a favore di startup e imprese in crescita. Tra le proposte figura la creazione di un fondo per il finanziamento del sistema pensionistico più misure volte a contrastare la corruzione e a promuovere una maggiore decentralizzazione delle competenze verso gli enti locali.
Critiche e timori sulle scelte sociali
Le scelte economiche prospettate hanno già sollevato l’allarme di sindacati e forze di sinistra, che temono tagli alla spesa sociale e ampie operazioni di privatizzazione. Denunce e petizioni pubbliche si sono moltiplicate dopo l’approvazione preliminare di una legge definita dai critici come un passo verso la privatizzazione dei servizi sanitari: organizzazioni sindacali e Ong mettono in guardia contro una possibile erosione del sistema sanitario pubblico e hanno raccolto decine di migliaia di firme per chiedere strumenti referendari.
Linee estere e alleanze internazionali
Sul piano diplomatico Janša è noto per la sua vicinanza ideologica al primo ministro ungherese Viktor Orbán e per la dichiarata ammirazione verso l’ex presidente americano Donald Trump. L’agenda estera del nuovo governo indica una posizione chiaramente filo‑israeliana e conferma l’appoggio al sostegno all’Ucraina, segnando una possibile inversione rispetto ad alcune scelte dell’esecutivo precedente.
Negli ultimi anni l’amministrazione uscente aveva adottato provvedimenti netti, tra cui posizioni critiche verso alcune politiche israeliane e iniziative simboliche a favore della Palestina; la nuova direzione potrebbe dunque comportare mutamenti nelle relazioni diplomatiche e nelle politiche sui flussi di armi e collaborazioni internazionali.
Controversie e possibili ricorsi
Le opposizioni hanno inoltre segnalato presunte interferenze esterne nella campagna elettorale, presentando denunce formali e ipotesi di ricorso alla Corte costituzionale. Tra le accuse più gravi figura una denuncia alla Commissione europea relativa a presunte attività di intelligence che avrebbero influenzato il voto: si tratta di affermazioni che dovranno essere verificate dagli organi competenti, ma che contribuiscono a un clima politico già molto teso.
In conclusione, la salita di Janez Janša al governo riapre un ciclo di forti contrapposizioni in Slovenia: da un lato un programma orientato al mercato e a un riposizionamento internazionale, dall’altro una società civile e sindacati pronti a contestare le scelte ritenute lesive del welfare e dei diritti dei lavoratori. Nei prossimi giorni sarà fondamentale osservare la composizione definitiva del governo, l’elenco dei ministri e la capacità dell’esecutivo di trasformare le promesse in politiche concrete senza aggravare le tensioni interne.