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Il piccolo grande dramma della lettura: Komel sull’attenzione dei giovani

Mirt Komel, docente e scrittore, denuncia una perdita di abitudine alla lettura che indebolisce la formazione: dalle famiglie alle aule universitarie, proposte pratiche come il Manifesto di Lubiana e seminari di lettura cercano di ribaltare la tendenza.

Il piccolo grande dramma della lettura: Komel sull’attenzione dei giovani

La lettura come disciplina e come piacere è al centro di un allarme culturale sollevato da Mirt Komel, docente di Filosofia e letteratura moderna alla Facoltà di Scienze sociali dell’Università di Lubiana. Durante un incontro pubblico, Komel ha tracciato uno scenario in cui la capacità degli studenti di sostenere la lettura di un libro intero è messa in crisi da abitudini digitali e da una carenza educativa a partire dalla famiglia.

Un problema che nasce in famiglia e si riverbera nelle aule

Secondo Komel, l’educazione alla lettura dovrebbe cominciare in casa: senza questo primo passo, nessuna istituzione scolastica potrà colmare la lacuna formativa. La testimonianza del docente sottolinea come non sia solo una questione di giovani negligenti, ma di una trasformazione collettiva dei comportamenti: anche molti genitori abbandonano i libri a favore dei dispositivi digitali, favorendo un circolo vizioso in cui la lettura perde centralità.

La perdita dell’abitudine come gap generazionale

Komel parla di un divario generazionale nella pratica della lettura: i libri non sono più strumenti quotidiani di conoscenza per i giovani. Questo gap si traduce in un deterioramento culturale che coinvolge capacità critiche e competenze interpretative fondamentali per discipline come la filosofia e l’antropologia, dove la didattica si basa in larga parte su testi lunghi e complessi.

Internet, social e l’attenzione che si riduce

Il docente mette in luce il ruolo dei social network nella frammentazione dell’attenzione: piattaforme progettate per contenuti rapidi e brevi abituano gli utenti a una durata d’attenzione molto limitata. Komel evidenzia che la lettura di poesia o romanzi richiede un tempo di concentrazione ben più esteso rispetto al consumo medio sui social, dove l’attenzione può essere misurata in pochi secondi.

Dispositivi alternativi non equivalgono al libro

Pur riconoscendo il valore degli strumenti digitali come supporto allo studio, Komel precisa che non tutti i dispositivi sono in Grado di offrire la stessa profondità formativa del libro. In particolare, nelle Scienze sociali la formazione dipende dall’abitudine alla lettura prolungata: senza di essa, l’apprendimento diventa frammentario e meno solido.

Risposte pratiche: il Manifesto di Lubiana e le iniziative della facoltà

Per contrastare questa tendenza già nel 2026 è stato predisposto il Manifesto di Lubiana per la promozione della lettura ad alto livello. Komel racconta che la sua facoltà ha tradotto il documento in azioni concrete, introducendo attività parallele che puntano a ricostruire l’abitudine alla lettura, esercitando la concentrazione e il gusto per i testi lunghi.

Seminari, spazi e letture condivise

Tra le iniziative citate ci sono seminari in cui gli studenti leggono romanzi e opere letterarie al di là del programma curricolare, e la creazione di spazi dedicati alla lettura nel campus. Come esempio pratico, Komel segnala che in un anno accademico la facoltà ha affrontato l’intera trilogia del Signore degli anelli, ritenuta utile per insegnare tecniche di lettura approfondita e sperare in un effetto di contagio culturale tra pari.

Il ruolo delle lingue classiche e delle scuole slovene in Italia

Un nodo ulteriore toccato da Komel riguarda l’abbandono dello studio di greco e latino nei licei sloveni, giudicate «troppo difficili» per gli studenti in alcuni contesti. Al contrario, nelle scuole slovene presenti in Italia queste discipline resistono, offrendo secondo il docente una base intellettuale ritenuta essenziale per il futuro della formazione.

Conseguenze e scelte delle famiglie

Questa differenza nell’offerta formativa spinge molte famiglie — italiane e slovene, sia della minoranza in Italia che della Slovenia — a scegliere le scuole slovene in Italia per i propri figli, nella ricerca di un percorso che conservi rigore e profondità culturale. Komel interpreta questa tendenza come un segnale della domanda di forme di istruzione più impegnative e formative.

Nel complesso, l’appello del docente è chiaro: recuperare l’abitudine alla lettura non è una nostalgica difesa del passato, ma una necessità per preservare strumenti cognitivi e culturali indispensabili. Le iniziative come il Manifesto di Lubiana e i progetti universitari rappresentano tentativi concreti per rigenerare quella pratica che forma menti critiche e resistenti alle semplificazioni digitali.

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