Dal 20 al 23 ottobre la città di Trieste si trasforma nuovamente in un vero e proprio hub per la coffee industry. Al Generali Convention Center del Porto Vecchio è partita la 12ª edizione di TriestEspressoExpo, un appuntamento biennale che riunisce tutti gli attori della catena produttiva: coltivatori, torrefattori, fornitori di macchinari, designer di accessori e rappresentanti di istituzioni.
Oltre 80 padiglioni espongono innovazioni, nuove varietà di caffè e soluzioni tecnologiche volte a rendere più efficiente l’intera filiera. L’evento non è più solo una vetrina commerciale, ma un punto di scambio di idee dove le sfide climatiche e le tensioni logistiche vengono messe a confronto con le opportunità di mercato.
Un palcoscenico globale: espositori e visitatori da 46 paesi
La fiera ha attirato delegati provenienti da ben 46 nazioni diverse. Tra i più numerosi vi sono rappresentanti di Paesi produttori come Brasile, Etiopia e Costa d’Avorio, ma anche firmatari di import-export da Slovenia, Croazia, Malta, Polonia, Germania, Spagna ed El Salvador. Questa varietà di provenienze traduce l’anima cosmopolita di Trieste, storica capitale del commercio marittimo, in numeri concreti.
Produttori latinoamericani e nuove varietà
Gli espositori latinoamericani hanno portato in città i loro chicchi pregiati, presentando varietà rare e certificazioni di sostenibilità. Alcuni stand hanno offerto degustazioni di caffè a bassa acidità, altri hanno mostrato il risultato di programmi di agricoltura rigenerativa, segno tangibile di come la filiera si stia adattando ai mutamenti climatici.
Dati di movimento del porto e sfide della filiera
Secondo Marco Consalvo, presidente dell’Autorità Portuale dell’Adriatico orientale, il traffico di caffè continua a crescere: nel 2025 sono state movimentate più di 127.000 tonnellate, mentre nei primi nove mesi del 2026 il volume ha già raggiunto 108.000 tonnellate. Se la tendenza persiste, la fine dell’anno 2026 vedrà superati i 140.000 tonnellate, il valore più alto dal 2019.
Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio Venezia Giulia, ha evidenziato che, oltre alla crescita quantitativa, la filiera affronta pressioni senza precedenti: i cambiamenti climatici colpiscono le regioni produttive, le tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz aumentano i costi di trasporto e l’energia è più cara. Tali fattori si riflettono su ogni anello della catena, dalla torrefazione al packaging.
Impegni istituzionali e sostenibilità: il ruolo di Trieste
Pierpaolo Roberti, assessore alle Autonomie locali, ha ribadito che, nonostante le tensioni geopolitiche, Trieste resta “la capitale del caffè”. L’evento, ha sottolineato, è fondamentale per sostenere lo sviluppo economico del territorio e per creare connessioni commerciali durature.
Serena Tonel, vicesindaco di Trieste, ha posto l’accento sulla necessità di una filiera più sostenibile, sia dal punto di vista energetico che ambientale. Numerose imprese locali hanno presentato progetti di cooperazione con le comunità di origine del caffè, puntando a una responsabilità sociale che supera i confini nazionali.
Arianna Mingardi, presidente dell’Associazione Caffè Trieste, ha concluso sottolineando l’importanza di riunire tutti gli attori, non solo i produttori ma anche fornitori di macchinari, accessori e soluzioni di packaging, in un unico spazio dove “ogni espresso racconta una storia di persone, lavoro e trasporti”.
La presenza di marchi storici come illycaffè, Pacorini Silocaf, Demus e altri ancora dimostra che Trieste continua a essere un punto di riferimento per l’intero settore del caffè, capace di generare valore per il Friuli-Venezia Giulia e per l’intera economia nazionale.



