Un vasto incendio ha devastato più di 25 ettari di vegetazione tra Padriciano e Gropada, sull’altipiano triestino. Le fiamme, alimentate dal vento borino e dalla siccità, hanno messo a serio rischio la casa di riposo Livia Ieralla dove risiedono 112 anziani. L’emergenza ha visto l’impiego di oltre 80 soccorritori e quattro elicotteri, tra cui due del Servizio aereo regionale uno dell’Esercito e l’unità Drago dei Vigili del fuoco.
Le indagini sulle cause del rogo si concentrano su elementi che rendono poco plausibile l’ipotesi dell’autocombustione. Circa dieci focolai sono stati individuati in punti diversi dell’altipiano, spesso lontani dai sentieri frequentati. La distribuzione degli inneschi e la loro successione temporale alimentano i sospetti di un’azione dolosa. Le condizioni meteorologiche estreme hanno aggravato la situazione, rendendo le operazioni di spegnimento particolarmente complesse.
L’intervento dei soccorritori e la minaccia alla casa di riposo
Le fiamme hanno lambito le abitazioni e la casa di riposo Livia Ieralla, arrivando a poche decine di metri dagli edifici. La struttura era stata inserita in un piano di evacuazione preventiva, successivamente revocato grazie al miglioramento della situazione. Tuttavia, la bonifica del territorio continua, con particolare attenzione ai possibili incendi sotterranei, causati dalla combustione lenta di humus e materiale organico.
Alle 19.45 di domenica, un nuovo focolaio si è riattivato a circa 200 metri dalle abitazioni di Padriciano, richiedendo un ulteriore intervento delle squadre. La vicinanza delle fiamme alle abitazioni ha generato tensione nelle zone colpite, evidenziando la vulnerabilità del territorio carsico durante i periodi di siccità estrema.
Le indagini e la pista dolosa
Gli inquirenti stanno esaminando attentamente le aree di innesco per determinare se l’incendio sia stato provocato da una condotta colposa o da un gesto deliberato. La distribuzione geografica dei focolai suggerisce che la gestione dell’emergenza debba affrontare non solo la lotta alle fiamme libere, ma anche il monitoraggio capillare del sottosuolo per prevenire la riaccensione del materiale organico.
Un evento simile si è verificato contemporaneamente sul monte San Michele, nel Goriziano. Nonostante la gravità del rogo nel Goriziano, non emergono elementi che permettano di stabilire un legame diretto tra questo episodio e quello del carso triestino, avvenuti a grande distanza l’uno dall’altro.
La vulnerabilità del territorio carsico
L’incendio tra Padriciano e Gropada evidenzia una criticità strutturale della gestione del territorio durante i periodi di siccità estrema. La combinazione tra l’aridità del suolo e l’intensità del vento borino trasforma piccoli inneschi in disastri difficili da arginare. La necessità di coordinare oltre 80 operatori e mezzi aerei sottolinea l’impatto economico e logistico che una possibile azione dolosa può avere su un intero sistema di Protezione Civile.
Le indagini sugli inneschi saranno determinanti per capire se la distribuzione degli incendi sia frutto del caso o di una volontà deliberata di colpire aree specifiche e meno accessibili, mettendo a rischio la sicurezza delle strutture sociali come la casa di riposo Livia Ieralla.



