Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, si trova a gestire due crisi contemporaneamente, entrambe di grande impatto sociale. Da un lato, la crisi occupazionale legata alla Electrolux con 1.450 esuberi annunciati a livello nazionale, di cui 463 nello stabilimento di Porcia. Dall’altro, il dibattito sul fine vita riacceso dall’approvazione di una legge in Veneto e che ora vede la consigliera regionale Serena Pellegrino chiedere un confronto anche in Friuli Venezia Giulia.
La crisi occupazionale di Electrolux e la reazione delle istituzioni
La situazione di Electrolux ha destato grande preoccupazione, non solo per i numeri, ma anche per l’approccio chiuso dell’azienda. Fedriga ha espresso forte critica verso la mancanza di dialogo e la mancata presentazione di un piano industriale che potesse garantire sviluppo e tutela dell’occupazione. “Ci troviamo, invece, davanti a una dichiarazione di 1.450 esuberi a livello nazionale di cui 463 su Porcia. È evidente che questa non può essere in alcun modo la premessa per un percorso condiviso”, ha dichiarato il governatore.
Fedriga ha sottolineato che le istituzioni nazionali e territoriali avevano richiesto un piano basato sullo sviluppo dei siti e sulla tutela dell’occupazione, dichiarandosi disponibili a sostenerlo. La Regione Fvg rimane in stretto coordinamento con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy istituzioni territoriali, sindacati ed associazioni datoriali, per tutelare il sito di Porcia, la filiera, l’indotto e l’occupazione.
La reazione dei sindacati
I sindacati FimFiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti e richiesto un tavolo urgente con il ministro e le Regioni interessate. In una dura nota congiunta, le segreterie nazionali hanno espresso “la nostra decisa contrarietà verso una posizione aziendale che richiederebbe grandi sacrifici ai lavoratori, enormi sforzi al governo, ma in cambio paradossalmente continuerebbe ad offrire esuberi e dismissioni”.
Il dibattito sul fine vita: Pellegrino attacca Fedriga
Il via libera del Consiglio regionale del Veneto al progetto di legge sul fine vita ha riaperto il confronto anche in Friuli Venezia Giulia. La consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra ha puntato il dito contro la posizione di Fedriga e della maggioranza di Centrodestra, accusati di una linea di “totale chiusura” sul tema.
Per Pellegrino, l’approvazione in Veneto rappresenta una svolta politica che non può essere ignorata in regione. La consigliera parla di una “storica vittoria di civiltà” e sostiene che, di fronte a patologie irreversibili e sofferenze intollerabili, le istituzioni debbano dare risposte concrete senza rinviare il confronto.
Il nodo politico tra Veneto e Friuli Venezia Giulia
Nel suo intervento, Pellegrino richiama la scelta del Veneto, definita la prima Regione guidata dal Centrodestra a regolamentare tempi e procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Secondo l’esponente di Avs, questa decisione dimostra che il tema può essere affrontato anche sul piano regionale, nel solco indicato dalla Corte Costituzionale.
La consigliera contrappone così Venezia a Trieste: mentre in Veneto, sostiene, si è scelto di legiferare per fissare regole e tempi certi, in Friuli Venezia Giulia la maggioranza continuerebbe a fermarsi su pregiudiziali di incompetenza e su valutazioni politiche.
Le accuse a Fedriga e alla maggioranza
Pellegrino esprime “forte contrarietà” verso la linea del governatore Massimiliano Fedriga e della sua Giunta, accusandoli di non affrontare un tema che riguarda direttamente la salute e l’autodeterminazione delle persone. Nelle sue parole, il Centrodestra regionale sarebbe oggi diviso da una contraddizione interna: da una parte il Veneto guidato da Luca Zaia, che ha approvato una legge sul punto, dall’altra il Friuli Venezia Giulia, dove – afferma – non si vuole neppure aprire una discussione.
La consigliera cita anche la vicenda di Eluana Englaro, ricordando come il Friuli Venezia Giulia abbia vissuto da vicino una delle pagine più dolorose del dibattito nazionale sul fine vita. Proprio per questo, aggiunge, ritiene inaccettabile che la Regione rifiuti perfino di affrontare una proposta di legge chiesta da migliaia di cittadini firmatari.
La richiesta: tempi certi e procedure chiare
Nel merito, Pellegrino chiede al presidente Fedriga e alle forze di maggioranza di abbandonare quello che definisce un approccio punitivo e ideologico. L’obiettivo indicato è arrivare anche in Friuli Venezia Giulia a tempi certi e procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in modo da garantire il diritto all’autodeterminazione delle persone coinvolte.
Secondo la consigliera di Avs, non si tratta di una battaglia identitaria, ma di una responsabilità istituzionale. La richiesta è di seguire la strada già intrapresa dal Veneto e affrontare il tema come questione concreta di dignità e tutela per chi soffre. Un tema che resta al centro del confronto politico regionale, come mostrano anche le prese di posizione sul legge regionale in Veneto, richiamate nel dibattito di queste ore.
Pellegrino sostiene infine che il diritto all’autodeterminazione non possa essere considerato una concessione politica, ma debba tradursi in procedure chiare e definite per i casi previsti.



