La città di Gorizia è stata teatro di un’intensa settimana di incontri, proiezioni e confronti: dal 25 al 31 maggio la XXII edizione del festival èStoria ha concentrato la sua attenzione sul tema delle religioni, proponendo un programma ricco e variegato che ha raggiunto un consenso di pubblico notevole.
Con oltre 300 appuntamenti e circa 450 ospiti nazionali e internazionali, la manifestazione ha offerto percorsi che spaziavano dalle origini delle principali fedi monoteistiche fino a culti meno conosciuti legati alla natura e alle tradizioni africane e dei nativi americani. Non sono mancati collegamenti con questioni contemporanee, dal rapporto tra fede e politica al ruolo femminile all’interno della Chiesa cattolica.
Una programmazione ampia e diversificata
Il palinsesto dell’evento ha privilegiato la varietà: incontri pubblici, tavole rotonde, presentazioni di volumi e proiezioni del Film Festival èStoria si sono svolti in più luoghi del centro storico, secondo la formula del festival diffuso che caratterizza la rassegna. Questa scelta ha permesso al pubblico di muoversi tra temi e formati diversi, trovando percorsi tematici su misura per interessi molto differenti.
Temi affrontati
Fra gli argomenti trattati sono state esplorate le radici delle fedi monoteistiche e le religiosità tradizionali, ma anche questioni specifiche come l’utilizzo della religione come strumento politico o come giustificazione per interessi economici. Il programma non ha evitato i nodi più spinosi: conflitti storici, memorie collettive come la Shoah e il dibattito sul ruolo delle donne nella vita religiosa sono stati affrontati con approccio critico e informato.
Premi, ospiti e riconoscimenti
Durante la manifestazione sono stati consegnati i premi che valorizzano la divulgazione storica e le competenze accademiche: il premio èStoria 2026 è andato alla storica Laura Pepe per la sua capacità di rendere comprensibili al grande pubblico questioni complesse, mentre riconoscimenti speciali hanno premiato il giudaista Giulio Busi e il monaco e scrittore Enzo Bianchi. I premi hanno messo in luce l’intento della rassegna di unire rigore scientifico e comunicazione efficace.
Riscontri di pubblico e organizzazione
Nonostante alcuni problemi tecnici con l’app ufficiale della kermesse, la maggior parte degli appuntamenti ha registrato il tutto esaurito: molte sale e location sono state affollate, segno di un interesse generalizzato per format che offrono approfondimento e confronto. Il direttore Adriano Ossola ha sottolineato l’impegno a trattare i contenuti con imparzialità, una linea guida che ha caratterizzato l’offerta culturale dell’intera settimana.
Linee di pensiero e prospettive
Il filo conduttore della manifestazione è stato la volontà di dare voce a posizioni disparate pur mantenendo un clima di dialogo: affrontare il tema delle religioni significava, infatti, confrontarsi con sensibilità e background molto diversi. L’approccio adottato ha privilegiato l’analisi storica e l’apertura al confronto, ponendo l’accento su ciò che può unire piuttosto che su elementi divisivi.
Il messaggio organizzativo
Secondo il team del festival, l’interesse del pubblico per rassegne di approfondimento come èStoria testimonia un bisogno di orientamento e riflessione che va oltre la fruizione estemporanea di contenuti. La partecipazione attiva, soprattutto dei giovani e degli studenti che hanno collaborato con lo staff, è stata considerata una componente fondamentale per la vitalità dell’evento.
Prospettive per il futuro
Al termine della XXII edizione è stato annunciato il tema per la XXIII edizione: il lavoro, un tema con forti implicazioni civili e sociali, richiamato anche dalla Costituzione come uno dei pilastri della democrazia. L’indicazione del prossimo argomento conferma la volontà degli organizzatori di alternare tematiche di grande impatto pubblico e sociale, continuando a proporre un calendario che intreccia storia, attualità e produzione culturale.
In conclusione, la chiusura della edizione dedicata alle religioni lascia il segno per la qualità degli ospiti, la ricchezza dei contenuti e la capacità di attrarre un pubblico eterogeneo. Il festival si conferma come una piattaforma dove la storia diventa strumento di comprensione per questioni urgenti e complesse.


