Il terremoto che colpì il Friuli il 6 maggio 1976 lasciò un segno indelebile non solo nella regione, ma anche nella comunità degli emigranti friulani all’estero. Tra le tante storie di solidarietà, quella degli emigranti in Svizzera spicca per la sua organizzazione e l’impatto concreto che ebbe sulla ricostruzione.
Mentre il mondo celebrava il 50° anniversario del sisma, emergono dettagli meno noti ma altrettanto significativi. Tra questi, il ruolo cruciale degli emigranti friulani, che non solo ricordarono le vittime, ma si mobilitarono attivamente per la rinascita del loro territorio d’origine.
L’interruzione del percorso verso l’unità
Il terremoto interruppe un processo importante per la comunità degli emigranti friulani in Svizzera: il percorso verso l’unità delle associazioni. Il primo convegno, tenutosi a Friburgo il 2 marzo 1969, aveva visto la partecipazione esclusiva degli emigranti, con grande disappunto del presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Ottavio Valerio. Il secondo convegno, previsto per il 16 maggio 1976 a Basilea, avrebbe dovuto essere un passo decisivo verso l’unificazione.
Tuttavia, il sisma del 6 maggio cambiò tutto. Alle 21:00 di quella sera, mentre si stava scrivendo una tesi sull’unità degli emigranti, il terremoto fermò ogni cosa. Il convegno di Basilea si tenne comunque, ma con un obiettivo diverso: la creazione del Comitato Pro Friuli con l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricostruzione del Friuli terremotato.
La nascita del Comitato Pro Friuli
Il Comitato Pro Friuli fu presieduto dall’Ambasciatore Italiano a Berna e composto dai rappresentanti di diverse associazioni: la Federazione dei Fogolars, Alef, Pal Friul, Eraple e l’Unione Emigrati Sloveni. In Friuli, il coordinamento fu affidato a Gino Dassi. La raccolta fondi nelle città svizzere fu straordinaria, raggiungendo la somma di 483,8 milioni di lire.
I fondi raccolti furono destinati a interventi collettivi in tutta l’area terremotata. Tra i principali progetti finanziati:
- Stalla sociale a Trasaghis per 183 milioni di lire
- Capannone per lavorazioni a Prato Carnico per 68 milioni di lire
- Capannone per lavorazioni del legno a Ovaro per 63 milioni di lire
- Sede della Cooperativa CRAL Canebola per 33,5 milioni di lire
- Centro scolastico Rivalpo-Arta Terme per 30 milioni di lire
- Attrezzature per la Cooperativa Sociale Esemon di Sotto per 30 milioni di lire
- Centro sociale e ambulatorio a Forgaria per 30 milioni di lire
- Attrezzature per la Cooperativa Stolvizza di Resia per 10 milioni di lire
- Centro della comunità di Anduins per 7 milioni di lire
- Centro anziani di Arta Terme per 5 milioni di lire
- Attrezzature odontoiatriche per le scuole di Buja per 4,3 milioni di lire
- Scuola materna di Coja di Tarcento per 20 milioni di lire
L’iniziativa di don Arduino Codutti
Oltre al Comitato Pro Friuli, un’altra iniziativa degna di nota fu quella di don Arduino Codutti un sacerdote friulano impegnato in Svizzera nell’assistenza agli emigranti. Don Codutti promosse la formazione di una cooperativa i cui soci fondatori erano esclusivamente emigrati friulani provenienti da diverse località svizzere. Questa iniziativa, patrocinata dalla Lega Cooperative operò per alcuni anni, anche se progressivamente perse i soci provenienti dall’emigrazione.
La solidarietà degli emigranti friulani in Svizzera rappresenta un capitolo importante della storia della ricostruzione del Friuli. Un gesto che va oltre il semplice aiuto economico, ma che testimonia il legame profondo e indissolubile con la propria terra d’origine.



