Il dibattito intorno agli interventi idraulici promossi dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana è tornato di attualità dopo il confronto avvenuto l’11 giugno. Il coordinamento Giùlemanidaifiumi contesta sia le modalità con cui è stato gestito il dialogo sia alcuni aspetti tecnici e normativi relativi ai lavori sul territorio. Di seguito si ricostruiscono i punti chiave emersi dalle contestazioni, con riferimento ai luoghi e alle norme citate.
Secondo il coordinamento, il comunicato del Consorzio è stato diffuso intorno alle 18.00 lo stesso giorno di un confronto pubblico che, per esigenze di tempo, si sarebbe interrotto alle 19.30. Il gruppo ritiene che il confronto sia stato in realtà soltanto «un confronto puramente di facciata», con conclusioni tratte troppo in fretta rispetto alle questioni sollevate.
Tempistiche, partecipazione e trasparenza nell’incontro dell’11 giugno
Il coordinamento reclama che il vero confronto avvenga prima di ogni operacoinvolgendo le popolazioni locali e i loro rappresentanti. Nel comunicato si sottolinea la necessità di valutare preventivamente gli impatti territoriali degli interventi, in particolare quando le metodologie previste tendono alla cementificazione e non considerano adeguatamente i periodi di nidificazione.
Critiche formali alla gestione del confronto
Il coordinamento accusa l’ente di aver preso decisioni con anticipo, definendo l’incontro come una chiusura di facciata: «confronto puramente di facciata» e afferma che le risposte fornite non hanno risolto le domande sollevate. In questo contesto è richiamata la figura di Armando Di Nardo, le cui dichiarazioni sarebbero state messe in discussione dal coordinamento riguardo a tempistiche e giustificazioni degli interventi.
Normativa, rischi ambientali e casi locali: Muzzana, Bicinicco e Sammardenchia
Sul piano normativo, il coordinamento invoca la legge nazionale 157/92 e la norma regionale 14/2007ricordando che entrambe dispongono che «è fatto divieto di distruggere e danneggiare deliberatamente nidi e uova di uccelli selvatici e disturbarli deliberatamente». Da questa lettura deriva l’accusa che gli sfalci e i tagli alla vegetazione siano stati effettuati in violazione sia della normativa regionale sia di quella nazionale, oltre che della Direttiva Uccelli.
Il coordinamento porta poi esempi concreti: interventi recenti segnalati come cementificazione di canali precedentemente interrati e tagli operati in periodi che potrebbero coincidere con la nidificazione. Vengono citati luoghi precisi come Muzzanainsieme a interventi a Bicinicco e Sammardenchiasottolineando come tali operazioni sollevino dubbi circa la loro necessità e il rispetto delle procedure autorizzative.
Pareri tecnici e osservazioni sul metodo
Il coordinamento richiama anche prese di posizione di enti e istituzioni tecniche come ISPRA e CNRoltre a rilievi del Cirf sul ruolo dei fondi e sugli impatti delle opere: «centinaia di interventi che certamente non hanno contribuito alla transizione ecologica», frase che il coordinamento usa per mettere in discussione la coerenza tra obiettivi dichiarati e risultati ottenuti.
Viene inoltre riportata una citazione del geologo Tozzi«disboscare la vegetazione ripariale significa creare il rischio dove prima non c’era», adottata dal coordinamento per sostenere che la rimozione della vegetazione possa aumentare, non ridurre, i rischi idraulici se non valutata con criteri ecosistemici.
Infine, il coordinamento solleva dubbi sull’uso massiccio del cementosostenendo che esso aumenti la velocità di deflusso delle acque e che la vegetazione ripariale, se preservata, possa assorbire e rilasciare acqua in modo più graduale, contribuendo alla sicurezza idraulica in modo differente rispetto a interventi di sola ingegneria civile.
Alla luce di questi elementi, il coordinamento chiede che in futuro il Consorzio si apra a processi decisionali con l’affiancamento di naturalisti e tecnici indipendenti, coinvolgendo le comunità locali prima dell’avvio dei lavori. Il gruppo ritiene che, senza questo approccio, rimanga forte il rischio di decisioni prese «ben prima che questo si esaurisse» e prive di un vero confronto territoriale.



