Questa mattina il prefetto di Trieste, Giuseppe Petronzi, ha disposto un accesso ispettivo nel cantiere relativo al progetto denominato Opera Pubblica: Cod. opera 22103, noto come «Il Porto Vecchio di Trieste: il nuovo rinascimento della città», e nello specifico lo subintervento Parco Lineare Verde di Archeologia Industriale che collega il terrapieno di Barcola al centro storico. L’operazione è stata condotta in collaborazione tra più forze: Direzione investigativa antimafia (DIA), Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Ispettorato territoriale del lavoro, nell’ambito dei controlli ai cantieri previsti dal Codice antimafia.
Scopo e campo dell’ispezione
L’obiettivo ufficiale dell’intervento è la prevenzione delle infiltrazioni mafiose e la verifica della corretta esecuzione delle opere pubbliche. Durante l’accesso sono stati analizzati dettagli operativi del cantiere, con particolare attenzione alla composizione del personale e alle relazioni contrattuali: sono stati controllati 26 lavoratori, 24 mezzi operativi e 12 operatori economici impiegati dal raggruppamento esecutore. Gli ispettori hanno inoltre acquisito documentazione relativa a subappalti, subaffidamenti e forniture per poter valutare la regolarità della filiera dell’appalto e individuare eventuali anomalie.
Metodologia e flusso informativo
Le informazioni raccolte andranno a confluire nell’archivio centrale della Direzione investigativa antimafia: l’Osservatorio centrale appalti pubblici. Questo passaggio permette di incrociare i dati con altre segnalazioni e di monitorare nel tempo i soggetti coinvolti. L’uso di una banca dati centralizzata agevola controlli successivi e rende più efficiente la sorveglianza su attività considerate a rischio di infiltrazione organizzata, in particolare per il settore delle costruzioni e delle opere di riqualificazione urbana.
Il contesto del progetto e i finanziamenti
Il cantiere ispezionato fa parte di un più ampio piano di rigenerazione dell’area portuale, che comprende adeguamenti della pianificazione urbanistica, la ristrutturazione degli immobili e interventi sulle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. L’opera, del valore complessivo di circa 23,1 milioni di euro, è stata aggiudicata dal Comune di Trieste nel febbraio 2026 a un raggruppamento temporaneo di imprese; di questi fondi, circa 21 milioni provengono dal Piano nazionale complementare al PNRR, a testimonianza dell’importanza strategica dell’intervento per la città e per la rigenerazione urbana.
Rischi e precedenti nella filiera
Nel corso del 2026 il contratto aveva già subito una modifica: il raggruppamento di imprese aveva deciso l’estromissione di una società consorziata esecutrice a seguito di un provvedimento del prefetto di Foggia, che aveva rigettato la sua iscrizione nella white list per sospetti di possibili tentativi di infiltrazione mafiosa. Quella società risulta attualmente sottoposta a controllo giudiziario, circostanza che aveva già acceso i riflettori sugli affari collegati all’appalto e motivato ulteriori verifiche amministrative e giudiziarie.
Prossimi sviluppi e attenzione sulla filiera
Le verifiche non si esauriscono con l’accesso odierno: la Prefettura ha annunciato che saranno effettuati approfondimenti sull’intera filiera dell’appalto, con attenzione privilegiata alle attività che, per natura o storia, sono considerate maggiormente esposte al rischio di infiltrazione della criminalità organizzata. L’azione si colloca in una strategia più ampia di tutela degli investimenti pubblici e della regolarità delle opere, soprattutto quando i progetti sono cofinanziati con risorse nazionali come il PNRR.
Trasparenza e responsabilità
Oltre alla funzione repressiva, i controlli intendono rafforzare la trasparenza nelle procedure e la responsabilità degli attori coinvolti: committente, imprese esecutrici, subappaltatori e fornitori. La raccolta e l’analisi dei documenti acquisiti consentiranno alle autorità di valutare eventuali irregolarità e di intraprendere le azioni amministrative o giudiziarie necessarie per tutelare l’interesse pubblico e la sicurezza dell’opera.
Per la comunità locale la riqualificazione del Porto Vecchio rappresenta un’occasione significativa di rilancio urbano ed economico; per le istituzioni, invece, la priorità resta garantire che gli interventi procedano nel rispetto della legalità. In questo quadro, il recente accesso interforze rappresenta un segnale concreto di controllo e di protezione delle risorse e dei cantieri che concorrono al rinnovamento della città.



