L’intelligenza artificiale non è più un concetto astratto, ma una realtà tangibile che sta ridefinendo il mondo del lavoro. In un’epoca in cui l’efficienza e la produttività sono diventate priorità, l’IA promette di rivoluzionare i processi produttivi, ma solleva anche interrogativi sul futuro delle professioni tradizionali e sulla necessità di nuove competenze.
In questo contesto, il friuli venezia Giulia sta adottando un approccio proattivo per gestire la trasformazione in atto. L’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen ha condiviso la visione della Regione su come l’IA stia influenzando vari settori e quali strategie vengono messe in campo per preparare lavoratori e imprese a questa nuova era.
L’IA come evoluzione naturale della digitalizzazione
Rosolen sottolinea che l’intelligenza artificiale non è un fenomeno improvviso, ma il risultato di un lungo processo di digitalizzazione che ha coinvolto imprese e pubbliche amministrazioni. Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, ma di un’evoluzione che richiede un adattamento continuo delle regole e delle competenze.
La sfida principale, secondo l’assessore, è che le istituzioni devono costruire regole e correttivi mentre la tecnologia è già entrata nei processi produttivi. Questo richiede un continuo aggiornamento normativo per mantenere il passo con l’innovazione.
Settori in prima linea nella trasformazione
Alcuni settori stanno sperimentando questa trasformazione con maggiore intensità. Tra questi, l’industria manifatturiera la meccanica e la meccatronica ma anche la sanità e la finanza dove algoritmi e analisi dei dati sono diventati strumenti quotidiani.
Un esempio concreto è l’esperienza di Agorai una fondazione nata in collaborazione con Generali per sviluppare ricerca, gestione dei dati e applicazioni dell’IA nel territorio regionale.
Professioni a rischio o in evoluzione?
Uno dei timori più diffusi riguarda la possibile sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine. Rosolen, tuttavia, assume una posizione netta: Non vedo mestieri a rischio nel senso tradizionale del termine. Secondo l’assessore, l’IA eliminerà soprattutto le attività ripetitive, mentre resterà indispensabile il contributo umano per la verifica dei risultati, le decisioni e le competenze specialistiche.
Ad esempio, nell’ambito dell’architettura, l’IA potrà predisporre una prima elaborazione, ma la progettazione definitiva, la verifica tecnica, la valutazione economica e la responsabilità finale continueranno a essere affidate alle persone.
I dati mostrano che le professioni più esposte all’impatto dell’IA includono i programmatori (74,5%), gli operatori del customer service (70,1%) e gli addetti data entry (67,1%). Tuttavia, anche professioni qualificate come gli analisti finanziari (57,2%) e i QA analyst (51,9%) sono coinvolte.
Formazione continua: la chiave per il futuro
La formazione è al centro delle strategie regionali per affrontare la trasformazione tecnologica. Rosolen sottolinea che l’aggiornamento professionale dovrà accompagnare tutta la vita lavorativa. La Regione sta investendo in Its AcademyDigital Innovation Hub programmi finanziati dal Fondo Sociale Europeo e dal Pnrr e il programma Gol per inserire competenze digitali e tecnologiche nei percorsi formativi.
Le competenze tecniche più richieste includono il prompt engineering la data literacy l’AI management la cybersecurity e l’automazione e integrazione. Tra le competenze trasversali, invece, spiccano il pensiero critico il problem solving complesso la creatività l’intelligenza emotiva l’adattabilità e la comunicazione.
Rosolen ricorre a un paragone significativo: negli ultimi decenni si è pensato che la produzione industriale avrebbe sostituito molti mestieri artigiani, ma oggi mancano falegnami, idraulici ed elettricisti. L’errore non dovrà ripetersi con l’intelligenza artificiale.
Le sfide sociali e il ruolo della pubblica amministrazione
L’IA investirà inevitabilmente anche la pubblica amministrazione. Recenti pronunce della giustizia amministrativa hanno ribadito che l’applicazione delle norme non può essere affidata esclusivamente agli algoritmi. L’IA potrà supportare il lavoro degli uffici, ma l’interpretazione delle norme e le decisioni finali dovranno rimanere responsabilità dell’essere umano.
Rosolen evidenzia anche il paradosso dell’automazione, che nasce per alleggerire il lavoro umano ma rischia di produrre l’effetto opposto. Molti lavori da scrivania vengono affidati agli strumenti digitali, mentre alle persone rimangono spesso quelli più faticosi. Per questo, la trasformazione dovrà essere accompagnata da nuove politiche industriali e da investimenti in settori collegati, come quello energetico.
L’assessore invita infine a guardare oltre gli aspetti puramente tecnologici. La diffusione dell’IA pone interrogativi sul rapporto tra lavoro e vita privata, sull’organizzazione dello smart working e sull’equilibrio tra produttività e qualità della vita. Anche il quadro normativo dovrà evolversi per adeguarsi ai cambiamenti organizzativi degli ultimi anni.
La conclusione di Rosolen guarda al prossimo decennio e il suo auspicio è che il Friuli venezia giulia sappia vivere questa nuova rivoluzione industriale senza perdere la propria dimensione umana. Dobbiamo continuare a investire nella formazione, ma soprattutto fare in modo che sia sempre l’uomo a governare l’intelligenza artificiale.



