Il Golfo di Trieste è sotto pressione. Le temperature delle acque stanno aumentando, mettendo a rischio la biodiversità e gli equilibri ecologici. Saul Ciriaco, responsabile dei servizi di gestione e monitoraggio dell’Area Marina Protetta di Miramaredescrive una situazione complessa, dove il cambiamento climatico sta lasciando segni profondi.
L’aumento delle temperature superficiali è un fenomeno evidente nell’ultimo secolo. L’ARPA Liguria ha rilevato un incremento delle temperature e della salinità, soprattutto nel periodo invernale. Nonostante ciò, gli indici di biodiversità nell’Area Marina Protetta di Miramare rimangono alti, anche se la pressione è palpabile.
La Cladocora caespitosa: un termometro vivente
Tra gli organismi più colpiti c’è la Cladocora caespitosaun corallo duro che rappresenta l’unico madreporario nel Golfo di Trieste. Durante l’estate, questo corallo presenta episodi di sbiancamento sempre più evidenti. “Lo sbiancamento, che può essere anche temporaneo, sempre più spesso non riesce a regredire e diventa esiziale: ciò significa che gli animali muoiono, sempre più frequentemente”, spiega Ciriaco.
La Cladocora caespitosa è un termometro viventeutile per monitorare gli effetti del cambiamento climatico. “La letteratura afferma che si può utilizzare la Cladocora come specie indicatrice per monitorare il cambiamento climatico, in quanto segnala con lo sbiancamento che la temperatura ha superato i limiti dei 26-27 gradi al fondo”, continua Ciriaco.
La Pinna nobilis: un’emergenza mediterranea
Un’altra specie in grave pericolo è la Pinna nobilisil più grande bivalve del Mediterraneo. La mortalità di questa specie è passata dal 95% registrato tra il 2019 e il 2026 all’attuale 99%. Nella sola Area Marina Protetta di Miramare, si stimava la presenza di circa 30 mila esemplari; oggi ne sopravvivono soltanto due.
Per contrastare questo declino, l’Area Marina Protetta di Miramare collabora con l’Università degli Studi di Genoval’Università degli Studi di SassariARPA Liguria e il National Institute of Biology nel progetto LIFE Pinna. Le attività si concentrano sul miglioramento dell’efficienza riproduttiva della specie, sia in mare che in cattività.
Onde di calore e impatti sugli ecosistemi
Le heat waveso ondate di calore, rappresentano un’altra minaccia. “Le heat waves sono aumenti di temperatura particolarmente spiccati, fino a +2 o +4 gradi rispetto alla media stagionale, che si protraggono per tempo prolungato”, spiega Ciriaco. “È proprio nei periodi invernali che danno squilibri maggiori, legati soprattutto ai cicli vitali di vegetali e animali.”
Le biocenosi dei fondi duri e le praterie di fanerogame marine sono tra gli habitat più colpiti. Le specie aliene, come il granchio blu, stanno alterando gli equilibri ecologici locali. “Il granchio blu, estremamente vorace, che si nutre di piccoli pesci e molluschi, ha messo in crisi le popolazioni locali delle vongole”, conclude Ciriaco.


