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Avvistamento a Miramare: tre tursiopi costretti a immergersi dopo un motoscafo a tutta velocità

Nel corso di un monitoraggio condotto dall'Area marina di Miramare con il ministero dell'Ambiente e Ispra, tre tursiopi davanti al porticciolo di Santa Croce sono stati disturbati da un motoscafo che si è avvicinato a tutta velocità. Il materiale video mostra la fuga degli esemplari a qualche centinaio di metri dalla barca e rilancia l'appello: il mare non è casa nostra.

Avvistamento a Miramare: tre tursiopi costretti a immergersi dopo un motoscafo a tutta velocità

Mercoledì, 24 Giugno 2026 l’Area marina di Miramare ha condiviso sui propri canali social un filmato registrato durante un’attività di monitoraggio dei grandi cetacei svolta in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e Ispra. Il video documenta un episodio avvenuto domenica scorsa nelle acque antistanti il porticciolo di Santa Croce lungo la costiera triestina in cui tre tursiopi vengono disturbati dall’avvicinamento di un motoscafo.

Gli operatori dell’Area marina hanno accompagnato la pubblicazione con un messaggio esplicito: “Poi arriviamo noi, con le nostre barche e l’arrogante convinzione che il pianeta ci appartenga“. Quel monito non è retorico: il materiale audiovisivo mostra chiaramente la reazione dei cetacei e il comportamento umano che l’ha provocata.

L’episodio vicino al porticciolo di Santa Croce e le immagini del drone

Nel video si osservano tre tursiopi che giocano e interagiscono tra loro, un quadro descritto dagli operatori come analogo a “tre bambini in un cortile”: il mare, il loro spazio vitale. La scena si interrompe quando un motoscafo si avvicina “a tutta velocità” con l’intento di osservare gli animali da vicino. Il filmato, ripreso da drone, mostra la reazione dei cetacei che si immergono improvvisamente per evitare la barca.

La distanza finale e i rischi evidenziati

Secondo la ricostruzione presente nel video, la vicenda si conclude con la riemersione dei tre tursiopi a “qualche centinaio di metri” di distanza dalla barca. Gli operatori dell’Area marina sottolineano però che l’epilogo avrebbe potuto essere diverso: le ferite provocate da collisioni con le eliche rappresentano un pericolo reale per i mammiferi marini compresi gli esemplari più piccoli come i tursiopi.

Il post pubblicato il 24 giugno 2026 alle 14:19 ribadisce le raccomandazioni rivolte a chi naviga o si trova in prossimità di cetacei e tartarughe: “Se avvistate cetacei o tartarughe moderate la velocità e mantenete la distanza di sicurezza. Il mare non è casa nostra“. Il messaggio serve a ricordare che comportamenti imprudenti, come l’avvicinarsi per ottenere uno scatto o un selfie, possono mettere a rischio gli animali e provocare incidenti.

Nel filmato, la motivazione attribuita al conducente della barca è quasi banale: l’idea di volerli vedere da vicino, nel tentativo di realizzare un’immagine ricercata. La clip riprende anche la frase che riassume l’atteggiamento di molti: “vederli da vicino, chissà che non ci riesca pure un selfie“. L’Area marina usa questi fotogrammi per ribadire che non ci sono scuse quando la sicurezza degli animali è compromessa.

Collaborazioni istituzionali e il ruolo del monitoraggio

Il monitoraggio svolto lungo la costiera triestina con il coinvolgimento del ministero dell’Ambiente e di Ispra non è solo osservazione: si tratta di un’attività che fornisce dati utili per la protezione delle specie e per indirizzare campagne di sensibilizzazione. Le immagini ottenute sono utilizzate per mostrare situazioni in cui il comportamento umano può avere conseguenze negative e per rinforzare le regole di navigazione responsabile.

Chi partecipa alle uscite di monitoraggio, o semplicemente si trova in barca nel tratto di mare intorno a Miramare, è invitato a considerare il valore di questi dati: ogni episodio registrato contribuisce a una conoscenza più solida del comportamento dei cetacei e dei rischi che affrontano in prossimità delle imbarcazioni.

L’episodio documentato vicino a Santa Croce rimane un monito concreto: quando gli esseri umani si comportano come se “non ci siano limiti da rispettare”, aumentano le probabilità di danneggiare gli animali e il loro habitat. La raccomandazione finale rimane netta e diretta, per proteggere la fauna marina e la sicurezza in mare.

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