Un volo della compagnia Israir è stato respinto all’atterraggio a Lubiana il 3 giugno 2026 alle 19:10 ed è stato dirottato su Zagabriain Croazia. L’episodio ha innescato reazioni ufficiali della compagnia e del governo israeliano, che hanno contestato la decisione delle autorità slovene e parlato di una scelta dettata da motivazioni politiche.
L’evento è rilevante perché mette in discussione il perimetro degli accordi europei sul traffico aereo e aggiunge un nuovo elemento di frizione nei rapporti tra Israele e Slovenia. La vicenda impatta sui diritti dei passeggeri, sulla regolamentazione dell’accesso agli scali europei e sul quadro diplomatico bilaterale. Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2026.
Diniego del 3 giugno 2026 e dirottamento su Zagabria
La rotta Tel Aviv–Lubiana operata da Israir ha ricevuto il diniego all’autorizzazione di atterraggio dalle autorità slovene, con conseguente cambio piano di volo verso Zagabria. Secondo la ricostruzione della compagnia, non sono emerse cause tecniche o operative che motivassero lo stop, elemento che alimenta l’ipotesi di un provvedimento di natura amministrativo-politica. Il trasferimento su uno scalo estero ha comportato procedure di sbarco, gestione bagagli, riprotezioni e assistenza a terra, con costi aggiuntivi e ritardi per i passeggeri, che hanno dovuto riorganizzare gli itinerari con il supporto del vettore e delle autorità aeroportuali croate.
L’operazione di dirottamento ha richiesto la coordinazione tra il centro di controllo del traffico aereo, l’aeroporto di Zagabria e l’equipaggio Israir per garantire l’atterraggio in sicurezza e l’assistenza. La compagnia ha segnalato disagi e possibili rimborsi o cambi prenotazione, mentre resta aperta la questione delle condizioni di accesso al mercato sloveno in assenza di impedimenti tecnici. Il caso ha rilanciato il dibattito sui margini discrezionali degli Stati nella gestione dei diritti di traffico e delle autorizzazioni.
Reazioni ufficiali di Israir e del governo israeliano
Il CEO di IsrairUri Sirkis, ha parlato di una decisione «politica» e di una «palese violazione» degli accordi sull’aviazione civile applicati tra Israele e l’Unione Europea. A suo avviso, il diniego non rientra in prassi legate alla sicurezza operativa o alla capacità aeroportuale, ma si collegherebbe alla posizione del governo sloveno nei confronti della linea dell’esecutivo israeliano, con riferimenti al contesto del conflitto in Striscia di Gaza. La compagnia ha definito la misura «inaccettabile», chiedendo chiarimenti formali e tutele per i passeggeri coinvolti.
Il ministero degli Esteri israeliano ha diffuso una nota che qualifica il provvedimento come «assolutamente inaccettabile» e annuncia una protesta ufficiale. Il dicastero ha espresso l’aspettativa di un «significativo miglioramento delle relazioni» con la Slovenia con l’insediamento del nuovo esecutivo a Lubiana. La ministra dei TrasportiMiri Regev, ha avvertito che l’episodio potrebbe avere «conseguenze diplomatiche», mentre l’Autorità per l’aviazione civile israeliana ha avviato contatti istituzionali per una soluzione che ripristini la prevedibilità dei collegamenti.
Precedenti e nodi regolatori europei
Le relazioni tra Lubiana e Israir avevano già mostrato segnali di attrito. In passato, le autorità slovene avevano sollecitato una revisione delle autorizzazioni operative della compagnia e avevano cancellato la norma che consentiva a guardie di sicurezza israeliane armate di operare nell’aeroporto della capitale. Questi elementi rappresentano un contesto pregresso in cui l’episodio del 3 giugno si inserisce, aggravando un quadro caratterizzato da scarsa fiducia reciproca sui profili di security aeroportuale e policy.
La parte israeliana ha sostenuto che il diniego leda gli obblighi comunitari e gli impegni reciproci sul trasporto aereo, che dovrebbero garantire condizioni di accesso equivalenti ai vettori tra Israele e l’UE. Una decisione percepita come atto politico solleva questioni sulla compatibilità con i trattati e gli accordi bilaterali che regolano i diritti di traffico, pur riconoscendo ai singoli Stati spazi di tutela per sicurezza e ordine pubblico. Restano da chiarire i criteri applicati nel caso specifico e l’eventuale base normativa invocata dalle autorità slovene.
Le possibili ricadute riguardano sia i passeggeri sia gli operatori. Per i viaggiatori, l’episodio comporta ritardi, riprogrammazioni e potenziali rimborsi secondo i regolamenti applicabili; per la compagnia, si sommano costi operativi e incertezza sulla continuità dei collegamenti diretti con la Slovenia. La minaccia di ripercussioni diplomatiche e l’attesa per la formazione del nuovo governo a Lubiana alimentano l’incertezza sul medio periodo. Nel frattempo, i contatti tra il ministero degli Esteri e l’Autorità per l’aviazione civile israeliana mirano a definire un canale di confronto istituzionale per prevenire ulteriori interruzioni di servizio.
Nel quadro più ampio UE-Israele, l’episodio potrebbe riaccendere il dibattito sull’armonizzazione delle procedure di accesso agli scali e sull’effettività degli accordi aerei in presenza di tensioni politiche. Senza nuovi elementi ufficiali da parte slovena sulla motivazione concreta del diniego, la controversia resta focalizzata sull’equilibrio tra prerogative statali e vincoli pattizi. La compagnia Israir e le istituzioni israeliane hanno ribadito la richiesta di chiarimenti, mentre gli operatori monitorano gli sviluppi per valutare l’impatto sulla pianificazione delle rotte.


