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Lucia, l’ottantenne triestina, muore in Svizzera dopo il diniego della sanità

Lucia, un'ottantenne triestina affetta da una rara malattia neurodegenerativa, ha trovato la morte in Svizzera grazie al suicidio assistito. La sua storia ha scatenato un dibattito sul fine vita.

Lucia, l’ottantenne triestina, muore in Svizzera dopo il diniego della sanità

Lucia, un’ottantenne triestina affetta da una malattia neurodegenerativaha scelto di porre fine alla propria vita in Svizzeradove il suicidio assistito è legale. La sua decisione è arrivata dopo il diniego delle autorità sanitarie del Friuli Venezia Giuliache non hanno concesso l’accesso alle procedure di fine vita richieste.

La vicenda ha visto il coinvolgimento di Marco CappatoMatteo d’Angelo e Antonella Lauvergnac dell’Associazione Soccorso Civileche hanno accompagnato Lucia nel suo ultimo viaggio. Questa mattina, i tre si sono autodenunciati alla Questura di Trieste per il loro gesto di solidarietà, spiegando le ragioni della loro scelta durante una conferenza stampa.

Il diniego della sanità e la decisione di Lucia

Lucia, identificata con un nome di fantasia per proteggere la sua privacy, era affetta da una patologia neurodegenerativa che le ha reso insopportabile la qualità della vita. Nonostante le sue richieste, le autorità sanitarie del Friuli Venezia Giulia hanno negato l’accesso alle procedure di fine vita, spingendola a cercare soluzioni all’estero.

La sua storia non è un caso isolato. Solo pochi mesi fa, Martina Oppelliun’altra donna triestina, aveva affrontato un percorso simile, costretta a recarsi in Svizzera per accedere al suicidio assistito. Questi casi hanno acceso un dibattito acceso sul fine vita e sui diritti delle persone affette da malattie terminali.

L’autodenuncia e la conferenza stampa

Marco Cappato, Matteo d’Angelo e Antonella Lauvergnac, membri dell’Associazione Soccorso Civilehanno deciso di autodenunciarsi alla Questura di Trieste per aver accompagnato Lucia nel suo ultimo viaggio. Durante una conferenza stampahanno spiegato le ragioni del loro gesto, sottolineando l’importanza di garantire il diritto al fine vita dignitoso.

“Chiediamo giustizia”, ha dichiarato Cappato, evidenziando come il diniego delle autorità sanitarie abbia costretto Lucia a cercare soluzioni all’estero. La loro azione è un atto di disobbedienza civile volto a sensibilizzare l’opinione pubblica e a spingere per un cambiamento nelle leggi sul fine vita.

Il contesto legale e le implicazioni future

La vicenda di Lucia si inserisce in un contesto legale complesso, dove il dibattito sul suicidio assistito è ancora aperto. In Italia, il suicidio assistito non è legalmente riconosciuto, costringendo molte persone a cercare soluzioni all’estero, come nel caso della Svizzera, dove la procedura è regolamentata e accessibile.

L’Associazione Luca Coscioniche sostiene i diritti delle persone affette da malattie terminali, ha espresso solidarietà a Lucia e alla sua famiglia, sottolineando l’importanza di garantire il diritto al fine vita dignitoso. La loro battaglia continua, con l’obiettivo di cambiare le leggi italiane e garantire a tutti il diritto di scegliere come e quando porre fine alla propria vita.

La storia di Lucia è un monito per le istituzioni e un richiamo all’azione per garantire diritti fondamentali a chi soffre. Il suo viaggio, purtroppo senza ritorno, ha acceso i riflettori su una questione che non può più essere ignorata.

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