10 Giugno 2026 🌤 27°

Riforma delle Province in Friuli Venezia Giulia sotto accusa dal gruppo Pd

I consiglieri Laura Fasiolo, Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo denunciano la mancanza di confronto con territori e parti sociali sul ddl 86 e segnalano incertezze su competenze, personale e ruolo delle Province

Riforma delle Province in Friuli Venezia Giulia sotto accusa dal gruppo Pd

La discussione sul disegno di legge 86, che riguarda i Principi e norme fondamentali del sistema Regione-Autonomie locali e l’istituzione delle Province in friuli venezia Giulia, ha suscitato forti osservazioni dal gruppo del Partito Democratico. In sede di V Commissione, riunita per l’illustrazione del testo, i consiglieri regionali Laura Fasiolo, Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo hanno espresso perplessità soprattutto sul metodo e sulla precisione delle previsioni contenute nella norma.

Dal confronto a Trieste è emersa una critica ricorrente: la necessità di un percorso più partecipato e di un confronto preventivo con gli enti locali. Le obiezioni toccano sia aspetti formali sia ricadute pratiche, come il trasferimento di competenze e la gestione del personale.

Le criticità sul metodo e sul confronto

La consigliere Laura Fasiolo ha condannato la gestione della procedura, parlando di fretta e superficialità nell’impostazione del provvedimento. Secondo la sua ricostruzione, una riforma di questa portata richiederebbe un approccio dal basso, con audizioni e interlocuzioni dedicate per considerare le specificità territoriali, compresa la transfrontalierità. Fasiolo ha inoltre invitato a considerare anche una possibile revisione dei confini provinciali prima di procedere con cambiamenti strutturali.

La richiesta di ascolto dei territori

Il messaggio centrale della sua posizione è chiaro: era necessario ascoltare i territori e le diverse istanze locali, coinvolgendo Comuni, CAL e altre rappresentanze prima della formulazione definitiva del testo. Senza questo confronto, secondo la consigliera, si rischia di procedere a tentoni con modifiche che potrebbero richiedere correzioni successive.

Dubbi su competenze, funzioni e personale

La questione delle competenze attribuite alle nuove Province è stata al centro degli interventi. Il consigliere Massimiliano Pozzo ha rimarcato che, essendo la legge finalizzata a istituire un nuovo ente, occorrerebbe una maggiore chiarezza tecnica sulle deleghe operative. Al momento, ha osservato, alcune funzioni appaiono limitate e altre sono rimandate a norme successive, senza certezze sui tempi e sulle modalità di trasferimento.

Impatto sul personale e sul funzionamento dei Comuni

Un nodo particolarmente sensibile riguarda il capitale umano: tutti i consiglieri hanno espresso preoccupazione per l’eventuale incremento del fabbisogno di personale e per il rischio di spopolamento degli organici comunali. Pozzo ha chiesto informazioni su prossime assunzioni e concorsi, in risposta alle paure sollevate dai Comuni di una possibile fuga di dipendenti al momento dell’istituzione del nuovo ente.

Ambiguità istituzionali e soggetti esclusi

La consigliera Manuela Celotti ha ricordato che, dopo otto anni, si giunge a discutere un testo che non è stato adeguatamente condiviso con gli enti locali. Ha segnalato la assenza di un confronto preventivo con commissione, Comuni, Cal e parti sociali e ha sottolineato come il testo presenti una forte vaghezza su finalità, struttura e livello istituzionale dei nuovi enti, con il rischio di sovrapposizioni tra compiti dei Comuni e delle Province.

Celotti ha inoltre ribadito la sua posizione sulla forma che dovrebbero assumere le Province: «Le Province dovrebbero configurarsi come enti di secondo livello composti dai sindaci», ha affermato, richiamando la necessità di chiarezza sulla governace locale.

Il ruolo delle Comunità e degli Edr

Altri punti sensibili riguardano gli Edr e le Comunità volontarie ed ex lege. Fasiolo ha osservato che l’assessore ha valorizzato l’operato degli Edr, descrivendoli come «funzionanti e ben strutturati», ma ha anche definito quegli organismi come, al momento, «nebulosi, dalle competenze incerte». Pozzo ha invece sottolineato la mancata citazione normativa delle Comunità volontarie ed ex lege, sottolineando che «stanno operando bene e hanno diverse competenze» e che la loro esclusione esplicita dalla legge potrebbe esporle al rischio di essere soppiantate, con ricadute negative per i Comuni.

Prospettive e richieste del gruppo Pd

In sintesi, il gruppo del Partito Democratico ha sintetizzato il proprio giudizio con la formula RIFORMA SENZA CONFRONTO E CON MOLTE INCERTEZZE, invocando un supplemento di analisi tecnica e politica prima di approvare modifiche strutturali. Le richieste principali includono un più ampio coinvolgimento territoriale, maggiori dettagli sulle competenze trasferite, garanzie sui tempi e modi del passaggio di funzioni e misure chiare sul personale.

La discussione in V Commissione a Trieste rimane aperta: il Pd sollecita passi ulteriori per evitare conseguenze non volute sul funzionamento degli enti locali e per garantire che la riforma sia costruita con la partecipazione degli attori territoriali e delle parti sociali.

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