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Sentenza del Tar Lazio sulla cabinovia: perché la disputa a Trieste resta aperta

Il comitato No ovovia accoglie la sentenza del Tar Lazio ma avverte che la battaglia non è conclusa: il provvedimento lascia al Comune la scelta sull'utilizzo dei fondi ministeriali e il progetto resta sospeso in attesa dei ricorsi al Consiglio di Stato

Sentenza del Tar Lazio sulla cabinovia: perché la disputa a Trieste resta aperta

La recente decisione del TAR Lazio sul ricorso dei residenti contro il cosiddetto Decreto Salvini, che assegna 48 milioni di euro per la cabinovia di Trieste, ha alimentato nuove reazioni pubbliche. Il Comitato No ovovia ha preso atto della pronuncia ma conferma che la contesa amministrativa non è stata risolta: secondo il coordinatore William Starc, la sentenza non modifica lo stato dei procedimenti in corso né scioglie i nodi politici e finanziari collegati all’opera.

Che cosa ha stabilito il Tar Lazio e perché conta

Nel dispositivo il TAR Lazio ha ammesso il ricorso dei residenti ma ha ritenuto che non sussista un interesse diretto necessario per ottenere l’annullamento del Decreto che programma l’utilizzo dei fondi ministeriali. In termini pratici, i giudici romani hanno considerato il Decreto come uno strumento a carattere programmatico, lasciando alla discrezionalità del Comune la decisione finale sull’impiego delle somme previste.

Il confronto tra tribunali amministrativi

Il Comitato No ovovia richiama la differenza di orientamento rispetto al pronunciamento del TAR di Trieste, che aveva rigettato l’eccezione del Comune circa la legittimazione dei residenti a impugnare. Questo scarto tra decisioni ha portato il comitato a parlare di una «palla restituita al Comune», perché la sentenza del Lazio non ha escluso le ragioni dei cittadini ma ne ha circoscritto l’effetto sul piano giuridico.

Impatto sui finanziamenti e sulle scelte comunali

Dal punto di vista finanziario, la vicenda è complessa: l’opera risulterebbe già in parte coperta da risorse comunali per 30 milioni di euro, somma che secondo il comitato grava direttamente sul bilancio di Trieste. La cifra dovrebbe teoricamente anticipare la tranche ministeriale prevista dai 48 milioni complessivi, ma rimane incerta la tempistica e la modalità di utilizzo di questi fondi.

Costi, tempistiche e rischi

Il comitato segnala che, in assenza di una definizione rapida del quadro autorizzativo, il progetto potrà subire un incremento dei costi legato all’aumento dei prezzi e ai ritardi procedurali. Questa dinamica potrebbe richiedere ulteriori risorse che, nelle condizioni attuali dei bilanci comunale e nazionale, sarebbero difficili da reperire. Per il comitato, quei fondi potrebbero essere meglio destinati ad altre iniziative di mobilità urbana, come era stato sostenuto in passato quando la fonte ipotizzata era il PNRR.

Lo stato dei ricorsi e le prospettive procedurali

Oltre alla sentenza del TAR Lazio, il quadro giudiziario rimane animato: Comune, Regione, residenti e diverse associazioni ambientaliste hanno depositato ricorsi al Consiglio di Stato. Questi procedimenti sospendono di fatto l’esecuzione piena del progetto e rendono difficile prevedere una data certa per una decisione definitiva.

Conseguenze pratiche per la città

In attesa delle pronunce superiori, il comitato sottolinea che l’incertezza alimenta lo stallo e l’aumento dei costi di realizzazione. Dal punto di vista civico e politico, la vicenda accentua il dibattito sulla partecipazione dei residenti e sulla legittimità delle scelte amministrative in materia di grandi opere.

Le posizioni in campo e gli scenari aperti

Il Comitato No ovovia ribadisce la sua opposizione convinta, definendo il progetto «impattante, insostenibile, inutile, illegittimo, insicuro». Dall’altra parte, l’Amministrazione comunale ritiene che l’opera debba essere realizzata secondo il progetto approvato, con il sindaco che ha affermato che l’intervento o si realizza nella sua interezza oppure si rinuncia. Questo scontro di visioni indica che la disputa non è soltanto legale ma anche di prospettiva sul futuro della mobilità cittadina.

In conclusione, la sentenza del TAR Lazio ha tolto alcune ambiguità giuridiche ma non ha sanato la controversia: la decisione ha spostato l’attenzione sulle scelte del Comune di Trieste e sulle fasi successive del percorso amministrativo e contenzioso. Nel frattempo, i residenti e le associazioni continueranno a seguire l’evolversi della vicenda in vista delle decisioni del Consiglio di Stato e di possibili sviluppi sul piano economico e urbanistico.

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