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Cabinovia Trieste, sentenza del Tar: fondi confermati ma iter amministrativo ancora sospeso

Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comitato No Ovovia sul decreto che destina 48,8 milioni alla cabinovia di Trieste; nonostante la conferma dei fondi, il procedimento amministrativo è sospeso per i ricorsi ancora pendenti e per la copertura parziale del progetto da parte del Comune.

Cabinovia Trieste, sentenza del Tar: fondi confermati ma iter amministrativo ancora sospeso

Il pronunciamento del Tar del Lazio sul ricorso presentato dal Comitato No Ovovia non ha risolto la contesa sulla cabinovia Trieste-Porto Vecchio-Carso. La sentenza, pubblicata il 1° e il 2 giugno 2026 sulle testate locali, ha ritenuto il ricorso inammissibile o privo di legittimazione in relazione al decreto ministeriale che ha assegnato 48,8 milioni di finanziamento statale. Tuttavia, il quadro amministrativo rimane complesso: permangono ricorsi al Consiglio di Stato e una parte dei fondi è stata anticipata dal bilancio comunale.

La decisione del Tar e il suo significato

Secondo il Tribunale amministrativo, il decreto firmato nel 2026 dal ministro Matteo Salvini è un atto di allocazione delle risorse e non rientra nella «sequenza espropriativa» che potrebbe ledere direttamente i diritti dei residenti. Per questo motivo, il tribunale ha ritenuto che i cittadini interessati non abbiano una legittimazione specifica a chiedere l’annullamento del provvedimento. Il Tar ha quindi confermato la validità formale dell’assegnazione dei fondi, ritenendo che il Ministero abbia agito nell’ambito di una ampia discrezionalità amministrativa.

Perché il ricorso è stato giudicato inammissibile

Il giudice ha sottolineato che il decreto non modifica immediatamente lo stato dei luoghi né determina l’esproprio dei beni privati, essendo rivolto principalmente a definire la gestione finanziaria. Inoltre, la possibilità per i ricorrenti di impugnare l’atto in questa fase è stata considerata limitata: secondo la sentenza, i proprietari potranno far valere i loro diritti nelle fasi proprie del procedimento espropriativo, quando e se queste fasi si apriranno.

Il nodo dei finanziamenti e le scelte del Comune

Un elemento centrale dell’istruttoria riguarda la copertura economica dell’opera. Pur essendo stati confermati i 48,8 milioni statali, il Tar evidenzia che il progetto è già in parte finanziato dal Comune, che lo scorso dicembre ha approvato una variazione di bilancio urgente per anticipare circa 30 milioni proprio per non dipendere esclusivamente dalle rate statali programmate tra il 2027 e il 2034. Questa scelta ha suscitato critiche: per gli oppositori si tratta di risorse che sarebbero meglio impiegate in altri interventi per la mobilità cittadina.

Le implicazioni per i costi e i tempi dell’opera

Gli atti pendenti davanti al Consiglio di Stato e la prevista ripartizione dei finanziamenti in più annualità possono determinare ritardi e potenziali aumenti di spesa rispetto al progetto di fattibilità tecnico-economica originario. Il Comitato No Ovovia avverte che l’incertezza procedurale rischia di far lievitare i costi complessivi, mentre l’amministrazione comunale mette in conto la possibilità di dover rinunciare al progetto se non verranno chiarite alcune incertezze tecniche e legali.

Posizioni in campo: Comune, Comitato e valutazioni tecniche

Il sindaco di Trieste ha accolto con prudenza la sentenza: i fondi risultano confermati ma la decisione non scioglie tutti i nodi. Il primo cittadino ha annunciato consultazioni interne per valutare i prossimi passi e ha ricordato la necessità di certezze procedurali prima di impegnare ulteriori risorse. Il Comitato No Ovovia, guidato da William Starc, mantiene la propria ferma contrarietà, definendo il progetto «impattante, insostenibile, inutile, illegittimo e insicuro» e promettendo ulteriori forme di vigilanza e azione nelle sedi competenti.

La discrezionalità del Ministero e le critiche sulla scelta dei beneficiari

Nella ricostruzione contenuta nella sentenza, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avrebbe esercitato una valutazione discrezionale nella riallocazione dei fondi originariamente previsti dal Pnrr, privilegiando il completamento di un’opera già avviata. Per i ricorrenti la scelta sarebbe stata poco trasparente, ma il Tar rileva l’esistenza di un quadro conoscitivo e di passaggi istruttori che giustificano l’intervento ministeriale.

Prospettive e prossimi passaggi

La vicenda non è conclusa: pendono ancora ricorsi al Consiglio di Stato da parte di Comune, Regione, residenti e associazioni ambientaliste, che potranno modificare l’assetto amministrativo o introdurre nuovi profili di illegittimità. Nel frattempo, la presenza nel bilancio comunale di una quota rilevante del finanziamento tiene la pratica viva e crea un dilemma politico-amministrativo su come procedere senza aggravare i conti pubblici locali.

In sintesi, la sentenza del Tar del Lazio ha confermato la legittimità del decreto di assegnazione dei fondi ma non ha chiuso la partita: le decisioni future del Consiglio di Stato e le scelte del Comune sulle modalità di finanziamento continueranno a determinare l’esito finale del progetto della cabinovia.

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