Durante la notte di domenica 1° novembre, alle ore 23.30, le fiamme sono salite improvvisamente nei magazzini 18 e 19 del Porto Vecchio di Trieste. Il fuoco, originatosi al piano terra, si è propagato rapidamente, coinvolgendo anche il primo piano e provocando il crollo di un solaio in legno. Nei locali, diversi migranti avevano accampato la notte, ma due giovani – un uomo di 23 anni proveniente dal Marocco e una ragazza di 21 anni di San Daniele del Friuli – si sono trovati intrappolati in un piccolo stanzino.
Le cause dell’incendio e le prime ricostruzioni
Secondo le prime indagini, il fuoco sarebbe stato acceso da alcuni migranti per cucinare o per proteggersi dal freddo intenso tipico della bora triestina. Il fumo ricco di monossido di carbonio ha penetrato attraverso un’incanalatura verso il primo piano, avvelenando le due vittime prima che le fiamme possano raggiungerle. L’accelerazione del rogo è stata favorita dalle raffiche di vento, che hanno spinto le fiamme verso l’alto, facendo crollare il soppalco in legno senza arrecare danni ai soccorritori.
Presenza di migranti nel magazzino
Il magazzino è noto da tempo per essere un rifugio di fortuna per migranti e richiedenti asilo che non trovano sistemazione nei centri di accoglienza. Si stima che all’ora dell’incendio fossero presenti circa venti persone, molte delle quali sono state evacuate dalle forze dell’ordine entro le prime ore del mattino. Tuttavia, i due giovani rimasti nella zona più confinata non hanno potuto sfuggire al rapido sviluppo dell’incendio.
Operazione di soccorso e ricerca delle vittime
I vigili del fuoco, equipaggiati con autorespiratori, sono intervenuti subito, entrando dal piano terra per contenere le fiamme e rafforzare la stabilità della struttura. Parallelamente, tre volanti della questura, due pattuglie dei carabinieri e la polizia locale hanno avviato una perlustrazione per localizzare i migranti intrappolati. Le operazioni di spegnimento sono continuate fino alle ore 3 del mattino, quando le fiamme sono state domate e si è iniziata la bonifica dei resti carbonizzati.
Durante la perlustrazione, i soccorritori hanno trovato i corpi dei due giovani solo dopo diverse ore di lavoro intensivo. Entrambi presentavano gravi ustioni e segni di avvelenamento da monossido. L’intervento della Polizia scientifica e del medico legale è stato fondamentale per il recupero dei resti e per le successive identificazioni.
Identificazione delle vittime e le indagini successive
Le autorità hanno confermato l’identità delle vittime: si tratta di un giovane di cittadinanza marocchina, 23 anni, e di una ragazza italiana di 21 anni, residenta a San Daniele del Friuli. La ragazza indossava un costume tipico di Halloween, mentre il giovane era vestito in modo comune. Entrambi erano rimasti fermati tra una botola e lo stanzino che in passato era stato adibito a ufficio.
Una riunione di coordinamento si è tenuta in Prefettura subito dopo l’incidente, presieduta dal prefetto Giuseppe Petronzi. Sono intervenuti i vertici di Questura, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco e della Polizia di Frontiera marittima. Durante l’incontro è stato esaminato il decorso dei fatti, la gestione dell’emergenza e le misure di sicurezza da adottare per evitare futuri incidenti in aree non autorizzate.
Il pubblico ministero Alessandro Perogio ha avviato un fascicolo di indagine per chiarire la dinamica dell’incendio, la responsabilità del fuoco acceso e la gestione dei rifugi informali nella zona del porto. Nel frattempo, le operazioni di messa in sicurezza dell’edificio sono proseguite, con l’impiego di un mini escavatore cingolato per rimuovere i detriti e garantire la chiusura definitiva dell’area.



