Nel capoluogo friulano, le famiglie denunciano la perdita quotidiana di più di 5.000 euro da tasche e scrigni. Non si tratta di bollette o aumenti di carburante, ma di furti operati da malviventi che hanno trasformato la truffa in un’attività estremamente redditizia. Negli ultimi mesi, la provincia di Trieste è diventata un bersaglio preferenziale per una rete di truffatori che si spacciano per rappresentanti delle forze dell’ordine o di altri enti pubblici.
Il modus operandi del finto carabiniere
Il copione è ormai standard: la vittima riceve una telefonata in cui, a nome di un presunto carabiniere o altro pubblico ufficiale, le viene comunicato un “incidente” o una “richiesta urgente”. L’interlocutore spiega che, per regolarizzare la situazione, è necessario consegnare oro, gioielli o contanti. Successivamente, il falsario si presenta di persona, spesso con divisa o badge falsificati, e chiede di ritirare il bottino direttamente dal domicilio. Questo schema si ripete con minima variazione in tutta la zona, passando da una “parenza” all’altra con cadenza di uno o due giorni.
Il furto del 6 ottobre a largo Papa Giovanni XXIII
Il caso più eclatante si è verificato nella serata del 6 ottobre nell’ambito di una abitazione situata a largo Papa Giovanni XXIII a due passi dal centro storico di Trieste. Un truffatore, spacciandosi per un carabiniere, ha convinto una signora anziana a consegnare oro, gioielli e denaro in contanti, sostenendo che fosse necessario per risolvere un problema amministrativo. L’analisi dei reperti ha rivelato che il quantitativo di oro sottratto superava il mezzo chilo. Considerando il prezzo medio di 120 euro per grammo il valore dell’oro si aggirava attorno agli 80.000 euro a cui si sono aggiunti diversi migliaia di euro in contanti, portando il bottino totale a più di 80mila euro.
Reazione delle autorità
La vittima ha denunciato l’accaduto al 112 il giorno successivo. Sul luogo è intervenuta la Squadra volante dei carabinieri, che ha avviato immediatamente le indagini per identificare i responsabili. Le prime ricostruzioni hanno evidenziato l’uso di un veicolo privato per gli spostamenti del falsario, nonché l’impiego di un falso badge con il logo del Ministero della Difesa. La strategia di intimidazione è stata studiata per creare urgenza e fiducia, sfruttando la credibilità apparente delle forze dell’ordine.
L’arresto del 7 ottobre a Borgo San Sergio
Il giorno successivo, 7 ottobre le forze dell’ordine hanno compiuto un blitz nella zona di Borgo San Sergio. Un uomo è stato intercettato nei pressi della stazione centrale mentre cercava di imbarcarsi su un treno verso la sua residenza. Le indagini preliminari hanno collegato il sospetto alla truffa perpetrata il 6 ottobre, in base a testimonianze oculari e a dati di localizzazione del cellulare. L’uomo è stato posto sotto custodia dal Nucleo investigativo dell’Arma e si è avviata la procedura per l’interrogatorio.
Avvertimento alle famiglie
Le autorità hanno ricordato con forza che «Le forze dell'ordine non chiedono mai soldi». Qualsiasi chiamata che richieda il versamento di denaro, la consegna di gioielli o l’invio di oro è da considerarsi una truffa. Gli esperti consigliano di non aprire la porta a sconosciuti, di verificare sempre l’identità del chiamante contattando direttamente il comando dei Carabinieri più vicino e di segnalare immediatamente ogni tentativo sospetto.



