25 Settembre 2026 ☀ 21°

Operazione anti-suprematista: armi e propaganda sequestrati

Scandalo neonazista: perquisizioni in più città, armi sequestrate e giovani sotto accusa

Operazione anti-suprematista: armi e propaganda sequestrati

Il Ros dei Carabinieri, in collaborazione con la Digos ha condotto un vasto blitz contro reti neonaziste e suprematiste presenti su piattaforme digitali, culminato in 17 decreti di perquisizione domiciliare e informatica. Gli interventi hanno interessato dodici province – da Roma a Milano, passando per Como, Catanzaro, Bologna, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento e Verona – e hanno coinvolto un totale di 17 persone, di cui 14 erano minorenni. Le indagini, avviate da mesi grazie al monitoraggio di gruppi estremisti, hanno rivelato una combinazione pericolosa di propaganda ideologica, istruzioni per la fabbricazione di ordigni e simulazioni di violenza online.

Operazione sul territorio: perquisizioni in dodici province italiane

Le squadre operative hanno agito simultaneamente in più regioni, agendo su mandato delle procure ordinarie e specializzate per i minorenni. I comandi provinciali dei Carabinieri di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento hanno messo a disposizione personale e mezzi, mentre le unità della Digos della Questura di Verona, coordinate dalla Direzione Centrale della Polizia di prevenzione, hanno supportato le operazioni con risorse provenienti da Napoli, Benevento, Brescia e Trento. Il coordinamento interforze ha permesso di eseguire perquisizioni sia fisiche che digitali, sequestrando telefoni, computer e account social collegati a chat di estremisti.

Materiali sequestrati: armi, propaganda e manuali per ordigni

Tra gli oggetti confiscati spiccano coltellivessilli e altri strumenti di arma bianca tutti contrassegnati da simbologia nazista. Sono stati ritrovati anche manifesti che celebravano figure come Adolf Hitler, Brenton Tarrant o il gruppo suprematista The Base nonché video di attacchi già perpetrati in altri Paesi. Oltre ai simboli, gli inquirenti hanno scoperto manuali dettagliati su come costruire ordigni esplosivi artigianali, indicazioni per potenziare l’efficacia di armi da fuoco e guide di auto-addestramento per “azioni dirette”. Questi documenti dimostrano una transizione dalla mera propaganda alla preparazione operativa di violenza.

Gruppi digitali e ruolo dei minorenni

Le prove ricondurranno gli indagati a due principali ambienti virtuali: la “Chat del Nuovo Ordine Europeo” e il “Fronte Fascista Italiano”. All’interno di questi spazi, i partecipanti condividevano contenuti antisemiti, razzisti e omofobici, negavano l’Olocausto e diffondevano i manifesti di attentatori suprematisti. I più giovani, spesso minorenni, partecipavano attivamente, pubblicando commenti incitanti, video di esecuzioni simulati e persino sessioni di gioco online in cui venivano ricostruite virtualmente uccisioni di persone appartenenti a minoranze etniche. Questo uso dei videogiochi come strumento di propaganda evidenzia una nuova frontiera della radicalizzazione digitale.

Accuse e aggravanti legate al terrorismo

Le autorità hanno contestato una serie di reati, tra cui istigazione a delinquerepropaganda razziale e addestramento a finalità terroristiche. Le aggravanti sono state aggravate dal legame con la ideologia suprematista e dalla presenza di minorenni, rendendo i fatti più gravi ai sensi della normativa antiterrorismo. Gli imputati, tre adulti e quattordici adolescenti, rischiano pene severe, mentre le procure stanno valutando l’applicazione di misure di protezione per i giovani coinvolti, in linea con la legislazione per i minorenni in stato di gioventù deviata.

Il caso, ancora in evoluzione, rimane emblematico della crescente capacità delle reti online di reclutare giovani, fornire loro materiali bellici e trasformare l’odio ideologico in potenziali azioni violenti. Le forze dell’ordine hanno sottolineato l’importanza di un monitoraggio costante delle piattaforme digitali e di interventi tempestivi per evitare che la propaganda di estremisti possa tradursi in atti concreti contro la sicurezza nazionale.

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