Negli habitat costieri davanti a Trieste, all’interno dell’Area Marina Protetta di Miramare, i ricercatori hanno osservato un fenomeno insolito: un gruppo consistente di vaccarelle (Aetomylaeus bovinus) si è avvicinato ai filari degli allevamenti estensivi di mitili per alimentarsi. L’evento, rilevato nei primi giorni di luglio 2026, è ritenuto significativo per il Mediterraneo per il numero di esemplari coinvolti e per la rilevanza conservazionistica della specie.
Le immagini e le segnalazioni arrivate da operatori e studiosi mostrano le razze mentre si muovono tra i filari, frantumando i molluschi con le piastre dentarie e lasciando alcune aree completamente ripulite. Oltre alle vaccarelle è stata documentata anche la presenza di una tartaruga Caretta caretta, elemento che rafforza l’interesse scientifico sulle dinamiche biologiche in quest’area protetta.
Caratteristiche della specie e stato di conservazione
La vaccarella nota scientificamente come Aetomylaeus bovinus è tra le più grandi aquile di mare presenti nel bacino Mediterraneo ed è parte della famiglia dei Miliobatidi un gruppo di pesci cartilaginei imparentati con gli squali. La specie è considerata fortemente minacciata e figura nelle liste rosse dell’IUCN; inoltre è tutelata da convenzioni internazionali che impongono misure di protezione per specie migratrici e a rischio. La sua comparsa in aggregazioni numerose in un tratto di mare costiero suscita preoccupazione e curiosità sugli scopi di tali raduni.
Conseguenze per la conoscenza biologica
L’avvistamento assume valore perché i comportamenti alimentari e riproduttivi della vaccarella sono ancora poco noti nel dettaglio. Se queste aggregazioni fossero legate anche a funzioni riproduttive oltre che alimentari, il Golfo di Trieste e l’Alto Adriatico potrebbero rappresentare aree di riproduzione o nursery per la specie. Per questo motivo, gli esperti sottolineano l’urgenza di piani di studio e monitoraggio strutturati, necessari per definire natura e durata del fenomeno.
Reazioni istituzionali e misure per la convivenza con la mitilicoltura
Di fronte alle segnalazioni, l’Area Marina Protetta di Miramare ha avviato una serie di azioni immediate: sorvoli con drone per individuare i punti di aggregazione e sopralluoghi in mare da parte di esperti. È stata inoltre richiesta l’attivazione di un tavolo tecnico regionale che coinvolga i servizi competenti per la biodiversità, la gestione delle risorse ittiche, i rappresentanti dei mitilicoltori e l’AMP stessa. L’obiettivo dichiarato è inquadrare correttamente il fenomeno predisporre attività di monitoraggio continuativo e individuare misure di gestione che bilancino la tutela delle specie e la sostenibilità economica degli allevamenti.
La preoccupazione principale è duplice: da un lato proteggere gli esemplari di vaccarella, specie protetta e a rischio nel Mare Nostrum; dall’altro evitare che pratiche improprie o reazioni sbilanciate compromettano la sopravvivenza degli allevamenti estensivi di mitili, che rappresentano una tradizione costiera e una risorsa economica del territorio. Per questo sono stati coinvolti altri istituti scientifici con l’intento di creare una task force tecnico-scientifica in grado di intervenire tempestivamente e con approccio multidisciplinare.
Coordinamento tra scienza e produzione
Le attività già segnalate dai subacquei e dai mitilicoltori negli anni precedenti avevano evidenziato presenze sporadiche di vaccarelle e di aquile di mare Myliobatis aquila, ma i numeri rilevati nell’ultima osservazione non erano mai stati registrati prima nell’area. Per evitare fenomeni di conflitto, gli attori coinvolti puntano a definire protocolli di monitoraggio e buone pratiche operative che tutelino sia la fauna marina sia le attività produttive.
Il materiale raccolto nei monitoraggi e le analisi successive saranno fondamentali per stabilire se le aggregazioni siano episodiche o parte di comportamenti stagionali più strutturati. Nel frattempo, le autorità locali e i ricercatori hanno scelto di procedere con cautela, privilegiando l’osservazione non invasiva e la condivisione di dati tra enti e operatori, per informare decisioni gestionali basate su evidenze scientifiche.



