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Narcotraffico: 16 arresti a Trieste per smantellare organizzazione italo-albanese

Un'operazione congiunta tra la Dda di Milano e la Guardia di Finanza di Trieste ha portato allo smantellamento di una rete di narcotraffico italo-albanese

Narcotraffico: 16 arresti a Trieste per smantellare organizzazione italo-albanese

La Guardia di Finanza di Trieste ha arrestato 16 persone e iscritto 35 indagati a Trieste nell’ambito dell’operazione King George coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ha smantellato una consorteria italo-albanese attiva nel traffico di droga. Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati 98,7 chilogrammi di stupefacenti, armi e veicoli utilizzati per il traffico. Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2026.

Il caso è rilevante per la portata delle forniture verso la movida estiva del Nord-Est e le piazze dello spaccio del Nord-Ovest, alimentate da una struttura logistica capillare e tecniche di elusione sofisticate. L’indagine ha ricostruito flussi finanziari illeciti per 1,1 milioni di euro già colpiti da sequestro preventivo.

Rete logistica e mete della costa adriatica

L’organizzazione ha rifornito Lombardia, Liguria e Toscana estendendo in estate la distribuzione verso le località turistiche del Nord-Est, con attenzione a Lignano, Bibione, Jesolo, Caorle, Grado e Sistiana. La droga, giunta lungo le rotte balcaniche veniva stoccata in appartamenti, garage e depositi intestati a prestanome incensurati, rendendo complessa la riconduzione delle basi ai vertici del gruppo. L’assetto prevedeva ruoli distinti tra approvvigionamento, stoccaggio e smistamento, con una logistica flessibile capace di redistribuire rapidamente i carichi in base alla domanda stagionale.

Il punto di partenza investigativo è stata l’intercettazione di due corrieri fermati a Latisana con due chilogrammi di marijuana, episodio che ha attivato una sequenza di riscontri culminata negli arresti. Dalle attività sono emersi canali di comunicazione su piattaforme criptate e un ricambio frequente di SIM e veicoli per ostacolare le intercettazioni e la tracciabilità degli spostamenti.

Sequestri, armi e patrimonio illecito

I sequestri hanno riguardato 77,7 kg di marijuana e 21 kg di cocaina oltre a tre pistole con matricola abrasa e dieci armi bianche. Tra i mezzi confiscati figura un Alfa Stelvio con telaio modificato per occultare i carichi; nel patrimonio sottoposto a vincolo anche contanti, orologi di lusso e altri beni. Complessivamente, le forze dell’ordine hanno ricostruito profitti illeciti per circa 1,1 milioni di euro colpendo tanto la disponibilità immediata di contante quanto gli asset durevoli funzionali all’operatività del sodalizio.

Le contestazioni rivolte ai 16 arrestati comprendono l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti con ipotesi di riciclaggio e ricettazione connesse alla gestione dei proventi e al reimpiego dei beni. La documentazione raccolta ha consentito di delineare una struttura gerarchica con compiti ripartiti su tutto l’arco della filiera, dal reperimento alla consegna.

Corrieri a rotazione e serra nel Pavese

Per la distribuzione capillare, il gruppo ha impiegato corrieri reclutati ad hoc, i cosiddetti “cavallini” tra cui giovani albanesi incensurati fatti entrare con permessi turistici fino a 90 giorni e sostituiti periodicamente per non lasciare tracce operative. La preparazione delle dosi e le consegne erano separate, con un sistema a compartimenti che limitava l’esposizione dei singoli anelli della catena in caso di controlli o fermi.

Accanto all’approvvigionamento esterno, è emersa una serra per la produzione autonoma di marijuana allestita nella campagna pavese, funzionale a integrare gli stock in ingresso e a ridurre i rischi di interruzione delle forniture. La compresenza di produzione interna, rotte balcaniche e basi di stoccaggio intestate a prestanome ha reso il circuito resiliente fino all’intervento coordinato degli investigatori.

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