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Accordo nazionale sui medici di famiglia: 6 ore settimanali nelle Case di comunità

Il 23 giugno 2026 è stato siglato l'accordo nazionale che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Scopri come questa intesa potrebbe cambiare la sanità territoriale.

Accordo nazionale sui medici di famiglia: 6 ore settimanali nelle Case di comunità

Il 23 giugno 2026 è stato raggiunto un accordo storico tra i principali sindacati dei medici di medicina generale e il Ministero della Salute. L’intesa, che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità punta a rendere operative le strutture territoriali finanziate dal Pnrr attualmente ancora inutilizzate.

L’accordo prevede che i medici di famiglia garantiscano fino a un massimo di 6 ore settimanali di attività all’interno delle Case di comunità, per un totale di 48 settimane all’anno. I turni dovranno essere effettuati nella fascia oraria tra le 8:00 e le 20:00, con una durata minima di 3 ore continuative per ogni turno. La remunerazione oraria è stata fissata a circa 40 euro l’ora.

Le reazioni dei sindacati e delle regioni

Non tutte le sigle sindacali hanno firmato l’accordo. Mentre la FIMMG ha dato il via libera, altri sindacati come SNAMI e SMI si sono dichiarati contrari o hanno richiesto ulteriori valutazioni. Alcune regioni, come il Veneto avevano già anticipato l’accordo nazionale definendo intese regionali specifiche che prevedono condizioni più vantaggiose per i medici.

La consigliera regionale del Pd nel Friuli-Venezia GiuliaLaura Fasiolo ha espresso il suo sostegno all’accordo, sottolineando l’importanza delle Case di comunità per garantire una sanità territoriale più vicina e integrata ai bisogni dei cittadini. Fasiolo ha anche evidenziato il ruolo cruciale dei medici di famiglia come primo presidio sanitario di prossimità.

Le sfide e le prospettive future

L’accordo è considerato un passo decisivo per evitare che le Case di comunità, già costruite o ristrutturate, rimangano prive di personale medico. Tuttavia, le critiche dei sindacati contrari mettono in luce le preoccupazioni riguardo alla possibile trasformazione del rapporto convenzionale in una forma di subordinazione senza le tutele del lavoro dipendente.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci ha presentato l’intesa come un passaggio necessario per rispettare le scadenze europee e riempire di funzioni le nuove sedi. L’obiettivo è costruire una medicina territoriale più moderna, capace di alleggerire la pressione sui pronto soccorso e offrire una sanità pubblica più efficace.

La sfida ora sarà trasformare le Case di comunità in servizi reali per i cittadini, evitando che l’urgenza del PNRR produca una riforma solo formale o un nuovo scontro sulla natura del medico di famiglia. In Sicilia ad esempio, solo 57 strutture su 1.038 previste sono attualmente operative, con un ritardo significativo nella fase di attivazione.

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