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Ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia: ddl definitivo approvato dalla giunta

La Regione rilancia le Province: dal perimetro delle competenze al calendario per il trasferimento delle funzioni, ecco i punti salienti e le questioni aperte

Ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia: ddl definitivo approvato dalla giunta

Il 22 maggio 2026 la giunta del Friuli Venezia Giulia ha dato il via libera definitivo allo schema del disegno di legge volto a ripristinare le Province nella regione. L’assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti ha sintetizzato la chiusura dell’iter in sede esecutiva, rimandando però la fase successiva al Consiglio regionale, dove è prevista una più ampia discussione parlamentare. L’intenzione dichiarata è quella di rimettere in piedi Province elettive, ma in una prima fase gli enti saranno affiancati da commissari nominati per accompagnare la ricostituzione fino al voto.

Nel testo definitivo è stata inserita una norma tecnica, l’articolo 74, che autorizza l’amministrazione all’acquisto dei materiali necessari per le consultazioni, come urne e schede. Il ddl fissa anche un termine operativo per il trasferimento delle competenze: le funzioni torneranno alle Province a decorrere dal 1 gennaio 2027. Tuttavia i tempi per l’approdo in aula non sono stati precisati dall’esecutivo, che prevede audizioni con soggetti come Cal e Anci per accompagnare il confronto istituzionale.

Quali competenze torneranno alle Province

Il progetto normativo definisce un perimetro iniziale di attività affidate alle Province: tra le priorità figurano la gestione dell’edilizia scolastica superiore, la manutenzione e la gestione della viabilità di ex competenza provinciale e il supporto tecnico-amministrativo ai Comuni più piccoli. In particolare il ddl prevede assistenza ai municipi con meno di 5mila abitanti per servizi informatici, espropri, finanziamenti europei e appalti pubblici, con ulteriori modalità di sostegno per i Comuni con meno di 3mila residenti. La Regione parla di un trasferimento graduale delle funzioni, rimandando ad altre leggi di settore eventuali compiti aggiuntivi.

Ruolo politico e giustificazione istituzionale

Nella relazione tecnica allegata al provvedimento si sottolinea il valore delle Province come livello intermedio di governo, ritenuto «imprescindibile» per rafforzare il sistema delle autonomie locali e avvicinare le istituzioni ai cittadini. Questo passaggio mira a recuperare una funzione di raccordo tra Regione e Comuni, limitando frammentazione e sovrapposizioni amministrative. Al tempo stesso la scelta di un approccio progressivo intende evitare traumi organizzativi e permettere al nuovo sistema di consolidarsi con gradualità.

Aspetti operativi e sistema di voto

Se il ddl istituisce le Province e stabilisce competenze e tempistiche, non contiene invece la disciplina del voto provinciale, che sarà oggetto di una legge separata. Tra le ipotesi finora circolate vi sono modelli con presidente eletto senza ballottaggio, collegi uninominali di coalizione, listini bloccati e un organico complessivo di 102 consiglieri provinciali, con una distribuzione suggerita di 30 seggi per Udine e 24 per Trieste, Gorizia e Pordenone. Tuttavia l’assessore Roberti ha precisato che si tratta di proposte generali emerse nella giunta, senza che sia ancora stato aperto un tavolo politico definitivo.

Dettagli pratici e norme tecniche

L’inserimento dell’articolo 74, oltre a definire l’acquisto dei materiali elettorali, rappresenta un passaggio operativo rilevante per la riattivazione degli enti. La fase preparatoria prevede l’organizzazione logistica e amministrativa per le prime consultazioni e la nomina di commissari che gestiranno il periodo transitorio. Questi aspetti tecnici sono pensati per garantire che il ritorno delle Province non sia solo formale, ma sia accompagnato da una capacità di operare fin da subito in ambiti essenziali come la sicurezza degli edifici scolastici e la gestione delle strade.

Confronti politici e nodi aperti

La ricostituzione delle Province è anche terreno di confronto politico. Alcune critiche sono arrivate dal centrodestra, dove l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani ha chiesto che il provvedimento sia «riempito di contenuti» per non apparire come un’operazione di poltrone. L’assessore Roberti ha però ricordato che il ddl è stato approvato due volte all’unanimità in giunta, anche con la presenza di esponenti di FdI, e che al Cal ha incassato soltanto due voti contrari da Udine e San Canzian. Il vice ministro Vannia Gava ha definito il passaggio «importante» per restituire centralità ai territori.

Prossime tappe e incertezze

Ora la palla passa al Consiglio regionale, che dovrà valutare il testo, svolgere audizioni e potenzialmente migliorarlo nel corso dell’esame parlamentare. Pur essendo chiaro l’obiettivo della piena ricostituzione entro la fine dell’anno utile per il trasferimento dal 1 gennaio 2027, il calendario politico resta incerto. Tra gli elementi da definire ci sono i dettagli del sistema elettorale provinciale e la traduzione in atti concreti delle norme di supporto per i Comuni più piccoli.

Complessivamente il provvedimento rappresenta una riorganizzazione significativa del sistema locale in Friuli Venezia Giulia, con possibili effetti sulla governance dei servizi territoriali e sul rapporto tra istituzioni e comunità. Il dibattito che si aprirà in Consiglio e nelle sedi di consultazione determinerà in che misura la riforma risponderà alle esigenze di efficienza amministrativa o darà spazio a logiche politiche legate alla distribuzione degli incarichi.

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