Il 19 giugno 2026, il Senato italiano ha iniziato a discutere il disegno di legge 1552, noto come ddl Malanche propone una radicale riforma della legge sulla caccia. Questo provvedimento, presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Roberto Malanha suscitato forti critiche da parte di ambientalisti, scienziati e istituzioni europee.
La legge attuale, la 157/1992è considerata un punto di riferimento per la tutela della fauna selvatica in Italia. Tuttavia, il nuovo disegno di legge propone modifiche che, secondo i critici, rappresentano una deregulation pericolosa per gli ecosistemi italiani.
Le critiche alla riforma: un attacco alla biodiversità
La consigliera regionale Serena Pellegrinomembro di Alleanza Verdi e Sinistraha definito il ddl Malan una vera e propria deregulation che stravolge la legge 157/1992. Secondo Pellegrino, il disegno di legge esponendo il nostro patrimonio faunistico e i cittadini a rischi gravissimi.
Tra le modifiche più controverse ci sono l’aumento delle specie cacciabilil’allargamento dei periodi di caccia e la riduzione delle tutele nelle aree protette. Questi cambiamenti, secondo gli esperti, rappresentano un salto indietro di decenni nella tutela della biodiversità.
Pellegrino ha anche sottolineato che il ddl Malan ignora i pareri della comunità scientifica e le normative comunitarie sulla tutela degli habitat, come la direttiva Uccelli (2009/147/Ce) e la direttiva Habitat (92/43/Cee).
Le reazioni delle istituzioni europee
La riforma della caccia in Italia ha suscitato preoccupazioni anche a livello europeo. La Commissione europea e il Consiglio d’Europa hanno espresso forti critiche al disegno di legge, definendolo incompatibile con le normative europee sulla tutela della biodiversità.
La Commissione europeaattraverso la Direzione generale Ambiente, ha inviato una lettera al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) per sottolineare come il ddl Malan rischi di entrare in conflitto con le normative Ue. Anche il Consiglio d’Europaattraverso il Comitato permanente della Convenzione di Bernaha richiesto chiarimenti al governo italiano.
La senatrice di Verdi Alto Adige/Südtirol Aurora Floridiapresidente del Network per un ambiente sano al Consiglio d’Europa, ha definito il disegno di legge un gravissimo arretramento nella tutela della fauna selvatica.
Le conseguenze per l’ambiente e la sicurezza pubblica
Secondo gli ambientalisti, la riforma della caccia rappresenta un attacco frontale al patrimonio naturale di tutti gli italiani. La legge, se approvata, potrebbe trasformare il nostro territorio in un bersaglio liberocalpestando le più elementari regole di tutela degli uccelli e degli habitat.
Un altro punto critico è la sicurezza pubblica. La riforma ignora del tutto il tema della sicurezza, mettendo a rischio i cittadini e gli ecosistemi. La tutela del patrimonio naturale dello Stato non può essere subordinata a logiche di sfruttamento o a una visione ideologica che considera gli animali come semplici bersagli da eliminare.
La consigliera Pellegrino ha anche criticato la trasformazione dei cacciatori in presunti bioregolatorisminuendo il parere scientifico dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Questo, secondo Pellegrino, significa sostituire la competenza scientifica con gli interessi di lobby.
La riforma della caccia in Italia è un tema complesso e controverso. Mentre il governo cerca di approvare il disegno di legge, ambientalisti e istituzioni europee continuano a sollevare preoccupazioni. La tutela degli ecosistemi è un dovere costituzionale e non è negoziabile. La natura italiana è un bene comune e deve essere difesa da chi vuole smantellarne le tutele per fare un favore alle lobby della caccia.



