19 Giugno 2026 ☀ 26°

Udienza a Trieste su presunti maltrattamenti: le dichiarazioni delle figlie e le misure cautelari

In un'aula di Trieste le figlie hanno ricostruito anni di presunti maltrattamenti fisici e psicologici; tre donne erano state accolte dal centro antiviolenza Goap e il padre, oggi ottantenne, è stato allontanato e sottoposto a divieto di avvicinamento.

Udienza a Trieste su presunti maltrattamenti: le dichiarazioni delle figlie e le misure cautelari

In tribunale a Trieste si è tenuta un’udienza che ha riportato sotto i riflettori una vicenda familiare segnata da accuse di maltrattamenti fisici e psicologici. Le dichiarazioni raccolte in aula riguardano una coppia con circa 30 anni di matrimonio e due figlie; tre donne, tra cui le due figlie, due anni fa si erano allontanate dall’abitazione e avevano trovato protezione presso il centro antiviolenza Goap.

La vicenda è seguita anche nell’ambito della separazione tra i coniugi: il padre, oggi ottantenneè stato allontanato dall’abitazione con l’intervento della forza pubblica e gli è stato notificato un divieto di avvicinamento nei confronti della moglie. Le audizioni svolte in aula hanno messo in luce episodi e frasi ricorrenti che le parti offese attribuiscono all’imputato.

Udienza del giovedì 18 giugno a Trieste

Nell’udienza di giovedì 18 giugnodurata oltre due ore, il collegio presieduto dal giudice Giorgio Nicoli ha ascoltato le testimonianze delle due figlie dell’imputato, oggi nella fascia d’età tra i 20 e i 30 anni. Presenti in aula anche il pubblico ministero Andrea La Gangal’avvocato che assiste le parti offese Giovanna Augusta de’Manzano e la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Lara Lakic.

Le dichiarazioni delle figlie hanno ricostruito anni di presunti comportamenti vessatori e un clima familiare descritto come teso e angosciante. In un passaggio della testimonianza è stata ricordata una frase particolarmente significativa che le figlie attribuiscono al padre: “devi adorarmi come un Dio“. Frasi e atteggiamenti riportati in aula sono stati contestualizzati anche con il ricorso al centro Goapche aveva offerto accoglienza a tre donne due anni fa.

Dettagli processuali e presenze in aula

L’udienza ha compreso l’esame delle testimonianze delle partes offese e l’acquisizione di elementi utili al procedimento penale per maltrattamenti. Il processo è collegato alle vicende civili relative alla separazione dei coniugi, procedura che aveva già disposto misure urgenti come l’allontanamento dell’uomo dall’abitazione. La presenza in aula di giudice, pm e avvocati ha permesso di porre domande precise alle testimoni e di ricostruire la cronologia dei fatti denunciati.

Dichiarazioni delle figlie e ricorso al centro antiviolenza Goap

Secondo quanto emerso, le tre donne che hanno cercato aiuto presso il centro antiviolenza Goap si erano allontanate dall’abitazione familiare due anni fa. L’accoglienza del centro è stata un passo fondamentale per la loro tutela e ha rappresentato l’inizio di un percorso che ha portato alla denuncia e all’attivazione delle tutele giudiziarie. Le figlie hanno raccontato episodi ripetuti di controllo, umiliazioni verbali e modi di dire che, nel loro racconto, miravano a giustificare un comportamento autoritario e possessivo.

Le parole riportate in aula, incluse le affermazioni secondo cui “le figlie di un musulmano sono di proprietà del padre” e le minacce di condanne postume come “se non vi sottomettete a me andrete all’inferno”, sono state usate dalle parti offese per descrivere il contesto emotivo in cui sono cresciute. Tali affermazioni sono state valutate nell’ambito del procedimento penale come elementi costitutivi del quadro di maltrattamenti denunciato.

Misure adottate e stato del procedimento

In conseguenza delle accuse e delle indagini, il giudice che segue la separazione ha ordinato l’allontanamento dell’uomo dall’abitazione, eseguito con l’intervento della forza pubblica. Inoltre è stato disposto un divieto di avvicinamento alla moglie, misura che interessa direttamente la dinamica delle relazioni familiari e la sicurezza delle persone coinvolte.

Il procedimento penale prosegue con l’ascolto di ulteriori testi e con la raccolta di prove necessarie a chiarire la responsabilità dell’imputato. In aula sono stati fissati i passaggi che permetteranno alla magistratura di valutare in che misura le testimonianze e gli altri elementi a supporto possano configurare reati punibili secondo il codice penale.

L’attenzione rimane sul percorso giudiziario e sulle condizioni di tutela delle persone che hanno denunciato gli episodi. Le vicende personali riportate in aula hanno messo in evidenza la complessità degli strumenti di protezione offerti alle vittime e il ruolo delle strutture di accoglienza come Goap nel fornire supporto immediato.

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