Il complesso industriale di Porto Marghera è al centro di una proposta italiana per ospitare un hub europeo dedicato alle terre rare e alle altre materie prime critiche. Dopo sopralluoghi nelle aree bonificate dell’ex petrolchimico, rappresentanti istituzionali italiani ed europei hanno evidenziato la volontà di accelerare sull’iter, con l’obiettivo di rendere operativo il cantiere già in autunno. Il progetto non si limita al semplice stoccaggio: è pensato come un sistema integrato che include logistica, lavorazione e riciclo.
Alla base dell’iniziativa c’è la necessità di diminuire una forte dipendenza dalle importazioni extra Ue, in particolare dalla Cina, per materiali come litiomanganesemagnesio e appunto le terre rare. La proposta italiana si inserisce nel quadro del regolamento europeo sulle materie critiche che fissa obiettivi stringenti per estrazione, lavorazione e riciclo entro il 2030 e nel quale sono previste percentuali minime da realizzare all’interno dell’Unione.
Tempistiche, sopralluoghi e piano operativo per Marghera
Le aree prese in considerazione includono 12 ettari bonificati all’interno dell’ex petrolchimico, di proprietà di Eni Rewind, ritenute idonee per ospitare depositi e infrastrutture industriali. Le autorità hanno manifestato l’intenzione di aprire i cantieri già a ottobre, compatibilmente con i tempi necessari per allineare le procedure nazionali con le scadenze e i requisiti comunitari. Questa accelerazione vuole tradursi in fatti concreti: dalla predisposizione delle aree di stoccaggio alle autorizzazioni per impianti di prima lavorazione.
Dichiarazioni istituzionali e quadro normativo
Il progetto è stato accompagnato da dichiarazioni che sottolineano la priorità strategica di ottenere autonomia nella filiera delle materie prime critiche. Il riferimento normativo è il Critical raw materials Act europeo e il regolamento del 2026 che stabilisce obiettivi quantitativi per estrazione, lavorazione e riciclo. L’intento è evitare vulnerabilità legate a shock di approvvigionamento, come quelli che si possono verificare in contesti geopolitici instabili, rafforzando nel contempo la resilienza industriale del continente.
Rete logistica nordestina e il ruolo delle regioni e delle imprese
La candidatura di Porto Marghera non è isolata: è stata pensata come parte di un sistema che coinvolge i porti di Ravenna e Triesteoltre all’Interporto di Veronalungo l’asse del Brennero. Questa rete mira a garantire collegamenti marittimi e terrestri rapidi verso i mercati europei, consentendo rifornimenti tempestivi in caso di shock sulle forniture. Il Nordest è indicato come perimetro naturale del progetto, grazie a competenze locali nella logistica di materiali complessi, nella chimica industriale e nelle filiere del riciclo.
Integrazione con risorse interne: Tassullo e imprese coinvolte
All’interno del sistema è prevista la connessione con la miniera di dolomia di Tassullo in Val di Non, utile per spazi di stoccaggio aggiuntivi. Sul fronte industriale, esistono già aziende italiane che hanno superato i controlli europei per progetti strategici legati alle materie critiche: due realtà operative sono dislocate nel territorio veneziano e si occupano di processi di recupero e raffinazione. Nell’idea dei promotori, queste imprese saranno parte integrante della filiera, contribuendo a tenere in Europa la catena del valore dalla raccolta al riciclo.
Un elemento centrale della proposta riguarda il trattamento dei rifiuti contenenti materie preziose: pannelli solari usati, batterie, accumulatori e dispositivi elettronici che oggi spesso vengono esportati fuori dall’Unione per essere riciclati. L’obiettivo dichiarato è favorire il più possibile la lavorazione e il riciclo sul territorio nazionale e comunitario, riducendo così la dipendenza da monopoli esterni e creando valore aggiunto industriale locale.
Il dossier italiano punta a sfruttare competenze esistenti e infrastrutture logistiche per trasformare il quadrante adriatico in un nodo strategico della filiera europea delle terre rare. Se le autorizzazioni e il coordinamento con le istituzioni europee procederanno senza ostacoli, il progetto potrebbe segnare un passo rilevante verso una maggiore autonomia industriale e una nuova centralità del Nordest nel panorama produttivo europeo.


