Il cardinale Matteo Zuppiarcivescovo di Bologna e presidente della CEIha visitato il 14 giugno la Pieve di Santa Maria Assunta a Prato di Resia (Udine) per il cinquantesimo anniversario del sisma del 1976. La celebrazione ha riunito comunità, istituzioni e delegazioni bolognesi nel luogo simbolo della Val Resiacon una liturgia seguita da momenti comunitari.
L’iniziativa ha rinnovato il legame nato nel doposisma tra la diocesi di Bologna e le comunità friulane, trasformando il ricordo in un impegno aggiornato alla ricostruzione sociale. Sono intervenuti la sindaca di Resia Anna Micelli e il pievano della Val Resia don Alberto Zannierinsieme a una delegazione di volontari bolognesi che operò nel 1976. Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026.
L’omelia: “Diamoci da fare per ricostruire un mondo diviso”
Nell’omelia, Zuppi ha richiamato la necessità di ricucire le fratture del presente: «Diamoci da fare per ricostruire un mondo pieno di divisioni, di fratture, terremoti». Il cardinale ha esteso la riflessione oltre la riparazione delle opere materiali, indicando la coesione come priorità della ricostruzione sociale. Ha inoltre ricordato «quanti non ci sono più, ma hanno fatto molto per la comunità di Resia», valorizzando l’eredità di chi operò nei soccorsi. «Dai territori piccoli nascono cose grandi», ha aggiunto, indicando nelle relazioni durature e nelle esperienze locali la base di una solidarietà capace di generare progetti condivisi.
Durante la celebrazione, il cardinale ha riconosciuto il valore umano dello scambio tra Emilia e Friuli: «I volontari bolognesi hanno ricevuto molto più di quanto hanno dato». L’appello si è intrecciato con l’attualità delle aree montane, in cui la presenza dei servizi e la partecipazione civica diventano elementi strutturali per consolidare una memoria attiva. La messa è stata celebrata nella Pieve di Santa Maria Assuntacuore religioso della valle e cornice dei momenti di raccoglimento e preghiera.
Simboli e istituzioni: la croce pettorale e il Duomo di Gemona
Al termine della liturgia la comunità ha consegnato a Zuppi una croce pettorale in argento a memoria della giornata e del gemellaggio con la diocesi di Bologna. Sulla croce è inciso il profilo della parte del Duomo di Gemona rimasta in piedi dopo il 1976, a richiamare la capacità di ripartire da ciò che resiste. «Anche in mezzo a un disastro c’è sempre qualcosa che resiste e da cui è possibile ripartire», ha commentato la sindaca Micelli, legando il simbolo a un orizzonte di continuità e progettualità.
Ad accogliere il presidente della CEI erano presenti, oltre alle autorità religiose, rappresentanti del Parco naturale delle Prealpi Giuliedella Comunità di montagna del Canal del Ferro e Val Canale e della Riserva di Biosfera Mab Unesco Alpi Giulie. La sindaca ha rimarcato la gratitudine della valle e il ruolo delle istituzioni locali come parte di un tessuto coeso che unisce patrimonio naturale, presidio dei servizi e identità culturale.
Partecipazione comunitaria: musica resiana e legame con Bologna
L’arrivo del cardinale è stato scandito da canti e danze tradizionali, con la presenza del gruppo folkloristico del paese. In Pieve si è esibito il tredicenne Giovanni Di Florianosindaco del Consiglio comunale dei ragazzi, che ha suonato il tipico violino resiano. La musica ha dato sostanza al patrimonio immateriale della valle, riportando al centro la trasmissione intergenerazionale dei saperi. Dopo la celebrazione eucaristica, la comunità ha offerto un pranzo in onore dell’ospite, momento informale che ha rafforzato il dialogo con i delegati bolognesi.
La giornata si è chiusa con la partenza di Zuppi verso Bologna nel pomeriggio, a conclusione di un programma concentrato ma denso di incontri. La presenza congiunta delle istituzioni e delle realtà associative ha confermato la volontà di mantenere viva la rete di vicinanza nata nel doposisma, orientandola a nuove iniziative in cui memoria, coesione e partecipazione restano motori.
Esigenze della Val Resia e richieste di sostegno
Nell’interlocuzione con il cardinale, la sindaca Anna Micelli ha illustrato i progetti in corso e le criticità delle aree internechiedendo supporto per rafforzare la resilienza di un territorio montano che punta a servizi stabili, mobilità adeguata e valorizzazione culturale. «Abbiamo molti progetti, ma abbiamo bisogno di sostegno per rafforzare la nostra resilienza», ha detto, legando la memoria del 1976 alla sfida di garantire vivibilità e opportunità ai residenti.
L’incontro ha quindi intrecciato commemorazione e proposta, con l’impegno a proseguire una collaborazione che superi il perimetro della ricostruzione materiale. L’attenzione a servizi essenziali e coesione comunitaria si è delineata come la traiettoria condivisa tra diocesi di Bologna e valle friulana, nella prospettiva di trasformare un anniversario in un cantiere di lavoro civile e pastorale.


