Il turismo nautico italiano sta registrando un fatturato annuo di circa 5,7 miliardi di euro, ma la gran parte di questo valore è concentrata in una fascia molto ristretta della flotta. Studi recenti mostrano che appena 3 % delle imbarcazioni operative – quei superyacht e le unità tra 18 e 24 metri – sono responsabili del 42 % dell’impatto economico complessivo. Questa concentrazione rende il segmento di alta gamma una vera e propria leva di sviluppo per le coste italiane.
Il peso economico dei superyacht in Italia
Nel 2025 il settore ha generato 5,7 miliardi di euro: 3,6 miliardi derivano da spese direttamente legate all’acqua – ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggi – mentre i restanti 2,1 miliardi provengono da consumi a terra, tra ristorazione, ospitalità, shopping, mobilità e intrattenimento. Quando si includono le imbarcazioni tra 18 e 24 metri, il gruppo rappresenta solo il 7 % della flotta nazionale ma produce il 55 % del valore totale del turismo nautico.
Nonostante il Mediterraneo accolga circa il 60 % della flotta mondiale, in Italia soltanto il 2 % dei posti barca è dedicato a unità superiori ai 24 metri. La mera disponibilità di ormeggi non basta: un superyacht cerca un territorio capace di fornire sia servizi marittimi di alto livello sia infrastrutture a terra per le esigenze di equipaggio e ospiti. Questo è evidente dal comportamento di soggiorno: circa 1 200 superyacht stagionali attraccano in Italia per una media di 23 giorni, toccando sette località, mentre 960 unità stanziali – per lo più yacht da 40-60 metri – rimangono in porto per una media di 193 giorni, distribuiti su più di otto mesi. La Liguria detiene il primato per giorni di presenza, con la Riviera dei Fiori, Genova e il Golfo della Spezia tra le mete più ambite.
Il Friuli-Venezia Giulia e la sua strategia per i grandi yacht
Nel contesto della regata Barcolana 58 le autorità regionali hanno ribadito che l’economia del mare rappresenta il 7,3 % del PIL regionale, pari a 2,9 miliardi di euro, e coinvolge quasi 4.400 imprese. L’assessore Sergio Emidio Bini ha illustrato come il comparto, pur affrontando una congiuntura economica difficile, continui a mostrare margini di crescita, soprattutto nei segmenti ad alto valore aggiunto.
Tra i progetti più rilevanti spiccano Trieste Shipyards un’iniziativa sostenuta da solidi piani industriali e da investimenti privati, e Maritime Ventures un fondo da circa 30 milioni di euro destinato allo sviluppo di startup nei settori nautico e logistico-portuale. La Regione è stata la prima in Italia a emanare un testo unico sulla nautica volto a semplificare le procedure per cantieri, artigiani e operatori turistici. Inoltre, sono stati stanziati 3 milioni di euro per il 2025 e oltre 3,5 milioni per il 2026 per sostenere imprese, operatori e diportisti.
La rete infrastrutturale conta 25 marine e 15.462 posti barca, elemento cruciale per aumentare la competitività con altri scali mediterranei. Tuttavia, gli esperti hanno sottolineato che l’attrattiva per i megayacht dipende altrettanto da servizi a terra specializzati – manutenzione, approvvigionamento, accoglienza tecnica e ospitalità – quanto dalla disponibilità di banchine.
Strutture, personale e prospettive occupazionali
Nel panorama nazionale sono attualmente in cantiere 24 000 nuovi posti barca, a cui si aggiungono altri 50 000 programmati, distribuiti da Sanremo a Cagliari, Olbia, Bari e Trieste. Il completamento di questi progetti richiede però una revisione delle normative fiscali, dei dragaggi e della riqualificazione portuale. Parallelamente, la filiera dell’economia del mare richiederà entro il 2030 circa 175 000 lavoratori, ma il 43 % delle posizioni richieste nella cantieristica rimane vacante, con carenze che spaziano dalla meccanica all’elettronica, dall’automazione all’artigianato.
Questi dati evidenziano che il vero motore di crescita non è tanto l’incremento di imbarcazioni in stagione, quanto la capacità di trasformare le tappe in basi operative permanenti, aumentando la permanenza e stimolando attività economiche anche fuori dall’estate. Un approccio integrato – investimenti in infrastrutture, normativa snella, formazione specialistica e servizi a terra di alta qualità – costituisce la chiave per consolidare l’Italia e il Friuli-Venezia Giulia come destinazioni di riferimento per i superyacht di lusso.



