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Stati Uniti vs Europa: le radici culturali che li separano

Scopri le radici storiche che rendono gli USA un mondo a parte rispetto all’Europa

Stati Uniti vs Europa: le radici culturali che li separano

Nel 2012 Francesco Antonucci osservava che gli italiani tendono a vedere l’America come un’estensione dell’Europa, quasi un Paese con gli stessi valori e costumi. Oggi, però, appare chiaro che le somiglianze sono solo superficiali: l’Stati Uniti si fondano su strutture culturali e religiose che non trovano equivalenti immediati nei Paesi europei, nemmeno nella Gran Bretagna, nonostante la condivisione della lingua.

Le recenti discussioni nei media americani, alimentate dalle retoriche di figure come Donald Trump e dal vicepresidente JD Vance mostrano una crescita di insoddisfazione verso l’establishment europeo. Le divisioni interne e le critiche alle cancellerie europee hanno creato un clima di sfiducia reciproca, soprattutto su temi legati alla cultura “woke” e al ruolo degli Stati Uniti nel mondo.

Le radici puritane del primo insediamento americano

Nel 1620, un gruppo di puritani fuggiti dall’Inghilterra, dove il re Giacomo I perseguitava i dissidenti religiosi, attraversò l’Atlantico a bordo della Mayflower. Quattrocentosessanta due pellegrini – i cosiddetti “Separatisti” – fondarono la colonia di Plymouth, cercando libertà di culto e una vita lontano dall’intolleranza del sovrano.

Scisma di Enrico VIII e l’emigrazione dei separatisti

Lo scisma del 1534, imposto da Enrico VIII per motivi politici più che per le vicende di Anna Bolena, destabilizzò l’Inghilterra e avviò una serie di persecuzioni contro i puritani. La repressione spinse molti a cercare rifugio nel Nuovo Mondo dove avrebbero potuto costruire una società fondata sul principio della purificazione della Chiesa da ogni traccia cattolica.

Calvinismo, evangelicalismo e influenza sulla politica estera

Il calvinismo introdotto da Giovanni Calvino a Ginevra, si diffuse in Scozia, nei Paesi Bassi e in Inghilterra, dando vita alle tradizioni presbiteriane e puritane. Il Sinodo di Dordrecht (1618-1619) fissò i canoni di predestinazione e di autorità biblica, concetti che ancora oggi permeano le chiese evangeliche americane.

Queste chiese hanno un ruolo politico determinante: nei decenni recenti hanno sostenuto quasi sistematicamente i candidati repubblicani, tra cui Donald Trump, il quale si è presentato più volte come un “predestinato” a guidare la nazione. Le reti evangeliche mobilitano milioni di voti attraverso pastorali, conferenze e il potente ranking delle personalità influenti.

Classifiche, meritocrazia e filantropia nella cultura americana

Gli americani sono ossessionati dal ranking università, città, aziende e persino persone vengono costantemente classificate. Il SAT, in vigore dal 1926, è un test di ragionamento logico più che di conoscenza, pensato per premiare il talento individuale a prescindere dalle condizioni socio-economiche del candidato.

Questa logica si traduce in una tradizione filantropica chiamata “give back”. I più ricchi, ispirati da una sorta di predestinazione moderna, destinano una parte consistente del loro patrimonio a università e fondazioni, come dimostra il movimento “Giving Pledge”.

Democrazia, dottrina Monroe e la nuova strategia globale

La Costituzione, con il famoso inciso “Tutti gli uomini sono creati eguali… vita, libertà e felicità”, ha trasformato la democrazia in un valore sacro per gli americani. Questo ha generato la tendenza a “esportare” la democrazia, un concetto che nasce dalla convinzione che solo un governo democratico possa legittimare uno Stato.

La dottrina Monroe, enunciata nel 1823, è stata reinterpretata come “Monroe 2.0” dal governo Trump-Vance, con accordi come lo “Scudo per le Americhe” che mirano a rafforzare la resilienza dell’emisfero attraverso economia e sicurezza. Parallelamente, la tensione nei pressi dello Stretto di Hormuz riflette l’interesse strategico americano nel controllare le vie energetiche mondiali.

Comprendere queste specificità è indispensabile per interpretare le scelte di politica estera di Washington.

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