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Progetto Pallipes: strategie per salvare il gambero di fiume e il suo habitat

Il progetto Pallipes coordina monitoraggi, catture e linee guida per la conservazione del gambero di fiume nell'area italo-slovena, con contributi scientifici e interventi sul campo

Progetto Pallipes: strategie per salvare il gambero di fiume e il suo habitat

Il piccolo crostaceo d’acqua dolce conosciuto come gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) è al centro di un programma transfrontaliero che intende aggiornare le conoscenze sulle sue popolazioni e mettere in atto misure di tutela. Presentato in più tappe e illustrato anche il 25 maggio 2026 all’Acquario di Ariis di Rivignano, il progetto Pallipes è finanziato dal Programma Operativo Interreg Italia-Slovenia 2026-2027 e punta a integrare monitoraggi tradizionali e tecniche molecolari per contrastare la diffusione di specie aliene.

Perché la specie è considerata vulnerabile

Il gambero di fiume è sensibile a molteplici pressioni ambientali: l’inquinamento, le alterazioni del regime idrologico e la perdita degli habitat sono tra i principali fattori di declino. Classificato come specie in pericolo nella lista rossa dell’IUCN, questo crostaceo funge da sentinella dell’ecosistema poiché la sua presenza indica acque relativamente sane. Negli ultimi anni la comparsa di colonizzatori come il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii) ha ulteriormente complicato il quadro, con impatti diretti sulle popolazioni autoctone e cambiamenti strutturali agli habitat fluviali.

Distribuzione e punti critici

I rilievi effettuati nel corso del progetto hanno individuato aree di maggiore concentrazione lungo il confine italo-sloveno, con particolare focalizzazione sulle valli del Torre e del Natisone, dove in alcune postazioni sono stati rilevati oltre cento individui. Tuttavia la distribuzione non è omogenea: in molte stazioni il gambero è raro o assente, e sorprende che i tratti più significativi non godano di strumenti di tutela, nemmeno nell’ambito della Rete Natura 2000. Questa frammentazione della presenza rende urgente definire priorità di conservazione e intervento.

Interventi del progetto e risultati operativi

Il programma Pallipes combina attività di campo, analisi sanitarie e indagini genetiche per ottenere un quadro demografico e sanitario delle popolazioni. Tra le azioni concrete si segnala l’operazione di contenimento avviata nel bacino del canale Brancolo in provincia di Gorizia, dove sono stati catturati e rimossi oltre 3.200 esemplari di gambero rosso della Louisiana. Queste rimozioni costituiscono una misura diretta per ridurre la pressione sulla specie autoctona e sono integrate da linee guida per i lavori in alveo e per le migliori pratiche di gestione suggerite dall’ETPI (Ente Tutela Patrimonio Ittico).

Contributi scientifici e tecnologie impiegate

Un ruolo chiave nelle attività di monitoraggio è stato svolto dalla Facoltà di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che ha applicato la metodologia del DNA ambientale (e-DNA) per rilevare la presenza sia del gambero autoctono sia degli invasori. L’uso dell’e-DNA permette di integrare le catture tradizionali con rilevamenti molecolari sensibili, utili per identificare popolazioni anche quando gli individui sono difficili da osservare direttamente. I dati raccolti includono parametri demografici, sanitari e genetici, necessari per impostare strategie di lungo periodo.

Linee guida, governance e prossime tappe

Oltre alle azioni sul campo, Pallipes lavora alla stesura di raccomandazioni operative per i lavori in alveo e per la gestione delle acque interessate, che confluiranno nel contributo al Piano d’azione quinquennale per la conservazione del gambero nell’area transfrontaliera. Il progetto coinvolge partner istituzionali e operatori affidatari del monitoraggio, tra cui il Servizio caccia e risorse ittiche della Regione e società specializzate. La comunicazione dei risultati e il confronto tra stakeholder sono parte integrante della strategia di governance territoriale.

Eventi e diffusione

La disseminazione dei risultati è prevista anche attraverso eventi pubblici: dopo le presentazioni locali, la conferenza finale del progetto è calendarizzata per novembre 2026 presso la sede del Parco delle Grotte di San Canziano in Slovenia, partner capofila. Queste occasioni serviranno a condividere i risultati, validare le linee guida e stimolare accordi di gestione transfrontaliera per preservare il gambero di fiume e gli habitat connessi.

Verso una gestione sostenibile

La sfida principale resta conciliare interventi di controllo delle specie invasive con misure di tutela degli ecosistemi fluviali, in un quadro che richiede approcci integrati e basati su dati solidi. L’adozione di tecniche come il monitoraggio e-DNA, la rimozione mirata degli invasori e la definizione di aree prioritarie per la protezione rappresentano passi fondamentali per garantire la sopravvivenza del Austropotamobius pallipes nell’area italo-slovena.

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