3 Ottobre 2026 ☀ 21°

Follonica e Farra di Soligo: le Case della Comunità al centro

Le Case della Comunità coinvolgono cittadini, medici e volontari per una sanità più vicina e partecipata.

Follonica e Farra di Soligo: le Case della Comunità al centro

Negli ultimi mesi le Case della Comunità hanno assunto un ruolo di riferimento per la sanità territoriale in diverse zone della Toscana, del Veneto e dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo dichiarato è quello di avvicinare i servizi sanitari e sociosanitari alle esigenze quotidiane dei cittadini, creando un modello di assistenza più integrato e partecipativo.

Follonica: questionari per una sanità su misura

Il progetto avviato da Cittadinanzattiva a Follonica prevede la distribuzione di questionari cartacei all’ex Casello idraulico in via Roma. Dal lunedì alle 10.30 fino alle 19.00 i volontari raccoglieranno le opinioni dei residenti, garantendo l’anonimato e la massima accessibilità per chi non utilizza strumenti digitali. L’iniziativa, patrocinata dal Comune, intende creare una mappa dei bisogni reali della popolazione, favorendo una sanità più vicina e orientata alla prevenzione e alla gestione delle cronicità.

Convegno con la ASL e gli amministratori locali

Venerdì, sempre nella stessa sede, si terrà un convegno pubblico con i referenti della ASL e gli amministratori comunali. Dalle 17.30 verranno illustrate le linee guida della futura Casa della Comunità e il modo in cui i dati raccolti potranno influenzare le scelte operative in materia di medici di medicina generale, specialisti, infermieri di famiglia e assistenti sociali. Eleonora Di Buduo, referente di Cittadinanzattiva, ha sottolineato che il progetto vuole trasformare la struttura in un “servizio vivo” modellato sulle reali necessità dei follonichesi.

Farra di Soligo: una nuova sede al servizio di otto comuni

Mercoledì sera, nella Casa della Comunità di via dei Bert a Farra di Soligo, è stata accolta una platea di circa 150 persone. Dopo una visita guidata agli spazi – punto accoglienza, sale d’attesa, prelievi e numerosi ambulatori distribuiti su tre piani – i presenti hanno potuto ascoltare il direttore dell’UOC Cure Primarie il dottor Marco Mosele, che ha illustrato il funzionamento della struttura. L’edificio, frutto di un investimento regionale di oltre 2,2 milioni di euro, ospita servizi di cure primarie, assistenza domiciliare integrata, continuità assistenziale e una rete di specialisti, tutti accessibili mediante un Punto Unico di Accesso (CU​P).

Partecipazione di istituzioni e amministrazioni

Al convegno hanno partecipato il sindaco Mattia Perencin, la vicesindaca Silvia Spadetto, l’assessore alla sanità e sociale Giovanna Bortolin, oltre ai rappresentanti di tutti gli otto comuni serviti: Farra, Cison di Valmarino, Follina, Miane, Moriago della Battaglia, Pieve di Soligo, Refrontolo e Sernaglia della Battaglia. Il dirigente generale dell’ULSS 2, Giancarlo Bizzarri, ha definito la Casa della Comunità “un luogo dove le professionalità lavorano in modo coordinato per offrire risposte più integrate e vicine alla vita quotidiana dei cittadini”.

Appennino bolognese: le Case della Comunità diventano laboratori

Nel contesto montano dell’Appennino bolognese, un accordo tra l’Azienda USL di Bologna, l’Unione dei Comuni dell’Appennino e VOLABO ha dato vita al modello #CasaCommunityLab. Il progetto trasforma le future Case della Comunità in laboratori sociali dove giovani, anziani e volontari collaborano per mappare le fragilità e le risorse del territorio. Le attività includono laboratori di cartografia sociale, in cui i ragazzi co-creano una mappa integrata dei bisogni, e la valorizzazione degli anziani come “sentinelle di prossimità” per rafforzare il mutualismo di quartiere.

Struttura organizzativa e obiettivi

Una Cabina di Regia strategica, composta da rappresentanti del distretto sanitario, dei servizi sociali, delle politiche giovanili e delle associazioni di volontariato, coordina il percorso. L’obiettivo principale è quello di rendere le Case della Comunità non solo centri di cura, ma punti di riferimento per il benessere integrato dove la partecipazione attiva dei cittadini è il motore di una rete di assistenza più resiliente. Alessandro Santoni, presidente dei Servizi Sociali Educativi e Culturali, ha evidenziato come la solidarietà montana e il mutuo aiuto siano ingredienti fondamentali per superare le barriere geografiche.

La combinazione di ascolto diretto dei cittadini, strutture moderne e collaborazione intersettoriale promette di rimodellare la sanità territoriale, ponendo al centro le esigenze reali di chi vive sul territorio.

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