La discussione sulla gestione degli immobili pubblici di Trieste si è riaccesa durante la conferenza stampa di Adesso Trieste del 30 maggio 2026, quando i consiglieri comunali Riccardo Laterza e Kevin Nicolini hanno denunciato la scelta dell’amministrazione di indire una gara per l’affitto in blocco dei locali ricavati nell’ex Casa dello Studente di Cavana. Si tratta di 18 appartamenti che, secondo i rappresentanti dell’opposizione, sono già ristrutturati e pronti all’uso ma rischiano di finire nelle mani di operatori privati senza garanzie pubbliche sulla destinazione e sui canoni.
La critica principale: niente bando pubblico né graduatoria
Secondo Adesso Trieste la delibera dell’11 maggio 2026 apre la porta a un modello in cui il Comune affitta in blocco gli edifici e lascia ai soggetti privati la facoltà, non l’obbligo, di subaffittare gli appartamenti. I consiglieri sottolineano che questa soluzione potrebbe tradursi in canoni più alti e nell’assenza di una procedura trasparente per la selezione degli assegnatari, compromettendo il principio di equità che dovrebbe guidare la gestione del patrimonio pubblico.
Impatto sui giovani e sul Programma URBAN
Una parte importante dell’argomentazione riguarda la possibilità di riservare gli alloggi agli under 35, nel solco del Programma URBAN che aveva ispirato la destinazione originaria dell’immobile. I rappresentanti di opposizione sostengono che, se il Comune avesse bandito direttamente gli appartamenti, sarebbe stato possibile applicare un canone concordato più accessibile e gestire una graduatoria pubblica che individui i beneficiari più bisognosi.
Il modello alternativo proposto dall’opposizione
Laterza e Nicolini propongono una gestione pubblica diretta come soluzione praticabile: il Comune potrebbe pubblicare un bando, definire criteri trasparenti e creare una graduatoria che privilegi fasce deboli e giovani. Questo approccio, secondo i consiglieri, ridurrebbe i prezzi rispetto a quelli imposti dal mercato privato e garantirebbe strumenti di controllo e responsabilità pubblica nella gestione degli alloggi.
Perché la gestione diretta conta
Affidare la soluzione abitativa ai privati rischia di trasformare un bene pubblico in un’opportunità di reddito, sottraendo trasparenza e regole pubbliche al processo di assegnazione. L’opposizione ricorda che la gestione diretta consentirebbe anche di monitorare stato degli immobili, costi di manutenzione e criteri di accesso, temi che diventano rilevanti in una città con domanda abitativa elevata.
Il caso Casa Caccia e la strategia del patrimonio comunale
La vicenda di Cavana non è isolata: durante l’incontro i consiglieri hanno richiamato l’attenzione su Casa Caccia, un altro immobile comunale con diversi appartamenti sfitti che l’assessora Lodi aveva ipotizzato di vendere. Adesso Trieste aveva già sollecitato, circa un mese prima, un sopralluogo con la IV Commissione per valutare le condizioni degli alloggi e stimare i costi di ristrutturazione, ma secondo Nicolini quella verifica non è ancora stata organizzata.
Numeri e conseguenze sociali
I rappresentanti dell’opposizione mettono i numeri sul tavolo per rimarcare la criticità: appartamenti comunali sfitti e una domanda crescente di soluzioni abitative a prezzi contenuti fanno emergere l’urgenza di un piano organico. L’assenza di interventi pubblici coordinati può tradursi, dicono, in un peggioramento delle condizioni di accesso alla casa per studenti, lavoratori e famiglie in difficoltà.
Reazioni e prospettive
Adesso Trieste ribadisce la necessità di una scelta di metodo: trasformare il patrimonio comunale in risorsa abitativa accessibile piuttosto che in un asset da valorizzare sul mercato. I consiglieri chiedono che il Comune torni sui suoi passi e applichi procedure pubbliche per l’assegnazione degli alloggi, auspicando che la discussione politica produca un intervento rapido e trasparente prima che i bandi per l’affitto in blocco vengano aggiudicati.
Conclusione
La contestazione su Cavana mette in evidenza la tensione tra due visioni: una che privilegia il coinvolgimento di operatori privati e una che insiste su un ruolo attivo dell’ente locale nella garanzia del diritto all’abitare. Nei prossimi passaggi amministrativi rimarrà centrale il tema della trasparenza, dei canoni e delle modalità di assegnazione: elementi che definiranno non solo il destino dei 18 alloggi, ma anche la strategia complessiva dell’amministrazione comunale sulla gestione del patrimonio immobiliare.



