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Crisi Startech: stipendi in scadenza con bonus ma servono certezze

Startech conferma pagamenti e bonus, ma il futuro dell'impianto rimane incerto in attesa del prossimo tavolo ministeriale

Crisi Startech: stipendi in scadenza con bonus ma servono certezze

Negli ultimi giorni la vicenda che coinvolge l’ex-azienda Flex, oggi nota come Startech, è tornata al centro dell’attenzione: dopo il ritiro di alcuni investitori e più settimane di tensione, la società ha provveduto a sbloccare pagamenti che erano stati posticipati. I dipendenti che aspettavano lo stipendio di aprile hanno ricevuto l’accredito solo l’8 maggio, e successivamente è stata inviata una misura temporanea per attenuare il disagio.

In una comunicazione ripresa anche dagli assessori regionali, l’azienda ha ribadito l’impegno a erogare gli stipendi di maggio nei termini ordinari, aggiungendo una maggiorazione pari al 5 per cento come compensazione. La Regione, insieme al ministero delle Imprese e del made in Italy e a Confindustria Alto Adriatico, ha seguito da vicino i passaggi; inoltre, in una nota del 15 maggio 2026 gli assessori hanno insistito sulla necessità di chiarire la questione degli investimenti per garantire la continuità produttiva.

Situazione attuale

La fotografia del momento mantiene toni preoccupati: la società ha subito il ritiro di capitali di rilievo e il piano industriale è ritenuto ancora non completamente sostenibile da parte delle istituzioni. I rappresentanti sindacali hanno segnalato come la vicenda abbia generato incertezza tra i lavoratori e nel territorio, influenzando anche la catena di forniture locale. Le istanze principali riguardano la ricerca di un nuovo partner solido e la necessità di garanzie concrete per il futuro dell’impianto.

Pagamenti e misure aziendali

Oltre al pagamento del mese di aprile avvenuto in ritardo, l’azienda ha predisposto un acconto di 850 euro per i dipendenti che attendevano le retribuzioni, e ha confermato la corresponsione degli stipendi di maggio entro le scadenze contrattuali con un bonus del 5 per cento. Nonostante questi interventi, fonti sindacali e istituzionali mantengono cautela: le soluzioni adottate risolvono il disagio immediato ma non eliminano il nodo centrale della mancanza di un accordo definitivo con nuovi soggetti industriali.

Reazioni istituzionali e sindacali

Le istituzioni regionali, rappresentate dagli assessori al Lavoro e alle Attività produttive, hanno posto la questione al centro del dialogo con il ministero, sottolineando l’impegno nel monitoraggio quotidiano della situazione e la volontà di tutelare l’occupazione. I sindacati, con in testa la segreteria Uilm di Trieste, hanno espresso preoccupazione: secondo il segretario Antonio Rodà non sono emersi nomi certi di nuovi investitori, ma soltanto lettere di intenti e annunci che al momento non valgono come garanzia operativa per lo stabilimento.

Il ruolo della Regione e del ministero

Regione e ministero hanno sollecitato documentazione e rassicurazioni sull’attuabilità del piano industriale e hanno programmato un nuovo incontro al tavolo ministeriale per approfondire le proposte di partnership e le prospettive operative. Le interlocuzioni puntano non solo a evitare interruzioni di attività, ma anche a verificare la compatibilità degli impegni finanziari con la salvaguardia dell’occupazione, in un contesto in cui la fiducia degli operatori economici resta un elemento fondamentale.

Prospettive e prossimo appuntamento

Il cammino verso una soluzione stabile sembra destinato a passare dalla capacità di individuare un partner industriale credibile: finché persistono solo annunci e lettere di intenti, il rischio di nuove tensioni rimane. È fissata una nuova seduta del tavolo per il 3 giugno, che dovrà chiarire tempi e risorse. Sul fronte giudiziario, inoltre, resta aperto il capitolo dell’incendio doloso segnalato nelle cronache locali: il presunto autore, secondo quanto riportato, non ha reso dichiarazioni davanti al Gip una settimana fa, un elemento che aggiunge complessità a un quadro già ricco di incognite.

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