La vicenda che ha portato alla tragedia a Porcia (Pordenone) trova ricostruzione nell’ordinanza del Gip emessa dopo i fatti del 03 GIU 2026. Secondo il provvedimento, la discussione che ha innescato la sequenza di eventi era nata dalla scoperta di un AirTag che, a detta degli investigatori, sarebbe stato nascosto nell’auto per seguire gli spostamenti dell’ex compagna. La donna, identificata come Andra Florina Dorobantu, ha raccontato di essersi chiusa in bagno insieme ai due figli di 15 e 7 anni mentre chiamava il 112 per chiedere aiuto.
La telefonata, la paura e l’intervento
Nella telefonata al 112 la madre ha ricevuto l’indicazione di restare chiusa nel bagno fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Nelle pagine dell’ordinanza viene riportata la descrizione di ripetuti tentativi di sfondare la porta da parte dell’indagato, Fabrizio Barberini, che secondo quanto ricostruito non avrebbe pronunciato parole durante l’azione. Il timore della donna è sintetizzato nella frase «Forse voleva finirci», citazione che compare negli atti e sottolinea la paura che Barberini potesse raggiungerli nel piccolo rifugio domestico.
Arrivo della polizia e messa in sicurezza
Gli agenti della Squadra Volante sono giunti sul posto pochi minuti dopo la chiamata. L’intervento ha interrotto i tentativi di forza sulla porta e ha permesso di mettere in sicurezza la donna e i due bambini, rimasti barricati fino a quando non hanno sentito la voce di una poliziotta chiedere se ci fosse qualcuno in casa. Nel documento giudiziario questo passaggio è considerato cruciale nella valutazione della gravità dell’episodio e nella decisione che ha portato alla misura della custodia cautelare in carcere per Barberini.
La causa scatenante: la scoperta dell’AirTag
Alla base della lite familiare, secondo il provvedimento, c’è la scoperta di un localizzatore elettronico, il AirTag, che la donna avrebbe trovato nell’auto. Gli inquirenti ritengono che l’oggetto fosse stato posto con l’intento di monitorare gli spostamenti dell’ex compagna, elemento che avrebbe determinato la discussione degenerata nei giorni successivi. Il giudice, nelle motivazioni dell’ordinanza, ripercorre questo passaggio come parte del contesto che ha portato alla dinamica oggetto d’indagine.
Escalation e riflessioni degli inquirenti
Il provvedimento contiene la sequenza degli eventi e sottolinea come dal confronto verbale sia scaturita un’escalation che ha poi avuto esiti tragici. La presenza dell’AirTag nel racconto processuale è vista non solo come prova di controllo ma anche come elemento scatenante di una perdita di controllo nella gestione della relazione, circostanza che ha contribuito alla decisione degli investigatori di procedere con la custodia cautelare per l’indagato.
La misura cautelare e il giudizio del Gip
Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere a carico di Fabrizio Barberini, considerando la pericolosità del quadro ricostruito e i rischi eventualmente connessi alla reiterazione di condotte violente. Nelle motivazioni, l’ordinanza dà rilievo alle dichiarazioni della donna e alla dinamica del tentativo di forzare la porta, elementi ritenuti significativi per stabilire la gravità della situazione e la necessità di misure restrittive.
Riferimenti e rilievi della stampa
La notizia è stata diffusa attraverso agenzie e testate locali: il racconto dell’episodio è presente nei comunicati dell’ANSA e in pezzi ripresi da quotidiani come il Corriere delle Alpi. Tali ricostruzioni riprendono integralmente i punti salienti contenuti nell’ordinanza del Gip e sottolineano il ruolo dell’intervento tempestivo della Squadra Volante nel proteggere la donna e i figli.
Impatto emotivo e considerazioni finali
Oltre alla ricostruzione fattuale, l’episodio mette in luce il tema del controllo nei rapporti personali e il ruolo che strumenti di localizzazione possono avere nell’innescare dinamiche abusive. Le parole della donna riportate negli atti, e in particolare la frase «Forse voleva finirci», racchiudono la paura vissuta in quei momenti e la necessità di misure di tutela immediate quando si percepisce un pericolo imminente. La vicenda rimane oggetto di indagine da parte delle autorità competenti a Porcia (Pordenone) a partire dal 03 GIU 2026.


