È ufficiale: con la pubblicazione del bando prende il via la XXIII edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta. L’iniziativa, che si svolgerà a Trieste nel mese di novembre celebra il giornalismo che si è occupato delle sofferenze dei più giovani e rende omaggio alla memoria di colleghi uccisi sul campo.
Il riconoscimento nasce per ricordare Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo, caduti a Mostar mentre documentavano la tragedia dei bambini nella guerra balcanica, e Miran Hrovatin, assassinato a Mogadiscio insieme alla giornalista Ilaria Alpi. La manifestazione è promossa dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin e mantiene una precisa finalità umanitaria: mettere in luce, attraverso il lavoro dei cronisti, le violenze inflitte alle persone più indifese.
Bando, termini e modalità di partecipazione
Possono concorrere i lavori pubblicati, trasmessi o diffusi tra il 22 giugno 2026 e il 30 giugno 2026. La partecipazione è gratuita e ogni candidato può presentare fino a tre opere per sezione. Le candidature vanno inviate online tramite il form disponibile sul sito ufficiale del Premio; la data ultima per l’invio è domenica 5 luglio 2026. Queste scadenze definiscono il perimetro temporale dei materiali ammessi e sono vincolanti per la giuria.
Sezioni del concorso e riconoscimenti economici
Per l’edizione 2026 sono confermate sette sezioni: TV NewsStampa ItalianaReportage (dedicata ad Alessandro Saša Ota), Stampa Internazionale (intitolata a Dario D’Angelo), Fotografia (dedicata a Miran Hrovatin), Radiofonia e Rotta Balcanica. A ciascuna sezione corrisponde un premio in denaro di 2.000 euro. Questi importi rappresentano un riconoscimento concreto al valore delle inchieste e dei reportage che mettono in evidenza le condizioni dei minori vittime di conflitti e abusi.
Finalità e spirito del Premio
La giuria, presieduta anche quest’anno da Marco Damilano e con Fabiana Martini nel ruolo di segretaria, descrive il Premio come un momento per rimettere sotto i riflettori questioni spesso trascurate. Come ricordato da Martini: “In un tempo in cui le persone più fragili spariscono dall’agenda della politica e dell’informazione” il Premio diventa “un’occasione preziosa per rimettere all’ordine del giorno i temi che la cultura della prepotenza che si va affermando ha oscurato” e per riaffermare il ruolo sociale del giornalismo. La dichiarazione sottolinea la vocazione civile dell’iniziativa e il suo intento di contrastare l’indifferenza.
La giuria punta a una “testimonianza spesso scomoda” e definisce il Premio come “un antidoto all’indifferenza e alla rimozione collettiva“; per questo motivo si attende anche quest’anno una numerosa partecipazione in grado di “aprire i riflettori sulle realtà più drammatiche e dimenticate“.
Significato commemorativo e opportunità per i partecipanti
L’evento mantiene un forte legame commemorativo: i premi sono intitolati ai giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della professione, un elemento che imprime al concorso una dimensione etica oltre che professionale. Per i partecipanti rappresenta un’opportunità per vedere valorizzati lavori che affrontano temi difficili, mentre per il pubblico è occasione di riflessione sul ruolo del reportage e della fotografia documentaria nel raccontare le sofferenze dei minori.
La partecipazione gratuita e il regolamento che consente fino a tre opere per sezione offrono a professionisti e autori indipendenti la possibilità di concorrere con lavori diversi, dal reportage fotografico al servizio radiofonico.
Per informazioni pratiche e invio delle candidature è previsto il form online sul sito del Premio: questa procedura digitale consente di raccogliere in modo ordinato i materiali e di garantire a tutti i partecipanti le stesse opportunità di valutazione da parte della giuria.


