6 Ottobre 2026 ☁ 18°

Presidio a Udine contro la cementificazione di rogge e canali: appuntamento l’11 giugno 2026

Il coordinamento Giù le Mani dai Fiumi, con il sostegno di Lav, Lipu Fvg e Circolo Legambiente Udine aps, convoca un presidio l’11 giugno 2026 alle 16.30 davanti al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, Viale Europa 141, per contestare interventi di cementificazione e segnalare azioni legali trasmesse alla Procura della Repubblica regionale e all’Ue

Presidio a Udine contro la cementificazione di rogge e canali: appuntamento l’11 giugno 2026

Un presidio intitolato Giù le mani dai fiumi è stato organizzato per il prossimo 11 giugno 2026: il concentramento è fissato alle 16.30 davanti alla sede del Consorzio di Bonifica Pianura Friulanain Viale Europa 141 a Udine. L’iniziativa è promossa da un coordinamento spontaneo di cittadini che denunciano pratiche di gestione delle sponde e dei canali ritenute dannose per l’ambiente e la biodiversità.

All’appello aderiscono anche associazioni ambientaliste note sul territorio, tra cui LavLipu Fvg e Circolo Legambiente Udine aps. Parallelamente, il Comitato in difesa del Friuli Rurale ha avviato un’azione di natura legale; la mobilitazione pubblica e le iniziative giudiziarie sono parte di uno stesso fronte di protesta.

Dettagli del presidio e slogan ufficiale

Il volantino diffuso dal Coordinamento Giù le Mani dai Fiumi sintetizza la protesta con parole chiare e una convocazione netta: “L’11 giugno 2026 manifesteremo il nostro dissenso”. I promotori denunciano interventi effettuati in vari comuni del basso e medio Friuli che avrebbero portato alla rimozione totale della vegetazione e a tagli a raso, seguiti in alcuni casi da opere di cementificazione delle sponde di rogge, canali, torrenti e fiumi.

Tra le criticità sottolineate dagli organizzatori c’è anche la tempistica degli interventi: più volte, secondo il coordinamento, i lavori sarebbero stati eseguiti in pieno periodo di nidificazione e persino all’interno di aree protette come ZSC e ZPS. Per i manifestanti queste azioni risulterebbero in contrasto con le direttive comunitarie e con le norme costituzionali richiamate nel volantino.

Impatto sulla fauna, esempi concreti e confronto con pratiche estere

I partecipanti mettono in evidenza conseguenze ecologiche tangibili: l’eliminazione della vegetazione ripariale compromette habitat essenziali per specie come il Martin Pescatorela Ballerina giallala Ballerina bianca e la Cannaiola verdognola. Il coordinamento ricorda che il Martin Pescatore scava le proprie tane nelle sponde naturali in terra, e che la sostituzione di queste sponde con muri di cemento o argini artificiali elimina la possibilità di nidificazione.

Nel volantino si contesta anche la giustificazione tecnica addotta dal Consorzio, ovvero la necessità di ridurre dispersioni e perdite d’acqua per l’irrigazione: secondo i promotori, questo obiettivo non giustifica la cancellazione di vegetazione e di tutte le forme di vita che vivono sulle sponde. Viene ricordato il ruolo delle piante nella ritenzione idrica, nella filtrazione di inquinanti e nella mitigazione del clima urbano: la copertura arborea può contribuire a ridurre fino al 50% l’effetto di isola di calore, con miglioramenti fino a 7 gradi in alcuni casi.

Per sostenere la propria linea i manifestanti portano esempi internazionali: in OlandaFrancia e Germania le amministrazioni hanno scelto da anni la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, favorendo sicurezza idraulica e biodiversità invece della decementificazione, pratica che secondo il coordinamento è anche in linea con le norme europee.

Richieste e azioni giudiziarie

Oltre allo sciopero civico, è stato predisposto un esposto formale: la documentazione è stata trasmessa alla Procura della Repubblica regionale e all’istanza europea, con l’obiettivo di segnalare la cementificazione di rogge e canali e chiedere verifiche sulle pratiche in atto. I promotori accusano una politica del silenzio che definiscono con l’espressione “non vedo, non sento, non parlo”, e chiedono interventi chiarificatori a livello istituzionale e giudiziario.

Nel testo diffuso si fa inoltre riferimento a interventi considerati non necessari, talvolta funzionali all’utilizzo di finanziamenti disponibili nel 2026e si cita come esempio un lavoro di ingegneria naturalistica realizzato sul corso dello Zuino a Torviscosa come dimostrazione che esistono alternative meno impattanti rispetto alla sponda in cemento. Viene anche menzionato il progetto di una diga prevista sul Tagliamento a Dignanoindicata dai promotori come simbolo delle scelte contestate.

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