Sabato 06 giugno 2026, a Piazza Duomo ad Aviano si è tenuta una manifestazione nazionale contro la guerra e il riarmo che ha richiamato in piazza più di mille persone, con il corteo partito alle 16 verso la base Usaf. L’appuntamento, convocato per le 15ha visto la partecipazione di numerose organizzazioni tra cui ANPI FVGCGILTavolo della PaceGlobal Sumud FlotillaRete Donne in Nero e delegazioni politiche e sindacali.
La manifestazione ha collegato istanze pacifiste e richieste sociali, con bandiere e striscioni che hanno accompagnato il percorso di circa 4 chilometri fino all’area esterna della base militare statunitense. Sul palco è intervenuta la consigliera regionale Serena Pellegrino che ha ribadito le ragioni della protesta e alcune richieste concrete rivolte alle istituzioni.
Messaggi dal palco e richieste agli enti
Dal palco Pellegrino ha pronunciato slogan e riflessioni che hanno fatto da filo rosso alla giornata, inclusa la domanda: “Che fine ha fatto l’articolo della Costituzione secondo il quale si ripudia la guerra?” Ha poi aggiunto che “Preparare la guerra produce guerra, invece bisogna investire nella diplomazia, nella cooperazione, la giustizia sociale”sottolineando l’urgenza di rivedere le priorità di spesa pubblica a favore del welfare e dei servizi essenziali invece che del riarmo.
La manifestazione ha inoltre portato all’attenzione dati e slogan emblematici: “Non accettiamo che la guerra diventi la normalità” è stato il richiamo che ha aperto molte delle riflessioni pubbliche, mentre sul piano internazionale è stato ricordato che “Nel mondo sono in corso 56 conflitti armati”un elemento usato per contestualizzare la mobilitazione e sostenere la richiesta di disarmo.
Richieste sul disarmo e la presenza nucleare
La scelta del luogo di arrivo non è stata casuale: arrivare alla base militare statunitense è servito a sottolineare i timori sull’escalation nucleare. In questa cornice è stato ricordato l’appello al disarmo e l’invito all’adesione a strumenti internazionali volti alla proibizione delle armi nucleari; i manifestanti hanno chiesto inoltre “No a doppi standard, sì al disarmo, la giustizia sociale e la pace” come linea guida per le politiche estere e di difesa.
Partecipazione delle sigle sociali e legame con il lavoro
Alla mobilitazione hanno preso parte oltre cento sigle associative e politiche, insieme a rappresentanze sindacali. Tra queste, una delegazione della RSU Electrolux ha marciato con i propri striscioni, mettendo in connessione la lotta per la pace con quella per il lavoro. I rappresentanti sindacali hanno richiamato l’attenzione sulla situazione occupazionale: in particolare è stato ricordato il dato dei 1900 licenziamenti annunciati da Electrolux come motivo di preoccupazione per le comunità di Porcia e Susegana.
I delegati sindacali hanno affermato che la difesa dell’occupazione è intrecciata con le richieste di una diversa politica economica e industriale, che privilegi investimenti pubblici per servizi e produzioni sostenibili piuttosto che indirizzare risorse verso l’espansione militare. Questo collegamento ha animato slogan e interventi lungo il percorso e nell’area finale vicino alla base.
Azioni simboliche e partecipazione collettiva
All’esterno della base alcuni partecipanti hanno inscenato flash mob che hanno segnato il momento conclusivo della giornata: al suono delle sirene i manifestanti si sono distesi a terra, simulando le vittime dei conflitti e richiamando con forza le conseguenze umane della guerra. L’azione simbolica ha voluto rafforzare l’appello alla pace e la critica a scelte militari considerate pericolose per il territorio e per la sicurezza collettiva.
La giornata di Aviano ha quindi combinato elementi di protesta contro il riarmo e le testate nucleari con istanze sociali e sindacali, in una manifestazione che ha richiamato partecipanti da diverse realtà associative e politiche. Le parole pronunciate sul palco e gli slogan diffusi lungo il corteo hanno evidenziato un messaggio chiaro: “Ogni pallottola prodotta ha un suo potenziale consumatore”e la mobilitazione ha chiesto che risorse e politiche vengano orientate verso la pace, la tutela dei diritti e la giustizia sociale.


