Il rilancio delle Province in Friuli Venezia Giulia ha acceso un confronto politico durante i lavori della V Commissione consiliare. A Udine, il 4 giugno 2026, il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FvgMassimo Moretuzzoha espresso forti riserve sul disegno di legge illustrato dall’assessore Pierpaolo Robertidefinendo il testo come «per successive approssimazioni» e reclamando chiarimenti su competenze, risorse e modalità di discussione.
La presa di posizione di Moretuzzo è stata ribadita anche a Trieste il 5 giugno 2026 alle ore 17:30, dove il dibattito è rimasto aperto su diversi punti chiave: l’attribuzione delle funzioni ai nuovi enti provinciali rispetto agli attuali Edrla definizione delle entrate autonome in relazione all’art. 119 della Costituzione e il rispetto delle procedure previste dal regolamento del Consiglio regionale.
Critiche sul contenuto del disegno di legge e sui ruoli degli enti
Moretuzzo ha contestato il fatto che la norma proposta riproponga un ente del passato senza attribuirgli «funzioni ulteriori» rispetto a quelle già svolte dagli Edr. Secondo il capogruppo, questa lacuna rende difficile comprendere la ratio del provvedimento: «È difficilmente comprensibile», ha osservato, richiamando la necessità di una definizione netta delle competenze prima dell’avvio degli organismi. Il rischio evocato è che il ritorno delle Province si traduca in un organismo di facciata, privo di nuovi compiti concreti.
Rinvii e incertezza sulle funzioni
Un punto centrale della critica riguarda la presenza di numerosi rinvii a decisioni successive: il testo, ha detto Moretuzzo, poggia su rimandi a scelte future piuttosto che su una determinazione chiara delle attribuzioni. Ciò, a suo avviso, può impedire una reale riforma del sistema territoriale e lasciare aperti dubbi sulle tempistiche con cui verranno delegate eventuali nuove competenze ai futuri enti provinciali.
Procedura in Commissione e ruolo del presidente Bernardis
Accanto ai rilievi di merito, Moretuzzo ha sollevato osservazioni formali sull’iter in V Commissione. Ha denunciato che l’ordine del giorno della seduta del 4 giugno non sarebbe stato predisposto dall’Ufficio di presidenzacome previsto dal regolamento del Consiglio regionalema impostato direttamente dal presidente Bernardis in accordo con l’assessore. Questo, secondo il capogruppo, ha comportato il contingentamento del dibattito e la selezione «in modo arbitrario» di alcuni soggetti istituzionali da audire.
Il risultato pratico, ha sottolineato Moretuzzo, è stato il mancato completamento delle audizioni e del confronto previsto nella seduta: un esito che limita la possibilità di acquisire pareri e osservazioni utili per la definizione del provvedimento. La denuncia riguarda quindi sia il merito legislativo sia il metodo di esame, con implicazioni immediate sulla trasparenza e sulla qualità del dibattito pubblico.
Selezione degli auditi e diritto al confronto
Il nodo sulla scelta degli auditi è stato presentato come esempio di come il percorso procedurale possa influire sul contenuto finale della riforma. Per Moretuzzo, la decisione di limitare e indirizzare il confronto impedisce agli enti e ai soggetti coinvolti di esprimere valutazioni complete, ostacolando la costruzione di un quadro organico su competenze e risorse.
Entrate proprie e richiamo all’articolo 119 della Costituzione
Tra le questioni tecniche sollevate c’è anche quella delle risorse: il capogruppo ha chiesto chiarimenti sulle entrate proprie che le Province dovrebbero avere, come previsto dall’art. 119 della Costituzione. Nel testo in esame, ha osservato, non si troverebbe alcuna definizione puntuale delle fonti di finanziamento autonome per i nuovi enti, lasciando aperte incertezze sull’effettiva capacità delle Province di svolgere compiti aggiuntivi senza pesare sulla finanza regionale.
Alla luce di queste criticità, Moretuzzo ha invitato a proseguire il lavoro di Commissione con la massima attenzione al confronto con enti e soggetti che saranno chiamati ad essere auditi, auspicando che «questa ennesima riforma del sistema delle autonomie locali non può essere l’ennesima occasione sprecata» per rimandare scelte decisive sul futuro della comunità regionale.


