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Alessandro Barbero a Gorizia: riflessioni e curiosità sull’indagine su San Francesco

Alessandro Barbero ha presentato a Gorizia la sua indagine su San Francesco davanti a un Teatro Verdi sold out, esplorando come le agiografie abbiano trasformato la figura del santo in un modello ideale.

Alessandro Barbero a Gorizia: riflessioni e curiosità sull’indagine su San Francesco

Il Teatro Verdi di Gorizia è stato il palcoscenico di un incontro che ha unito storia e partecipazione popolare: lo storico Alessandro Barbero ha proposto una lettura dettagliata dell’indagine su San Francesco, tratta dal suo volume pubblicato da Laterza. La serata, conclusiva per la penultima giornata del festival èStoria, ha registrato il tutto esaurito e un’attenzione viva del pubblico, segnata anche da un lungo momento di firme e dediche nei Giardini Pubblici prima dell’intervento in sala.

Riscoprire la figura storica oltre il mito

Nell’incontro Barbero ha messo al centro la tensione tra la memoria diretta dei contemporanei di Francesco e la complessa opera di riscrittura agiografica che si è progressivamente imposta. Il confronto tra la prima biografia di Tommaso da Celano e la successiva Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio mostra come elementi umani, contraddittori e a tratti scomodi siano stati attenuati fino a offrire un’immagine uniforme e idealizzata del santo. Questa operazione, ha spiegato lo storico, non è stata neutra ma funzionale ai bisogni istituzionali dell’ordine francescano.

Dal racconto dei testimoni alla costruzione del canone

Tommaso da Celano, indicato da Papa Gregorio IX come primo biografo, raccolse testimonianze dirette di chi aveva conosciuto Francesco; la sua opera però venne soggetta a revisioni perché i successori nell’ordine volevano una narrazione più coerente con le evoluzioni interne. La progressiva perdita di dettagli autobiografici ha favorito la nascita di un modello che era meno una descrizione di una vita concreta e più un esempio normativo per le generazioni future di frati.

La trasformazione dell’ordine e l’immagine di un ideale irraggiungibile

Una delle argomentazioni centrali presentate da Barbero è che la comunità francescana mutò rapidamente forma: ciò che era nato come fraternità spontanea divenne una struttura organizzativa complessa. In questo processo la figura del fondatore fu progressivamente adattata alle nuove esigenze: la regola della povertà assoluta, l’uso di un semplice saio e il rifiuto della proprietà privata diventarono elementi simbolici piuttosto che pratiche diffuse. Lo storico ha ironizzato sull’immagine contemporanea di Francesco come se fosse divenuto, paradossalmente, il «presidente di una multinazionale» del suo tempo, per evidenziare lo scarto tra intenzione originaria e applicazione istituzionale.

La censura e l’iconografia: dall’agire testuale alle arti

La redazione della Legenda Maior non fu soltanto un’opera letteraria: dopo la sua composizione avvenne un’azione sistematica di controllo dei testi preesistenti, culminata con il ritiro di molte versioni antecedenti. Questa selezione testuale si è riverberata anche nelle immagini: le biografie ufficiali ispirarono cicli pittorici, come gli affreschi attribuiti a Giotto nella Basilica di Assisi, che hanno contribuito a fissare una versione visiva e condivisa della vita di Francesco. In tal modo, la scrittura e la pittura cooperarono alla costruzione del mito.

Reazioni del pubblico e dimensione contemporanea

La serata ha mostrato come uno storico possa attirare platee ampie quando riesce a intrecciare ricerca accademica e narrazione accessibile. Barbero è stato accolto con entusiasmo: oltre all’interazione in sala, una nutrita folla ha atteso l’autore per fotografie e dediche, segno che la storia ben raccontata mantiene una forte presa pubblica. L’incontro ha stimolato domande sulle tensioni tra esperienza vissuta e memoria istituzionale, offrendo spunti per riflettere su come si costruiscono i modelli religiosi e sociali nel tempo.

Perché questa indagine conta oggi

L’interesse per l’indagine su Francesco non è puramente antiquario: riconsiderare la figura del santo permette di interrogarsi su dinamiche che riguardano ogni comunità organizzata—la gestione della memoria, la necessità di figure di riferimento e le tensioni tra carisma originario e struttura. Barbero ha suggerito che comprendere queste trasformazioni storiche è utile per leggere criticamente anche eventi e istituzioni contemporanee, poiché processi simili di idealizzazione e selezione delle fonti si ripetono nel corso dei secoli.

In chiusura la serata è proseguita tra applausi e una standing ovation di parte del pubblico, con lo storico che ha dedicato tempo ai lettori in un lungo firmacopie: un segnale tangibile di come la storia, raccontata con rigore e passione, sappia ancora suscitare partecipazione e curiosità.

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