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Mostra su artiste triestine del Novecento al Magazzino 26

Una grande esposizione a Trieste ripercorre il percorso creativo di cinque artiste locali, con prestiti da musei e collezionisti e tappe previste all’estero.

Mostra su artiste triestine del Novecento al Magazzino 26

La città di Trieste ospita una rassegna che mette al centro la produzione femminile del Novecento: un percorso espositivo che racconta come cinque artiste nate o cresciute in città abbiano dialogato con la scena artistica italiana ed europea. L’iniziativa, promossa dal Comune di Trieste e co-organizzata dall’Associazione Culturale Foemina Aps, si svolgerà nella Sala Sbisà del Magazzino 26 dal 24 luglio al 27 settembre 2026 e vuole restituire al pubblico la complessità di vite e linguaggi artistici spesso trascurati.

Un progetto e i suoi protagonisti

La mostra, intitolata “L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo“, concentra l’attenzione su cinque figure emblematiche: Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina. L’idea è mettere a confronto biografia e produzione artistica per evidenziare come soggetto, stile e tecnica si siano trasformati nel corso dei decenni, restituendo una lettura della storia cittadina attraverso il filtro creato dal punto di vista femminile. L’Associazione Foemina Aps, fondata dalla critica d’arte arch. Marianna Accerboni, ha progettato il percorso espositivo dopo averlo testato all’estero, in particolare con una tappa a Bruxelles che ha ottenuto riscontri dalla stampa specializzata.

Obiettivi e messaggi

Il nucleo tematico sottolinea la valenza creativa e innovativa dell’elemento femminile nel Novecento triestino: non si tratta solo di celebrare nomi ma di raccontare dinamiche culturali, reti di scambio e percorsi formativi. Alcune opere in mostra sono strettamente legate alla fase di formazione delle artiste, come i lavori di Leonor Fini che rimandano ai suoi anni a Trieste, città che ella definiva la “città degli affetti“. Le selezioni per le altre artiste sono state condivise con i familiari o i detentori delle eredità per scegliere le opere più significative.

Fonti, prestiti e collaborazioni

Per costruire il percorso sono stati allestiti prestiti da istituzioni locali e nazionali: il Museo Revoltella, i Civici Musei di Storia e Arte di Trieste, la Biblioteca Civica A. Hortis (con il Fondo Anita Pittoni), oltre alla collezione d’arte della Fondazione CRTrieste. A queste si aggiungono contributi provenienti da gallerie e collezioni private, tra cui opere messe a disposizione da Maurizio Zanei, noto collezionista che custodisce la più ampia raccolta dedicata a Zoran Music. L’eterogeneità delle fonti consente una lettura ricca e stratificata della produzione artistica, mostrando sia materiali documentari sia opere pittoriche e grafiche.

Il valore della rete culturale

L’esposizione mette in evidenza il funzionamento della rete culturale: i prestiti e le collaborazioni testimoniano come il Museo, le istituzioni bibliotecarie e i collezionisti privati siano interlocutori fondamentali per ricostruire storie locali. Questo modello permette non solo di ricostruire percorsi biografici, ma anche di mettere in dialogo la realtà triestina con altre capitali culturali, come già avvenuto nella tappa belga e previsto nelle prossime tappe internazionali.

Programma collaterale e prospettive internazionali

Accanto alla mostra principale è previsto un ricco calendario di eventi: conferenze, incontri con i curatori, workshop creativi rivolti soprattutto a bambini e giovani. I laboratori intendono trarre ispirazione dalle modalità espressive delle cinque protagoniste, stimolando creatività e partecipazione. È inoltre prevista la pubblicazione di un catalogo che accompagnerà la mostra e fungerà da documento scientifico oltre che da strumento per l’espansione del progetto all’estero.

Tappe successive

Dopo l’esposizione triestina il progetto è destinato a viaggiare: sono già annunciate tappe presso alcuni Istituti di Cultura italiani all’estero, con appuntamenti programmati a Parigi e Berlino. Questa programmazione internazionale vuole restituire alla produzione artistica triestina una visibilità più ampia, valorizzando storie individuali all’interno di un contesto culturale europeo.

La mostra al Magazzino 26 si propone dunque come un’occasione per rileggere il Novecento triestino attraverso le opere e le biografie di artiste che hanno intrecciato il locale con il transnazionale. Il percorso, sostenuto da istituzioni e collezionisti, mira a offrire al pubblico strumenti di comprensione e attività pratiche per tutte le età, consolidando l’idea del Porto Vecchio come spazio centrale per la cultura e l’arte della regione.

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