Alla fine di maggio 2026 Trieste ha ospitato tre concerti che, pur diversi per natura e formato, hanno mostrato una qualità esecutiva elevata e una cura programmatoria attenta al pubblico. Le proposte, che hanno spaziato dall’oratorio classico al ciclo di sonate fino al concerto di piano solo, hanno raccontato la stagione come un momento di incontro tra giovani interpreti formati in istituzioni internazionali e figure consolidate del panorama musicale italiano.
Il concerto di chiusura della Società dei Concerti, il progetto schubertiano del Chamber Music di Trieste e lo spettacolo di Stefano Bollani al Politeama Rossetti costituiscono tre facce di un’offerta culturale che ha saputo coniugare tradizione, ricerca e intrattenimento musicale.
La Creazione: un oratorio eseguito con rigore filologico
La serata del 25 maggio 2026 al Teatro Verdi ha visto in scena La Creazione di Franz Joseph Haydn, interpretata dalla Yale Schola Cantorum e dalla Juilliard415 Orchestra sotto la direzione di Grete Pedersen. L’evento, segnato dalla partecipazione di studenti provenienti dalle due prestigiose istituzioni statunitensi, ha proposto l’oratorio in un’ottica attenta agli stilemi storici, compreso l’uso del diapason a 415Hz tipico dell’esecuzione su strumenti d’epoca.
La partitura di Haydn, con la sua apertura sul Caos e le pagine che descrivono la natura e le creature appena create, richiede coesione tra coro, orchestra e solisti. La direzione di Pedersen ha privilegiato un fraseggio preciso e una tessitura sonora trasparente, valorizzando i contrasti timbrici e i momenti sinfonici che punteggiano l’opera.
Interpreti e resa corale
Il coro della Yale insieme all’orchestra Juilliard hanno dimostrato una notevole compattezza: il timbrico si è mostrato flessibile mentre il fraseggio ha messo in evidenza la nitidezza delle linee melodiche. Anche senza la pubblicazione dei nomi dei solisti, la prova vocale ha confermato l’ottimo livello formativo degli ensemble coinvolti, restituendo un’esecuzione brillante e partecipata.
Il progetto integrale su Schubert: un viaggio che inizia ora
Il 10 giugno 2026 prende il via il ciclo di esecuzioni integrali delle Sonate per pianoforte di Schubert promosso dall’associazione Chamber Music di Trieste, guidata da Fedra Florit. L’iniziativa si articolerà in quattro appuntamenti e proseguirà fino al 2028, anno scelto in vista delle commemorazioni per il bicentenario della scomparsa del compositore viennese.
Per il primo incontro il protagonista è il pianista Luigi Carroccia, che ha proposto un programma impegnativo composto dalle Sonate D 664, D 784 e D 894. L’accostamento mette in luce percorsi interiori diversi nell’opera di Schubert e richiede al performer una solida padronanza tecnica insieme a un’intensa capacità narrativa.
Interpretazione e lettura individuale
Carroccia ha scelto un approccio rispettoso della scrittura schubertiana ma non privo di personalità: il fraseggio fluido e la cura dell’agogica hanno trasformato i passaggi virtuosistici in momenti espressivi, creando una lettura che alterna tensione e lirismo. L’esecuzione è stata accolta con applausi meritati, e il bis — un Minuet D.334 — ha aggiunto un tocco di grazia alla serata.
Stefano Bollani al piano solo: improvvisazione e coinvolgimento
Alla chiusura della diciannovesima edizione della rassegna Note Nuove, Stefano Bollani ha presentato Piano Solo al Politeama Rossetti in uno spettacolo che ha mescolato repertorio colto, standard jazz e brani del proprio catalogo. Il concerto ha messo in luce la sua versatilità tecnica, la capacità improvvisativa e un rapporto diretto e vivace con il pubblico.
Un elemento distintivo della serata è stato il meccanismo partecipativo: prima del concerto gli spettatori sono stati invitati a suggerire titoli o compositori, e la scelta casuale dei fogli ha determinato in gran parte la scaletta. Questo metodo ha reso il programma imprevedibile e ha accentuato il carattere dialogico dello spettacolo.
Umorismo, virtuosismo e repertorio
Bollani ha alternato momenti di grande intensità musicale a passaggi ironici e narrativi, citando autori come Henry Mancini, Nino Rota e persino riferimenti al repertorio operistico italiano. La serata si è conclusa con una lunga standing ovation, a conferma del rapporto speciale che il pianista costruisce con il suo pubblico.
Nel complesso le tre serate rappresentano un quadro variegato dell’attività musicale triestina: dall’indagine storica su Haydn, passando per un ambizioso progetto monografico su Schubert, fino al concerto-ospite che miscela intrattenimento e approfondimento strumentale. Il filo comune è la qualità delle esecuzioni e l’attenzione a fornire al pubblico esperienze musicali differenziate e coinvolgenti.



