La classifica del Sole 24 Ore che assegna a Trieste il primato nella qualità della vita per gli anziani ha riacceso il dibattito sul valore dei servizi sociali locali e sulla loro percezione pubblica. Sullo sfondo c’è il lavoro quotidiano degli uffici comunali, le risorse destinate alle famiglie e agli over 65 e la testimonianza diretta di chi coordina queste politiche.
L’assessore comunale alle Politiche sociali e al Welfare, Massimo Tognolli, mette in primo piano l’importanza dell’ascolto della cittadinanza: i messaggi che arrivano ogni giorno sul suo telefono diventano uno specchio delle esigenze reali. Alla luce della classifica, emergono dati concreti su investimenti e persone seguite, ma anche la preoccupazione per la scarsa eco mediatica del riconoscimento.
I numeri dietro il primato
Il posizionamento di Trieste nella graduatoria per gli over 65 non nasce da un solo indicatore, ma da un insieme di parametri che spaziano dall’assistenza domiciliare alla disponibilità di posti nelle Rsa, dalla vicinanza dei servizi di prossimità alla presenza di medici specialisti. Secondo Tognolli, l’amministrazione segue oltre 20mila famiglie, con investimenti complessivi che superano i 110 milioni di euro, e circa 5mila persone anziane oltre i 65 anni supportate con una spesa che sfiora i 20 milioni di euro.
L’intervento economico e sociale
Questi numeri tradotti in azioni significano servizi a domicilio, centri di riferimento e un sistema di welfare orientato alla persona. Il Comune sottolinea l’attenzione non solo ai bisogni sanitari ma anche alla rete di supporto sociale, elementi che secondo il report hanno pesato nella valutazione generale della qualità della vita.
Un primato più ampio: giovani e minori
Il riconoscimento per gli anziani non è isolato: nella stessa indagine Trieste si colloca bene anche nella graduatoria dedicata ai giovani e ai bambini. L’assessorato ai servizi sociali dichiara di seguire oltre 5mila minori su circa 18mila presenti in città, con una spesa annua intorno ai 30 milioni di euro. Numeri che evidenziano un impegno trasversale su più fasce d’età e una politica pubblica mirata alla continuità del sostegno.
Centri di riferimento e servizi per le famiglie
Il Centro famiglie di via Rossetti, ad esempio, ha registrato il primo anno di attività con circa duemila utenti coinvolti, ovvero famiglie che hanno trovato supporto operativo e relazionale. Questo tipo di strutture è pensato per favorire la coesione sociale e per offrire risposte concrete a bisogni quotidiani come assistenza, orientamento e mediazione nei rapporti familiari.
Il tema del racconto pubblico: silenzio o sottovalutazione?
Nonostante i risultati positivi, Tognolli esprime delusione per la scarsa attenzione del sistema mediatico locale e nazionale. «Un risultato bellissimo», afferma, ma accolto «in assoluto silenzio» dai giornali e dai media, secondo l’assessore. Per chi ha anche un passato nel giornalismo, l’assenza di copertura sul buon operato istituzionale è motivo di rammarico perché, sostiene, contribuisce a disinformare i cittadini e a minimizzare l’importanza degli investimenti sociali.
Perché la narrazione conta
Il modo in cui vengono raccontati i dati influisce sulla percezione pubblica: se l’attenzione mediatica si concentra su episodi contingenti o temi di maggiore appeal, tende a oscurare politiche strutturali che incidono sul benessere collettivo. Secondo Tognolli, la mancata valorizzazione di questi risultati rischia di penalizzare chi, tra gli anziani e le famiglie, cerca informazioni e servizi.
Criticità e prospettive
Accanto ai motivi d’orgoglio restano alcune osservazioni critiche: tra i minori stranieri che transitano in città, ad esempio, sono circa 300 quelli seguiti annualmente, molti dei quali poi ripartono. L’assessorato ammette che tra questi possano esserci anche situazioni complicate o «qualche birichino», ma sottolinea la necessità di interventi mirati e di una rete capillare di supporto.
In definitiva, il primato di Trieste per la qualità della vita degli anziani è il risultato di politiche sociali finanziate e organizzate nel tempo, un insieme di risorse umane e strutturali che offrono servizi diffusi sul territorio. La sfida resta quella di trasformare i numeri in consapevolezza collettiva attraverso una narrazione pubblica più attenta e approfondita.



