La sera del 29 maggio 2026 Largo Panfili a Trieste ha ospitato la cerimonia di scopertura di un nuovo spazio pubblico pensato per mantenere viva la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. L’opera, donata dalla comunità accademica, è il risultato di un percorso promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca e realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.
Alla serata hanno preso parte rappresentanti istituzionali, militari, religiosi e accademici, che hanno sottolineato l’importanza di conservare il ricordo come elemento identitario per Trieste e per le giovani generazioni.
Il progetto e i suoi autori
Il monumento è frutto del lavoro degli studenti Jasmine Iannì e Giuseppe Sabatino, seguiti dai docenti Luigi Citarrella, Francesco Scialò, Pietro Colloca e Saverio Manuardi, con il coordinamento del direttore dell’Accademia, Pietro Sacchetti. L’opera è stata selezionata mediante un concorso pubblico nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca e si inserisce nel calendario delle iniziative relative al Giorno del Ricordo.
Materiali e simbolismo
La struttura si configura come un cilindro trasparente in plexiglass, alto sei metri e con un diametro di tre metri. Al suo interno sono sospese figure bianche – realizzate con resina e sostenute da elementi in acciaio – che suggeriscono il movimento della caduta. La scelta della trasparenza è centrale: il cilindro rimanda simbolicamente alla foiba, ma anziché occultare rende visibile la tragedia e invita a uno sguardo diretto e consapevole.
La cerimonia e gli interventi
La scopertura è stata accompagnata da saluti istituzionali e da una serie di interventi coordinati dalla docente Rosita Commisso. Per il Comune di Trieste ha parlato il presidente del Consiglio comunale Francesco Di Paola Panteca, che ha portato i saluti del sindaco Roberto Dipiazza e ha ricordato il valore civile e pedagogico dell’iniziativa.
Presenze e contributi
Tra gli intervenuti figurano la dirigente del Ministero dell’Università e della Ricerca Lavinia Monti (con un messaggio telefonico), il direttore dell’Accademia Pietro Sacchetti, il prof. Giampaolo Dolso in rappresentanza dell’Università di Trieste, il prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi e rappresentanti delle associazioni degli esuli, tra cui Fabio Tognoni e Renzo Codarin dell’ANVGD. Era inoltre presente il vicepresidente del Consiglio regionale del friuli venezia Giulia Francesco Russo e il consigliere regionale Claudio Giacomelli.
Nel corso della serata è stato ricordato anche il ruolo organizzativo e amministrativo svolto da Carmelo Grandinetti per la realizzazione del progetto.
Memoria, educazione e proposte future
Durante la cerimonia l’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro ha enfatizzato la necessità di trasmettere il ricordo alle nuove generazioni, osservando come con il passare del tempo sia indispensabile trovare strumenti efficaci per far conoscere i drammi del Novecento. Scoccimarro ha proposto inoltre di ospitare stabilmente il Treno del Ricordo nella futura stazione-museo di Campo Marzio, così da rendere disponibile al pubblico questo patrimonio storico per tutto l’anno.
Un luogo di riflessione pubblica
La benedizione dell’opera, il taglio del nastro tricolore e l’accensione dell’illuminazione hanno segnato la consegna formale del monumento alla città, suggellata dall’esecuzione dell’Inno di Mameli. L’installazione è pensata come un luogo di memoria attiva, capace di invitare i visitatori a fermarsi, riflettere e interrogarsi sul passato senza edulcorazioni.
Con questa realizzazione, Trieste si dota di un nuovo punto di riferimento per le commemorazioni e per le attività didattiche che coinvolgeranno studenti, studiosi e cittadini, confermando il ruolo dell’arte contemporanea nel mantenere viva una memoria collettiva complessa e dolorosa.



