8 Ottobre 2026 ☁ 21°

Porto di Trieste registra +31% traffico ortofrutticolo e amplia ro-ro per l’Egitto

Trieste segna +31% nel traffico frutta e lancia una seconda nave ro‑ro verso l’Egitto, puntando a nuovi investimenti.

Porto di Trieste registra +31% traffico ortofrutticolo e amplia ro-ro per l’Egitto

Il porto di Trieste ha colto l’attenzione internazionale durante la fiera Fruit Attraction a Madrid, dove è stato presentato il più recente bilancio del traffico ortofrutticolo. Nel 2025 le merci fresche hanno toccato le 176 mila tonnellate registrando un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. Il ritmo è accelerato ulteriormente nel primo semestre 2026, con una crescita del 31% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questi dati, comunicati dall’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, riflettono una crescente capacità del terminale di gestire volumi più ampi e una domanda in espansione per i prodotti freschi provenienti da tutta Europa.

Crescita del traffico ortofrutticolo e ruolo dell’Egitto

Il segmento più dinamico è rappresentato dalle mele con oltre 34 mila tonnellate imbarcate nei primi sei mesi dell’anno, la maggior parte in diretto avviamento verso il porto egiziano di Damietta. Dal novembre 2024, grazie all’attivazione della linea ro-ro Dfds, l’Egitto è diventato un interlocutore chiave per il traffico bidirezionale, consentendo a Trieste di posizionarsi sia come porta d’accesso al Mediterraneo per le produzioni europee, sia come sbocco per i prodotti del Nord-Africa. Il presidente dei porti di Trieste e Monfalcone, Marco Consalvo ha sottolineato che “la rotta verso l’Egitto è nata per diversificare corridoi e mercati, e oggi dimostra che Trieste può essere al contempo porta d’accesso all’Europa per le produzioni del Mediterraneo e sbocco per quelle europee verso il Nord Africa”.

Dettaglio del collegamento ro-ro con Damietta

Il servizio ro-ro, inizialmente avviato nel novembre 2024, ha visto una notevole evoluzione: a partire dal 15 ottobre, la compagnia Dfds ha introdotto la Ark Futura per affiancare la nave già operante sulla linea Trieste-Damietta. L’inserimento di questa seconda imbarcazione consente di raddoppiare le partenze settimanali, con partenze da Damietta programmate il lunedì e il venerdì e da Trieste il lunedì e il giovedì. La capacità dedicata al trasporto merci è così aumentata, offrendo agli operatori una maggiore flessibilità nella pianificazione dei carichi e contribuendo a consolidare la rotta come corridoio strategico tra il Mediterraneo orientale e l’Europa meridionale.

Alleanza dei porti adriatici: verso finanziamenti privati

Nel contesto dell’Adria Shipping Summit tenutosi a Trieste, il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha definito l’Adriatico come “porta d’Europa”, rimarcando l’importanza del ruolo di Trieste. Tuttavia, la disponibilità di risorse pubbliche è limitata: secondo Consalvo, “la finanza pubblica non ci consente di realizzare neppure il 30% degli obiettivi infrastrutturali sul mare e sulla logistica terrestre”. Per superare questo ostacolo, è stata proposta la costituzione di un network dei porti dell’Alto Adriatico includendo non solo Trieste, Venezia e Ravenna, ma anche gli scali esteri di Capodistria e Fiume. L’obiettivo è presentare progetti congiunti alla Commissione europea, incrementando le possibilità di accedere a fondi privati e a programmi di investimento transnazionali.

Strategie e opportunità di sviluppo

Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha invitato i porti a operare come una piattaforma logistica unica, sottolineando che l’asse adriatico è stato a lungo trascurato rispetto a quello tirrenico. Il progetto IMEC (Iron-Magnesium European Corridor) è stato richiamato come “asset logistico in grado di garantire ridondanza all’economia europea”, soprattutto alla luce delle tensioni geopolitiche su Hormuz e Suez. Parallelamente, il presidente del Trieste Summit Francesco Parisi ha evidenziato l’importanza di mantenere collegamenti attivi, citando i 2.300 chilometri di ferrovia nella penisola araba come esempio di infrastruttura sostenibile grazie ai fondi sovrani arabi.

Esigenze operative e prospettive future

Gli operatori del terminale hanno espresso richieste concrete: Guido Raso di Samer Seaports & Terminals descrive il porto come “arrivato alla saturazione, servono spazi, digitalizzazione e meno burocrazia”. Antonio Barbara di Hhla Plt Italy propone l’utilizzo di quattro ettari di nuovi piazzali per il parcheggio dei rimorchi, evidenziando la necessità di servizi h24 e di velocità nello sdoganamento per competere con i porti del Nord Europa. Jens Peder Nielsen di Aquila ha ribadito la strategicità del progetto del terminal ungherese, nonostante le recenti esitazioni del governo di Budapest, sottolineando che la documentazione è pronta e in attesa del via libera.

L’alleanza dei porti adriatici, unita a una visione orientata al finanziamento privato, rappresenta la risposta strategica per colmare il divario tra le ambizioni infrastrutturali e le risorse disponibili, aprendo la strada a una nuova era di crescita e interconnessione logistica.

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