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Rinvio a giudizio per la morte di un cliente alle Terme Romane: il processo parte a Gorizia

Il procedimento aperto dopo la querela del 2026 è giunto all'udienza preliminare: il Tribunale di Gorizia valuta le accuse contro il gestore delle Terme Romane.

Rinvio a giudizio per la morte di un cliente alle Terme Romane: il processo parte a Gorizia

Il caso legato alla morte del pensionato Giampiero Denti è tornato in primo piano con l’udienza preliminare tenutasi al Tribunale di Gorizia mercoledì 27 maggio. La vicenda, iniziata con una querela presentata nel 2026 dalla moglie della vittima, ha attraversato anni di attesa tra valutazioni tecniche, richieste di archiviazione e successivi approfondimenti, fino al rinvio a giudizio dell’ex gestore dello stabilimento termale. In questa fase processuale è centrale la valutazione delle evidenze scientifiche che collegherebbero il decesso a un’ipotetica esposizione alla legionella nella struttura.

La famiglia della vittima si è costituita parte civile: oltre alla moglie, anche due sorelle hanno aderito al procedimento con assistenza legale. Le parti civili hanno contestato la prima richiesta di archiviazione presentata dall’allora pubblico ministero e, dopo opposizione, è stata disposta una perizia che ha fornito elementi ritenuti significativi dagli inquirenti. Sul fronte dell’imputato, il confronto verte sulle misure adottate dallo stabilimento e sulla possibile responsabilità per la gestione degli impianti termali, considerando il nesso temporale fra immersione nella piscina termale e comparsa dei sintomi.

Il quadro delle accuse e gli atti processuali

La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Giulia Ferri Faggioli, ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per il 63enne Salvatore Guarnieri, contestando il reato di omicidio colposo attribuito a ipotesi di colpa generica come imprudenza, negligenza o imperizia, oltre alla colpa specifica per presunte violazioni delle normative sulla salute e sicurezza sul lavoro. L’impianto accusatorio poggia in parte sulla relazione peritale disposta dopo l’opposizione all’archiviazione e sui rilievi sanitari che avevano evidenziato la presenza di positività alla legionella nelle verifiche su impianti termali.

La storia degli atti: opposizione e perizia

Inizialmente, come emerso dagli atti, la pm Ilaria Iozzi aveva prospettato l’archiviazione ritenendo mancasse la prova certa che l’infezione fosse avvenuta all’interno della struttura, nonostante il decesso sia sopraggiunto dopo una seconda applicazione alle terme. La famiglia e i legali hanno impugnato quella richiesta: a seguito dell’opposizione è stata eseguita una perizia che, secondo chi ha promosso l’azione civile, ha evidenziato elementi coerenti con l’ipotesi di contagio presso la piscina termale, e con un rapporto temporale tra immersione e insorgenza dei sintomi compatibile con la malattia.

Le tesi della difesa e le spiegazioni dell’imputato

La difesa, guidata dall’avvocato Maurizio Conti del Foro di Udine, respinge una valutazione sommaria dei fatti e ritiene che le questioni tecniche richiedano il confronto nel dibattimento. Il legale ha sottolineato che il suo assistito ha partecipato attivamente alle indagini, fino a chiedere di essere interrogato, e che ha illustrato tutte le procedure preventive messe in atto per il controllo della legionella. Secondo la difesa, la responsabilità non è dimostrata in modo univoco e sarà necessario sviluppare approfondimenti tecnici e documentali nel processo per dimostrare l’estraneità di Guarnieri e della società gestore.

La versione sui controlli e gli interventi sanitari

La società che gestisce le piscine termali, la Terme del Friuli Venezia Giulia Srl, è stata chiamata a rispettare le prescrizioni indicate dall’ente sanitario ASUGI, che in una fase iniziale aveva rilevato una positività alla legionella. La difesa ricorda che la struttura era stata riaperta solo dopo le certificazioni richieste, e che la positività riscontrata si sarebbe verificata a distanza di circa un mese dalla riapertura. Questa sequenza temporale, secondo gli avvocati del gestore, è una circostanza da valutare con attenzione poiché introduce elementi che possono escludere un nesso diretto tra le pratiche gestionali e il contagio lamentato.

Prospettive processuali e implicazioni

Con il rinvio a giudizio la vicenda entra nel dibattimento, dove tecnici, periti e testimoni dovranno chiarire in modo sistematico i passaggi critici: la presenza e la concentrazione del batterio negli impianti, la corrispondenza temporale fra esposizione e malattia, e l’adeguatezza delle misure di prevenzione adottate. Il processo chiamerà a valutare sia gli aspetti sanitari sia quelli organizzativi e normativi relativi alla gestione di una struttura termale pubblica di proprietà comunale. In questo contesto il giudice sarà chiamato a bilanciare le risultanze tecniche con le testimonianze e le argomentazioni delle parti, per stabilire se sussistano elementi sufficienti per ritenere sussistente una responsabilità penale.

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