Legambiente Gorizia APS e Legambiente Monfalcone “Circolo Ignazio Zanutto Monfalcone APS” hanno espresso una forte perplessità di fronte al nuovo interessamento della politica, sia locale che nazionale, su due dossier ambientali che le loro sedi monitorano da più di venti-cinque anni.
Il caso della fonderia Livarna situata a Nova Gorica, e la crisi idrica del fiume Isonzo sono stati al centro di segnalazioni, studi e petizioni fin dal 2000, ma solo recentemente sono stati presentati come emergenze da risolvere prima delle elezioni comunali del 2027.
Fonderia Livarna: un quarto di secolo di segnalazioni
Il primo monitoraggio delle emissioni e delle molestie olfattive attribuibili alla fonderia Livarna è stato avviato nel 2000 grazie al Centro di Ecologia Teorica ed Applicata (CETA). Già nel 2001 Legambiente ha pubblicato un dossier sull’inquinamento transfrontaliero, mentre i residenti hanno più volte esposto la questione alla Procura della Repubblica.
Dal 2004 alla concessione dell’autorizzazione
Nel 2004 la Commissione Europea ha assunto il fascicolo ai sensi della direttiva IPPC 96/61/CE. Tra il 2005 e il 2009 si sono susseguite interrogazioni a livello provinciale, regionale ed europeo, culminate nel dicembre 2009 con il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta Livarna da parte delle autorità slovene.
Riapertura amministrativa 2025-2026
Nel 2015 Legambiente ha nuovamente denunciato le persistenti molestie odorose; lo stesso anno l’ARPA FVG ha avviato uno studio congiunto con l’agenzia slovena ARSO, proseguito almeno fino al 2017. Nell’aprile 2025 è nato il Comitato EkoVox Montesanto/Sveta Gora, sostenuto dal locale gruppo Legambiente. A febbraio 2026 è stata inviata una richiesta congiunta di accesso agli atti al Ministero dell’Ambiente sloveno, con risposta a marzo. Solo a maggio 2026 il Comune di Gorizia ha iniziato un percorso amministrativo, segnando così il primo passo concreto dopo 25 anni di allerta.
Fiume Isonzo: idroeconomia, hydropeaking e pressione politica
Gli accordi di Osimo, che regolano la gestione idrica transfrontaliera, risalgono agli anni Settanta. Il fenomeno dell’hydropeaking – rilasci intermittenti dell’impianto idroelettrico sloveno di Salcano – comporta oscillazioni della portata da circa 12,5 m³/s a picchi di 130 m³/s, con effetti negativi sulla fauna ittica e sulla sicurezza delle rive.
Petizione e risposta europea
Nel 2016 il Comitato Salviamo l’Isonzo, con il coinvolgimento di Legambiente, ha presentato una petizione alla Commissione Europea chiedendo una gestione transfrontaliera più equilibrata. La commissione ha accolto la richiesta, segnando un riconoscimento istituzionale del problema.
Lettera del sindaco Ziberna al Ministero della Transizione Ecologica
Nel 2026 il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha inviato una missiva a Gilberto Pichetto Fratin (Ministero della Transizione Ecologica) – con copia a Antonio Tajani e Fabio Scoccimarro – in vista della riunione della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia prevista per il 30 settembre. Nella lettera si evidenziano la drammatica secca del tratto italiano dell’Isonzo, la moria di pesci e le difficoltà del comparto agricolo, attribuite ai rilasci intermittenti calcolati su base di portate medie anziché su un deflusso ecologico sostenibile.
Ziberna sottolinea che i parametri di gestione, fissati nel 1975, sono ora incompatibili con la normativa europea (Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE) e con le nuove condizioni climatiche. Propone la revisione degli accordi, l’adozione di un valore minimo di portata più adeguato e l’implementazione di misure per mitigare l’hydropeaking direttamente presso la diga di Salcano.
Il sindaco richiama anche il progetto mai realizzato del bacino di rifasamento da tre milioni di metri cubi, previsto dagli accordi di Osimo, che avrebbe potuto livellare le variazioni di flusso e garantire una distribuzione più uniforme dell’acqua lungo l’intera giornata.
Richieste comuni e prospettive future
Entrambe le realtà – Livarna e Isonzo – hanno ricevuto da Legambiente richieste concrete: l’avvio di un monitoraggio continuo, la trasparenza dei dati ambientali e l’intervento delle autorità istituzionali per tradurre le segnalazioni in azioni operative. Le associazioni ribadiscono che la tutela dell’ambiente, della salute pubblica e della sicurezza non può dipendere dal calendario elettorale.
Con la riunione della Commissione mista italo-slovena imminente, Legambiente chiede che i risultati delle precedenti denunce vengano valutati seriamente e che le decisioni non si limitino a dichiarazioni politiche, ma si traducano in interventi strutturali, nella revisione degli accordi del 1975 e nella realizzazione del bacino di rifasamento.



