Il Castello di Udine ospita una mostra che va oltre la semplice commemorazione del terremoto del 1976. Terremoti e trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli è un progetto espositivo che intreccia arte, storia e scienza per raccontare come il sisma ha cambiato il territorio e le comunità del Friuli.
Inaugurata il 17 luglio 2026, la mostra rimarrà aperta fino al 18 ottobre 2026, offrendo ai visitatori un percorso che si snoda tra tre linee del tempo: culturale, paesaggistica e sismologica. Un viaggio che parte dalla seconda metà dell’Ottocento e arriva alla contemporaneità, con incursioni in periodi antecedenti.
Un progetto di ricerca, non una commemorazione
La mostra è frutto della collaborazione tra i Civici Musei del Comune di Udine il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia (CRAF) l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e La Cineteca del Friuli. I curatori Silvia Bianco, Antonio Giusa e Andrea Pertoldeo hanno lavorato per creare un allestimento ibrido dove fotografia, storia e scienza dialogano continuamente.
L’assessore alla Cultura Federico Pirone ha sottolineato l’obiettivo del progetto: riflettere sull’eredità del terremoto e sulle trasformazioni del nostro Friuli e delle comunità, senza alcuna forma di retorica. La mostra valorizza il patrimonio dei Civici Musei e della Biblioteca Civica “V. Joppi” mettendo in esposizione circa 250 fotografie, incisioni, documenti storici e materiali scientifici.
Tra memoria e innovazione: i fotografi contemporanei
Accanto ai materiali d’archivio, la mostra ospita progetti inediti realizzati tra il 2026 e il 2026 da quattro fotografi contemporanei: Olivo Barbieri, Marina Caneve, Davide Degano e Giulia Iacolutti. Tutti appartenenti a una generazione che non ha vissuto direttamente il terremoto del Friuli.
Olivo Barbieri riflette sulla ricostruzione e sulla reinvenzione urbana di Lubiana. Marina Caneve indaga la rete scientifica internazionale nata grazie all’esperienza del terremoto friulano. Davide Degano racconta le nuove generazioni e la mobilità sociale del Friuli contemporaneo. Giulia Iacolutti affronta il tema della memoria e del post-trauma, costruendo una ricerca intima a partire dagli archivi storici.
Le postazioni di approfondimento
Il dialogo tra fotografia e ricerca scientifica prosegue anche grazie a due postazioni di approfondimento dedicate rispettivamente al Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS che coordina una rete di 43 stazioni di monitoraggio sismico, e al portale CFTIvisual dell’INGV l’Atlante delle fonti visive dei terremoti italiani.
Un viaggio tra storia e scienza
Tra i materiali più evocativi esposti, la traccia del sismografo della Grotta Gigante, l’unico sistema di rilevazione attivo il 5 maggio del 1976, e uno scatto del 1928 a Verzegnis che ritrae quattro bambini, uno in fasce, seduti ai piedi di una tenda dopo il sisma che aveva colpito il Tolmezzino.
La mostra include anche le prime calotipie di Augusto Agricola, le vedute di Giuseppe Malignani, gli studi scientifici di Robert Mallet e Giuseppe Mercalli, e la campagna fotografica realizzata da Wilhelm Helfer, concessa in prestito dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Lubiana. Una sezione specifica è dedicata al terremoto della Carnia del 1928, documentato attraverso le analisi di Michele Gortani e i reportage fotografici di Attilio Brisighelli e Carlo Pignat.
La mostra è realizzata con il contributo della Fondazione Friuli, il sostegno di BCC Banca di Udine e il patrocinio di numerose istituzioni locali. Un progetto che celebra i 50 anni del terremoto del Friuli, ma che guarda anche al futuro, riflettendo sulle trasformazioni del territorio e delle comunità.



