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Qualità della vita: dove vivono meglio bambini, giovani e anziani in Italia

La ricerca del Sole 24 Ore presentata il 24 maggio mette in luce come servizi, reti sociali e indicatori locali influenzino la qualità della vita di bambini, giovani e anziani in Italia

Qualità della vita: dove vivono meglio bambini, giovani e anziani in Italia

Il panorama demografico italiano si conferma in trasformazione e la sesta edizione dell’indagine “Qualità della vita per fasce d’età” de Il Sole 24 Ore, presentata in anteprima domenica 24 maggio al Festival dell’Economia di Trento, offre una mappa dettagliata dei territori. I dati, illustrati da Michela Finizio insieme a Daniela Fatarella di Save the Children Italia, alla professoressa Mariangela Franch e al demografo Alessandro Rosina, mostrano come città diverse offrano vantaggi per fasce d’età differenti: Trieste svetta per gli over 65, Bolzano guida tra i giovani e Firenze primeggia per i bambini. L’edizione 2026 amplia gli strumenti di analisi aggiungendo indicatori che misurano la prossimità dei servizi e la presenza di reti di supporto sociale.

Cambiamenti demografici e indicatori chiave

Il rapporto fotografa tendenze di lungo periodo: la fecondità nazionale è pari a 1,14 figli per donna, l’età media delle neo-madri sale a 32,7 anni e i matrimoni si attestano a 2,8 ogni mille abitanti. A questi numeri si affiancano segnali sociali rilevanti come l’aumento delle persone che vivono sole (+7,9%) e una crescita del consumo di antidepressivi (+3,3%). Dal punto di vista territoriale emergono contrasti netti: Bolzano registra la fertilità più alta (1,55 figli per donna), mentre Cagliari primeggia per la presenza di pediatri pur avendo una delle fertilità più basse (0,75). Milano si distingue per servizi di prossimità e strutture scolastiche attrezzate, ma scivola nelle classifiche per lo spazio abitativo medio disponibile (56,6 metri quadrati).

Giovani, equilibrio e il fenomeno del degiovanimento

Accanto ai numeri territoriali l’indagine include un sondaggio qualitativo realizzato da Eumetra con la Fondazione Fair su mille giovani tra 18 e 35 anni, che disegna un profilo generazionale meno concentrato esclusivamente sul lavoro e più attento all’equilibrio personale: salute mentale, relazioni e tempo libero emergono come priorità. Quattro giovani su cinque dichiarano soddisfazione generale della propria vita, ma permangono lacune sul fronte economico e occupazionale. Il rapporto con l’intelligenza artificiale è ambivalente: riconosciuti benefici in termini di produttività ma anche timori su dipendenza tecnologica e perdita di posti di lavoro. Alessandro Rosina sottolinea il tema del degiovanimento, ovvero la contrazione della popolazione giovane, fenomeno non omogeneo sul territorio e che richiede politiche mirate per attrarre e trattenere i nuovi adulti.

Come cambia la qualità della vita per gli anziani

Per la popolazione over 65 emerge una geografia chiara: Trieste è in cima alla classifica per la qualità della vita degli anziani, sostenuta da servizi dedicati e dalla rete di assistenza locale, mentre la provincia di Trento brilla per assistenza domiciliare e partecipazione civile. Sul piano economico Milano registra gli assegni pensionistici medi più elevati, pari a circa 26.300 euro annui. Al contempo, città del Sud come Bari, Napoli e Palermo si distinguono per la presenza di servizi di prossimità pensati per gli over 65, un elemento che può compensare altre criticità economiche o infrastrutturali.

Impatto sociale e politiche locali

Le differenze tra territori non sono solo numeri: indicano diverse traiettorie di vita e bisogno di interventi su misura. Rafforzare le reti familiari e i servizi di vicinato, favorire l’assistenza domiciliare e progettare spazi intergenerazionali sono azioni concrete che emergono dal confronto tra i dati. Il rapporto richiama l’urgenza di politiche che evitino squilibri demografici sempre più marcati e che sostengano sia la capacità dei territori di attrarre giovani sia la qualità della vita degli anziani.

Nuove metriche e metodo dell’indagine

L’edizione 2026 amplia il numero di indicatori: da 15 a 20 per ogni fascia d’età, per un totale di 60 statistiche provinciali certificate. Tra le novità entrano misure come la presenza di servizi di prossimità raggiungibili a piedi in 15 minuti (farmacie, negozi, servizi ricreativi e assistenziali) e l’analisi delle reti familiari e sociali locali. I dati sono tratti da fonti ufficiali e consolidate, in primis Istat, con contributi di enti come Infocamere e soggetti scientifici e istituzionali che forniscono pacchetti di indicatori.

In chiusura, la fotografia offerta dal report de Il Sole 24 Ore — anticipata al Festival dell’Economia — evidenzia che migliorare la qualità della vita richiede interventi diffusi e calibrati sui bisogni delle diverse età. La classifica provinciale generale sarà pubblicata a fine anno, ma i dati già resi noti il 24 e il 25 maggio 2026 invitano amministrazioni e comunità a ripensare servizi, spazi e politiche per ridurre divari e valorizzare le risorse locali.

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