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Donne in Fvg: diecimila euro in meno rispetto agli uomini, cosa dicono i dati Irpef 2026

Ires Fvg rielabora i dati Irpef 2026 del Mef: il reddito medio regionale è 26.787 euro, ma le donne dichiarano in media 10.208 euro in meno rispetto agli uomini; emergono differenze nette per categorie e segnali sulla previdenza complementare

Donne in Fvg: diecimila euro in meno rispetto agli uomini, cosa dicono i dati Irpef 2026

Nel quadro economico del Friuli Venezia Giulia emerge con chiarezza un divario di genere persistente che riguarda i redditi fiscali. Secondo una rielaborazione dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze effettuata dall’Ires Fvg e curata dal ricercatore Alessandro Russo, il reddito complessivo medio regionale si attesta a 26.787 euro, ma le donne dichiarano in media 10.208 euro in meno rispetto agli uomini. Questo scarto, che nel linguaggio statistico si definisce gap di genere, non solo quantifica la differenza ma ne delinea anche le implicazioni per il potere d’acquisto e la protezione sociale.

La lettura territoriale aggiunge dettagli importanti: a Trieste si registrano i valori medi più alti, con oltre 33.000 euro per gli uomini e 23.572 euro per le donne, collocando l’area giuliana all’ottavo posto tra le province italiane per reddito complessivo medio femminile. A livello nazionale il divario rimane rilevante ma leggermente più contenuto: le donne dichiarano in media 9.071 euro in meno, una differenza percentuale pari a circa il 30,1%. Questi numeri costituiscono lo sfondo per comprendere come le dinamiche del mercato del lavoro e le scelte previdenziali si riflettano sui bilanci familiari.

Disparità tra categorie di contribuenti

Un’analisi per grandi categorie mostra che il gap non è uniforme. Tra i lavoratori dipendenti le donne rappresentano il 46,2% e dichiarano in media quasi 7.700 euro in meno rispetto agli uomini, corrispondente a una differenza percentuale del 26,8%. Tra i pensionati la situazione è ancora più marcata: le donne sono il 52,4% e il loro reddito medio risulta quasi 9.000 euro inferiore, pari a un calo del 32%. In termini di distribuzione complessiva, il 66,1% dei contribuenti dichiara meno di 29.000 euro; tra le donne questa quota raggiunge il 76,8%. Al contrario, sopra la soglia dei 50.000 euro tre contribuenti su quattro sono uomini, segnalando una concentrazione dei redditi più elevati al maschile.

Lavoratori dipendenti: dinamiche e cause

Nel gruppo dei dipendenti il gap salariale può dipendere da più fattori: contratti part-time, interruzioni per cura familiare, differente presenza in settori retributivamente più elevati. L’analisi Ires evidenzia come la componente femminile sia consistente ma spesso distribuita in posizioni o con modalità orarie che portano a remunerazioni inferiori. È utile ricordare che il termine retribuzione incorpora non solo lo stipendio base ma anche benefit e incentivi, elementi che possono ampliare il divario quando sono più diffusi tra i ruoli tipicamente maschili.

Pensionati: il gap si traduce in protezione sociale più debole

Le differenze osservate tra i pensionati sono in parte l’effetto di carriere discontinue e di contributi versati inferiori nel corso della vita lavorativa femminile. Questo si traduce in pensioni medie più basse e in una minore capacità di risparmio post-lavoro. Nel linguaggio previdenziale, la combinazione di retribuzioni inferiori e periodi contributivi ridotti produce un effetto cumulativo che riduce la durata e il valore della protezione sociale, con impatti sulla qualità della vita in età avanzata.

Previdenza complementare: crescita e segnali recenti

Un elemento che emerge dall’indagine è l’aumento dell’attenzione verso la previdenza complementare. Dal 2013 al 2026 il numero di persone che hanno effettuato versamenti portandoli in deduzione nella dichiarazione è più che raddoppiato, passando da 34.751 a 77.188. Anche il valore medio delle deduzioni è variato: 2.180 euro nel 2013, saliti a 2.348 euro nel 2026, per poi scendere a 2.275 euro nel 2026, leggermente al di sotto del dato nazionale pari a 2.281 euro. Questi numeri indicano una crescente consapevolezza ma anche fluttuazioni che meritano monitoraggio.

Implicazioni e possibili piste di intervento

I dati analizzati offrono una base solida per riflettere su politiche di contrasto al gender gap: misure per favorire la parità salariale, incentivi alla partecipazione femminile nei settori ad alto reddito, politiche di conciliazione lavoro-famiglia e iniziative per promuovere la contribuzione pensionistica femminile. Monitorare la diffusione della previdenza complementare e sostenere strumenti che riducano la frammentazione delle carriere possono contribuire a ridurre le disuguaglianze nel medio termine, migliorando la stabilità economica delle donne in Fvg.

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